Archive for the 'Ciad - Africa' Category

Un mulino…..tradizionale

admin giugno 21st, 2010

il-mulinoL’occasione di avere trovato una foto che credevo di avre cancellato mi ha fatto venire in mente che poco più di un anno fa ho fatto l’esperienza meravigliosa di visitare il Ciad. Se si ha l’occasione di dormire nei villaggi nel sud del paese è molto facile essere svegliati dal TUM TUM…. che non è il tam tam. La prima volta che mi è capitato, ho cercato visivamente uno strumento musicale, una percussione. Invece è il mulino.

Un tronco cavo di legno duro all’interno del quale si pone un certo quantitativo di semi di miglio o di mais, che va percosso a lungo con due aste fatte di legno durissimo e pesante, fino a diventare farina.  Il movomento deve essere ritmato poichè i due legni non si devono mai incrociare.

Sembra facile. Ma è complicato tenere il ritmo e soprattutto quando ci sono i segni del primo sole diventa anche faticoso. Spesso sono le donne a fare il lavoro, a volte anche gli uomini. Bene! caro lettore del Blog…. se ti capita di trovarti in un villaggio africano ed essere svegliato dal TUM TUM, non c’è qualcuno che sta preparando il pentolone per cucinarti, ma semplicemente per onorare l’ospite le donne di casa macinano la farina per cucinare una straordinaria polenta di miglio da intingere nella salsa.

