Andrea Causin: Laicità, il mio modello e’ Livio Labor
admin settembre 22nd, 2009
intervista di Laura Organte ad Andrea Causin
Causin, lei viene definito un cattolico, come sta nel PD?
Bene. E’ finalmente la vicenda politica a cui mi sento di appartenere.
Ma non le fa problema la dimensione dell’identità?
Assolutamente no. Il PD è un partito plurale dal punto di vista delle culture e in questo rispecchia la società italiana, che è una società plurale. Io sono orgoglioso di essermi formato in una delle grandi organizzazioni del lavoro che fa riferimento al cattolicesimo sociale. So che questo bagaglio è importante per me e prezioso per il partito. Ma lungi da me pensare che intorno al cattolicesimo democratico, il cattolicesimo sociale, il pensiero socialista o altre opzioni del secolo scorso, si possa costruire l’identità di un partito moderno.
Dunque ha ragione chi sostiene che il PD non ha identità?
Assolutamente no. La nostra identita’ e’ quella democratica. L’identita’ moderna che raccoglie e innova le migliori tradizioni del riformismo italiano. Gli elettori hanno bisogno di riconoscersi in una visione, in una gerarchia di valori. Centro e sinistra sono luoghi ”freddi”. La nostra identita’ sta in parole come solidarieta’, lotta alle disuguaglianze, centralita’ della persona. Ma gli elettori vogliono di piu’. Vogliono dai politici anche un’assunzione di responsabilita’ . Vogliono una classe politica in grado di incarnare quei valori. Vogliono dare fiducia a chi dimostra coerenza nei propri comportamenti.
L’identità del PD si gioca sulla credibilita’ delle affermazioni che facciamo. Oggi è tempo di dire dei “no” con chiarezza e fare delle proposte altrettanto chiare. Dal campo della sicurezza, a quello dell’economia e del lavoro, al campo delicato della bioetica.
La bioetica appunto. Nelle mozioni si parla di laicità come metodo nuovo, che ne pensa?
La laicità non è semplicemente un metodo e non è un fatto nuovo nel nostro Paese. Se continuiamo a chiamarla metodo, rimaniamo nel campo della teoria. La laicità è una pratica a cui sono chiamati credenti e non credenti, la capacità di porsi di fronte a un problema nuovo, inedito, che ha implicazioni etiche e dare una risposta che rispetti la libertà individuale e il dovere, previsto dalla Costituzione, che ha la Repubblica di avere a cuore la vita e la salute dei cittadini Italiani.
In che senso non è un fatto nuovo?
Nel senso che il bipolarismo etico è un fatto recente e indecente. Il giudizio su una questione eticamente sensibile non può essere iscritto nello scehma centrosinistra – centrodestra. Il nostro Paese, se non avesse avuto laici e cattolici, capaci di entrare nel merito delle questioni, non avrebbe oggi la Carta Costituzionale che ha, che è la garanzia massima della laicità dello Stato. E se un uomo come Livio Labor, prima presidente per 10 anni delle ACLI e poi Senatore nelle file del PSI, non avesse fatto il realtore della legge 194, sull’interruzione di gravidanza, oggi non avremmo, una legge così moderna e avanzata e ci sarebbero ancora gli aborti clandestini, con le conseguenze che si possono immaginare.
Qualcuno, anche nel suo partito, ritiene che unioni civili, testamento biologico e questioni similari siano temi residuali che fanno perdere voti.
Chi pensa questo è uno sciocco. Quando c’è stata la vicenda di Eluana Englaro nel Paese c’è stata una grande partecipazione e lo sa perché?
Me lo dica lei
Perché ciascuno di noi potrebbe trovarsi in quella situazione. E ciascuno si è chiesto che cosa avrebbe scelto se fosse stato al posto di Eluana. Il vero problema è che in Italia questa scelta è negata. Se io mi trovassi i quelle condizioni vorrei aver dato disposizioni in precedenza. Non vorrei che questa responsabilità ricadesse su altri e un giudice o peggio un decreto legge potessero decidere per me in un senso o nell’altro. Il testamento biologico è una priorità. Ma lo sono anche le unioni civili, le applicazioni della scienza alla salute. Sono questioni che attengono sempre di più alla nostra vita.
E la Binetti?
Beh Paola ha il diritto di dire la sua, ma non può imporre al PD uno schema di gioco fuori dalla realtà che ci troviamo a dover affrontare. Il PD su alcuni temi ha la responsabilità di assumere delle decisoni. Se lei non se la sente, la posso comprendere.
Scuola e ora di religione, come la pensa?
Dico no all’ora di religione cattolica, dico si allo studio delle culture e delle religioni.
Abito in una regione dove su 565.000 studenti di tutti gli ordini e gradi ce ne sono ben 75.000 che vengono da 40 paesi dentro e fuori la UE.
Io non credo ai percorsi separati, Sono convinto che l’integrazione renderà più forti i nostri figli. Ma il processo va guidato. Lo studio delle culture delle religioni è importante perché consente di comprendere i legami sociali, le abitudini, i comportamenti e anche come si sono costituite le costituzioni. La mediazione culturale è la chiave per costruire una società dove sicurezza e integrazioni sono valori condivisi e coesistenti.
Un’ ultima domanda cattiva. Sull’aborto come la pensa veramente?
Le racconto una cosa personale. Nel 2003 mia moglie ed io attendevamo un bimbo. Poco prima di rimanere incinta aveva avuto la varicella. Il medico ci suggerì di interrompere la gravidanza, in quanto la viralità residua avrebbe potuto compromettere l’embrione.
Decidemmo insieme di continuare e dopo pochi giorni ci fu un aborto spontaneo. La natura fece il suo corso. Bene, se una coppia nelle stesse condizioni decidesse invece di interrompere la gravidanza, deve avere il diritto di farlo. Lo sa invece cosa mi scandalizza?
Dica.
Mi scandalizza la storia, vera, di quella ragazza che aveva un contratto a progetto. Una volta rimasta incinta il suo datore di lavoro le ha detto di decidere tra il figlio e lo stipendio. Quella ragazza è stata costretta a fare la scelta più tragica e a me è rimasta l’idea che un Paese che tutela le persone in base al contratto di lavoro con cui queste lavorano, e non per il fatto di essere persone, è un paese ancora incivile.
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