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Stamane alle 4.30 ero già sveglio. Avevo una strana agitazione…non quella di quand’ero bimbo e vivevo con ansia e attesa l’alba del giorno in cui avrei dovuto fare le cose importanti. Avevo l’agitazione della “maturità” che sa di stress e disillusione. Ieri sera sono venuto via alle 22.00 dal consiglio regionale…un consiglio che avrebbe dovuto finire 5 giorni fa. Alle 22.00 non ero sicuro nemmeno che stamane sarei potuto partire. Eppure durante le telefonate, ieri, mi sono premurato di tranquillizzare tutti, Daniele, Marco e Fumetti: “tranquilli! stasera finisce e domani si parte”. Alle 6.10 partenza da casa mia, via Lombardia 6 e direzione paso S. Pellegrino, comune di Moena (TN). Lì, dopo il caffè e lo strudel lasciamo l’opel Astra di Diego. Ulteriore tappa a Moena per prendere i Toscani e una cintura per i pantaloni (nella fretta me la sono dimenticata). Alle 12 circa siamo al passo delle Erbe, comune di Bressanone (Bz)…ma ci arriviamo non senza il trilling. A 3 km dal passo, una mandria ci si para innanzi e ci blocca la strada. 15 vacche che sembrano non avere fretta di lasciarci passare. Suoniamo il clacson, ma i bovini rumiano e non si spostano. Chiedo a Fumetti di prendere il volante della mia auto e io scendo per affrontare i bovini. I quadrupedi mi fissano strano…per forza, ho un maglioncino rosso! Allora prendo la rincorsa (in salita) con daniele e dopo un po’ di agitazione liberiamo la strada. Alle 12.30 siamo al passo delle Erbe. Pasta del pastore, slutzkrapfen (ravioni di spinaci al burro fuso), piatto di spek con rafano e cetriolo. Poco di tutto e tutto ottimo! Alle 14.00 attacchiamo la salita, giriamo attorno al sass de Putia e affrontiamo la forcella coi suoi primi 400 metri di dislivello. Risaliamo una gola stretta tra lerocce. Verso la cima, la fatica e il caldo si fanno sentire. Marco ieri è stato poco bene e oggi “batte in testa” e arranca un po’. Stringiamo i denti e a quota 2400, in forcella, la fatica passa d’incanto. Il panorama è straordinario. Le Odle sono bellissime e per la prima volta lungo il corso dlla giornata mi rendo conto veramente di essere lì, in mezzo ai monti delle Dolomiti, lontano dal caos della città, dai telefoni, da internet da coloro che abusano del mio tempo e della mia disponibilità. Questa è Pace vera. Dopo una brevissima pausa scendiamo rapidamente al rifugio Genova. che raggiungiamo alle 16.50. C’è un prato stupendo….birra, toscano extra - ecchio e un paio d’ore di sole. Mentre scrivo sono in una bella cameretta nella mansarda del Genova…salgono profumi di zuppe, di carne e crauti bolliti. Ho voglia solo di chiamare Giovanni e dirggli “sai che belle che sono queste montagne?”…spero un giorno di accompagnarlo a scoprire questo parte mervigliosa di mondo come fece con me nel 1985 don Giuseppe Polo. Ma ora è tempo di godersi la frugalità del pasto in rifugio, a tavola con chi non si conosce, ma che prima di sera ci apparir conosciuto da sempre. La notte ci ristorerà per le fatiche di domani.
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