27 giugno - visita all’ospedale di bebeja

admin luglio 23rd, 2009

bebeja1Il risveglio alle 6.15 è accompagnato dalla sensazione di non aver mai dormito. Stavolta la colpa non è nè del caldo nè delle zanzare. Il beep - peep dei pipistrelli (che dicono essere grandi come polli) mi ha torturato per tutta la notte….dico “mi ha….” perchè l’altra parte della comitiva ha dormito in una parte della struttura della diocesi di Doba dove il rumore era meno intenso.
Alle 6.30 partecipiamo alla messa. In francese. La piccola comunità si raccoglie in una cappellina e le porte aperte lasciano scorrere il fresco della mattina del sud.
Durante la colazione programmiamo la giornata e quelle successive con Sylvestre, il vicario. Ci conferma la disponibilità di Edmond l’autista e fissiamo di raggiungere alle 9 l’ospedale di Bebeja.
L’ospedale è a circa 20 minuti da Doba.
E’ una struttura costituita da una decina di edifici bianchi, con il tetto di lamiera, che si sviluppano su un piano su un’area piuttosto grande, dove sorgono alcune piante di alto fusto che producono provvidenzialmente un po’ di ombra.
L’ospedale di Bebeja è l’unica struttura sanitaria, degna di essere chiamata con questo nome nel raggio di 300 chilometri.
Ci accoglie Joseph Mbaituoloum e ci abbracciamo forte. “Mbai” è il direttore sanitario e il chirurgo dell’ospedale. Ha studiato a Padova e parla bene l’Italiano e poi ha fatto la scelta di tornare nel suo paese. Insieme a lui operano altri due medici ciadiani, e spesso capitano altri medici specialisti per periodi ridotti di tempo.
Magdalene, una suora comboniana di Ibiza, di fatto dirige la parte organizzativa della struttura e cura direttamente il reparto maternità, insieme alle altre suore.
La mattinata è dedicata alla visita.
Ci si apre il cuore vedere che una parte dei materiali che abbiamo inviato sono già in funzione. Le lampade da visita, il letto da parto e gli ecografi. Ma ciò che ci tocca di più sono le storie dei neonati.
Una bimba che viene allattata con il ltte che abbiamo mandato noi. Ha 3 giorni di vita e la madre è morta durante il parto…e non si può non pensare che la vita è più forte della morte.
Ma anche due gemelli, piccolissimi. Anche loro allattati con il “nostro” latte.
Le altre apparecchiature, quelle non ancora installate, sono riposte ordinatamente in una grande stanza….possiamo dire: missione compiuta.
Durante la mattinata visitiamo i reparti. La chirurgia, con la sala operatoria. La diagnostica, con un rudimentale laboratorio di analisi, i “nostri ecografi” in funzione e un vecchio apparecchio per gli rx. La medicina, con il reparto per la tubercolosi e l’epatite. La farmacia fornita soprattutto di antibiotici e di retrovirali per l’Hiv (Sida….in francese).
Suo Fernanda, una suora padovana che avevo conosciuto nel viaggio di tre mesi fa, ci accoglie per il pranzo. Aperitivo con arachidi tostate e succo di anacardo fresco.
Durante il pranzo all’italiana entriamo nel merito delle problematiche della gestione dell’ospedale.
Nel 2008, compreso il costo del personale (80 persone), con soli 370.000 euro si è data risposta sanitaria con 700 interventi chirurgici e 15.000 ricoveri.
370.000 euro poco meno del costo lordo di 4 medici di base in italia.
La visita è l’occasione per fare il punto sulle esigenze dell’ospedale e per rinnovare alcune necessità e richieste. Decidiamo di lasciare a Magdalene 2.000 euro per il funzionamento dell’ospedale e alcune borse con vestiti e occhiali per presbiopia.
Nel tardo pomeriggio visitiamo la scuola elementare dove i “nostri” banchi fanno bella vista.
Non ci sono li allievi. Sono in vacanza.
Infine Sylvestre ci porta a visitare il centro - agricolo sperimentale statale di Bebeja.
Ci accoglie il responsabile e l’unica cosa che appare in buono stato è un chiosco dove si prodigano ad offrirci una birra gelata. Per il resto il posto non mi pare un granchè. All’uuniversità ho fatto agraria. Non mi sono occupato in vita mia di agricoltura….ma accademicamente parlando un po’ ne so. Mi accorgo che il “responsabile”…nominato dal governo….mentre ci fa visitare il centro, dice un po’ di imprecisioni.
Ad un certo punto mi viene voglia di divertirmi un po’…..accarezzo una pianta di mais e gli chiedo “cos’è questa?”….il tipo si gratta la testa e mi dice “sorgo….penso”.
la situazione è comica ma è un po’ meno ilare la situazione nelle campagne. Un terreno fertilissimo che viene conltivato con agricoltura primaria e che rende il 10% di quanto dovrebbe.
Nel tardo pomeriggio mi prende la dissenteria. Sento di avere un po’ di febbre. Cerco di bere e prendo del dissenten.
Io, Ruggero e Alberto siamo tre ex allievi salesiani e al nostro ritorno visitiamo l’oratorio della diocesi e il padre salesiano don Alcide. Ci racconta con entusiasmo del lavoro che sta facendo con i ragazzi e ci invita in casa salesiana per la sera, dopo cena.
La cena a Doba è una occasione ulteriore per affrontare i temi dell’ospedale con Silvestre e Mbaitouloum. La cucina italiana si sposa perfettamente con il vino francese che ci viene offerto, ma il mio stato di salute mi fa propendere per l’acqua e il riso in bianco.
Don Alcide mantiene la promessa e dopo cena passa a prenderci con la vecchia toyota con stampato sulla fiancata il faccione di Don Bosco, per portarci in parrocchia.
E’ un dopo cena insolito….vino bianco francese, prosciutto di s. daniele al coltello e formaggio prodotto dalle suore di Sahr….ma soprattutto padre Chopin di 70 anni, un salesiano francese inizia ad allietarci con la chitarra e delle canzoni francesi. Ottengo di accordargli lo strumento, ma la maggiore armonia, non lenisce la febbre e il malessere che non mi fanno apprezzare a pieno la situazione.
Ad un cerco punto i miei compagni si accorgono della situazione e riusciamo a congedarci.
Credo di non aver mai deiderato come in quel frangente un letto dove stendermi….
Il fresco della sera di Doba e la stanchezza soverchiano il beep - beep dei pipistretti e il sonno ristoratore mi regala un risveglio senza febbre e con una dissenteria molto attenuata.

26 giugno: da Ndjamena a Doba

admin luglio 13th, 2009

Afa, zanzare e il latrato continuo dei randagi fanno da cornice all’alba di Ndjamena. Un’alba a 38 gradi. Oggi la giornata è decisiva. Abbiamo pochi giorni a dosposizione e dobbiamo pianificare il viaggio. Per ora non abbiamo i passaporti, sono presso il ministero degli esteri in attesa del rilascio del visto di cortesia.

ndjamena-streets

Nella sala colazione del Centre Kabalaye regna l’incertezza. Sia sulla marmellata dal colore e dall’odore inaffidabile, sia sul reperimento dei nostri passaporti. La mia telefonata ad Ermanna non risolve l’enigma dei tempi. Considerato che per andare a Doba sono circa 450 chilometri, se non avremo i passaporti entro le 12.00 ci toccherà perdere una giornata.

Siamo nervosi ed è nervoso anche Edmond, l’autista. Si vede che vuole tornare a casa entro sera. Ruggero e Alberto fanno “l’africano” e fino alle 10 gli unici movimenti che producono sono quelli del tragitto tra l’ombra dell’alebero e l’erogatore dell’acqua. Io e Alessandra per ingannare il tempo attraversiamo la chiesa….in un atmosfera “strana”. Un cane dorme tra le panche in legno. In un angolo una madre riposa all’ombra con due bimbi e una donna si impegna in un dialogo serrato ad alta voce, da sola davanti al Santissimo. O Dio è paziente o la donna è pazza….

La breve esplorazione fuori le mura del Centre Kabalaye ci convince di tentare le vie della capitale in cerca di una ricarica della mia scheda telefonica Ciadiana. Come 4 esploratori giriamo un paio di isolati e capitiamo in una strada principale (nella foto). Ci muoviamo lentamente, quasi con delicatezza e attenzione. Dopo qualche centinaio di metri, camminando sotto un sole che spacca le pietre e scatenando i “Nassara, nassara” dei bambini (Bianchi, Bianchi!), individuo un bugigattolo con scritto “Zain”…li si può effettuare la ricarica.

Ci accoglie un giovane con la tunica bianca, come quella che di solito portano i musulmani. Con il mio francese maccheronico riesco a farmi fare la ricarica di 10.000 franchi. Il ragazzo è simpatico e accetta di farsi fotografare con noi. Facciamo le foto di rito e usciamo….e in quel frangente ci accosta una macchina. E’ la console che ci rimprovera…stavamo andando a zonzo senza documenti. Rimediamo così un passaggio al Kabalaye dove ci consegna i passaporti “vistati”. A questo punto metto la mano in tasca per prendere il telefono e chiamare Edmond, per organizzare la partenza. Brivido freddo! Non ho ne il mio palmare, ne il cellulare di Alessandra dove avevo messo la scheda del Ciad. Nella concitazione delle foto e delle chiacchere con l’uomo della ricarica, i telefoni li abbiamo lasciati lì.

Non ci resta che tentare di ritornare sul posto….anche se è passata mezz’ora.

Lì ci accoglie con un sorriso il ragazzo di prima, sudato…perchè aveva rincorso il pick up per darci i due apparecchi. Gli offro del denaro che lui rifiuta categoricamente. Lo ringraziamo, soprattutto perchè questa è una prova stupenda di quanta onestà ci possa essere pure in condizioni di povertà estrema.

A questo punto non ci resta che partire per Doba. Edmond è contrariato perchè Ermanna gli “suggerisce” di fare tappa a metà strada per passare la notte. Caricate le valige nel cassone, saliamo sulla Toyota in 6. Ci stringiamo. Prima di partire ci sono due incombenze. Devo consegnare un libro a Benedetta, una ragazza di Mira che lavora come medico all’ospedale Buon Samaritano a Walya e poi dobbiamo pranzare. Benedetta è molto sorpresa della coincidenza. Li conosciamo altri Italiani e ci ripromettiamo di tornare prima di lasciare il Ciad, per incontrare Padre Gherardi, il gesuita che ha fondato l’ospedale. Alberto nel farttempo regala un buon quantitativo di occhiali per la presbiopia e vestiti per bambini.

Consumato un pranzo rapido partiamo poco dopo mezzogiorno con il sol leone.

Edmond continua ad essere taciturno e nervoso. La strada è dritta e infinita. possono passare anche 45 minuti prima che ci sia una lieve curva, o si incroci un altro veicolo. L’unica variante sono le capre e i cammelli che spesso attraversano la carreggiata che è asfaltata abbastanza bene. Ogni tanto da una rapida osservazione si nota che man mano che ci spostiamo a sud, cominciano a comparire delle chiazze d’erba nella savana e qualche arbusto in più. Già a Bongor, 200 chilometri a sud della capitale il panorama è diverso e anche la temperatura è migliore. Più bassa di oltre 10 gradi. Qui ci fermiamo a salutare padre Marco, direttore della Radio Terre Nouvelle….2 minuti. Edmond ha lo “spino nel culo” come si dice dalle mie parti. Abbiamo solo il tempo per concordare che ci vedremo con calma da lì a 4 giorni.

Alla ripartenza da Bongor decido di parlare a Edmond. Sono le 16. Di questa carriera saremo a Doba prima delle 19.00. Gli dico che può procedere a destinazione senza soste intermedie. Edmond obietta che la console ha detto che doveva fermarsi per il pernotto a metà percorso….che non era autorizzato. Me la smena per qualche minuto, poi mi girano gli spiego secco che il capo, il più alto in grado sono io. Comando quindi si va a Doba diretti. Edmond si illumina in un sorriso a 56 denti e stretti come sardine arriviamo a Doba poco prima delle 19.00.

Il centro di accoglienza della Diocesi di Doba è molto bello. La temperatura è primaverile e non c’è umidità. Il verde delle piante circonda le strutture della diocesi…piante dove il Beep - beep dei pipistrelli (grandi come polli) ci disturberà tutte le notti.

Sylvestre, il vicario (vice - vescovo) ci accoglie calorosamente. Una cena ristoratrice, con Mbaytouloum, il medico direttore di Bebeja e altri missionari ci ricompensa delle fariche del viaggio….La polenta di miglio (bull), e la cucina italiana accompagnano un dialogo che ci consente di programmare i giorni successivi.

Di nuovo a Ndjamena

admin luglio 12th, 2009

C’è un detto in veneto che recita più o meno “se vuoi camapare fino a 100 anni fatti gli affari tuoi”. Spero non sia vero, altrimenti ho certamente passato di ben d’onde la metà del cammin di nostra vita.

centre-kabalaye

Se oggi, 25 giugno 2009 sono di nuovo a Ndjamena, la capitale del Ciad (al 170 posto dei 177 apesi del mondo) è perchè gli affari miei non me li so fare. E sembra che nel farmi gli “affari altrui” sono sempre piuttosto convincente. Ruggero, Alessandra e Alberto mi hanno seguito in questa impresa.

42 gradi alle 12.30. Ci accoglie quella che Alberto definisce una delle più brutte capitali del mondo. Abbiamo sorvolato deserto, deserto… e ancora deserto e siamo atterrati in una capitale in mezzo al deserto. Un carnaio di paglia e fango che porta i segni di 100 rivoluzioni di cui si perde la memoria e se ne perdono le ragioni.

Il C13oJ dell’aeronautica militare ci ha preceduto di 7 giorni con i 30 europallet di materiale sanitario. Stavolta all’aeroporto c’è la console Ermanna Favaretto che ci attende. L’accoglienza è “liscia”. Ritrovo subito Karmel e gli altri amici che non rivedo da tre mesi. Mi sento a casa e non vedo l’ora d’infilarmi una camicia “afro”.

Sbrighiamo rapidamente le faccende burocratiche e con due auto pick up raggiungiamo il Centre kabalaye, il centro di accoglienza della diocesi di Ndjamena. Le camere sono confortevoli. Le suore giapponesi hanno un eogatore di acqua fresca e tutto ciò rende meno brusco l’impatto con quella che scherzosamente con Alberto continuiamo a definire la più brutta capitale del mondo.

Nel pomeriggio ci raggiunge il fido Edmond, l’autista del vescovo di Doba, che è a nostra disposizione.

sistemate un po’ di questioni burocratiche decidiamo di cenare a Walya, nella periferia di Ndjamena a casa di Karmel. Io lì ci ho vissuto per una settimana ma per i miei compagni di viaggio si vede….è un impatto. Walya è un girone infernale, ma i bimbi sono degli angeli. La cena è una festa. I bambini in ciad sono stupendi, educati, socievoli…..

Come sempre accade si vole fare tutto e subito, così immancabilmente la serata finisce da “tantine Annie” nella periferia opposta di Ndjamena, un bar sulla strada dove possiamo bere un po’ di birra ghiacciata con dei manghi. Nelle narici sento l’odore di sabbia e benzina che caratterizza la notte di Ndjamena. Mi sento a casa e anche i miei amici iniziano a omprendere questa città…..cominciano a comprendere questa gente.

Una nuova avventura in Ciad con TERRE NOVE Onlus

admin giugno 24th, 2009

Nel Blog non ne ho parlato molto. Forse per scaramanzia o per il pudore che non è solo una cosa “mia”. Il viaggio di marzo, di cui per scelta ho pubblicato poco (è mia intenzione a breve pubblicare il diario completo) mi ha portato ad assumere alcuni impegni.

partenza1

Con alcuni amici abbiamo fondato l’associazione TERRE NOVE Onlus. E ci siamo assunti il compito di sostenere alcune realtà in Ciad. In questi mesi abbiamo recuperato una ingente quanità di materiale sanitario attraverso la legge regionae 41 del 2003 e attraverso il sostegno di Maniverso Onlus.

Così il 18 giugno dalla bse militare di Pisa è partito un ERCULES C130J dell’aeronautica militare con 30 Europallet di materiale. 1 mammografo, 2 incubatrici, 2 ecografi, 2 elettrobisturi, ventilatori polmonari, monitor per le funzioni vitali, gastroscopi e colonscopi. Un apparecchio per emodialisi e parecchi elettrocardiografi e defibrillatori. Parecchi letti e arredi ospedalieri. 2 classi complete di banchi e sedie. 300 kg di latte neonatale in polvere e una serie lunga di farmaci e materiale sanitario.

Ciò è stato possibile attraverso il parteariato con la Regione del Veneto e il Comune di Martellago. Il materiale è stato destinato alla diocesi comboniana di Doba (Mons Michele Russo) e ai padri saveriani di Bongor.

Domani, insieme a Ruggero, Alessandra e Albertino partirò alle 19 alla volta di Ndjamena. In Ciad ci aspettano molti appuntameti e ritroverò molti amici. Oggi però voglio ringraziare tutti quelli che ci hanno dato una mano fino ad ora. In modo particolare Laura, che è stata precisa e preziosa. Daniele, Alessandra, Ruggero, Lucio, Valerio e Loretta, Nani, Fabio, Ermanna, Karmel…. le imprese che ci hanno sostenuto. Una nota di merito ai responsabili della logistica della Zanardo Logistica…per la pazienza dimostrata. La 46 brigata dell’aeronautica militare di Pisa…..e tutti coloro che oggi dimentico e che si sono dedicati a questa impresa.

Un piccolo impegno per noi significa davvero molto per la gente di uno dei paesi più poveri del mondo.

Dal blog al diario …. al blog

admin aprile 9th, 2009

263Ci vuole un po’ ad abituarsi alla penna. Quando all’alba del 18 marzo ho iniziato a scrivere il mio diario d’Africa, la prima cosa che mi è stata evidente era la grafia incerta. Se una persona per anni digita su di una tastiera, non è automatico iniziare a scrivere. Magari senza un tavolo, con la sfera della penna che si blocca per la sabbia, con la luce elettrica dl generatore che s’interrompe bruscamente. La stessa sensazione che provo ora nel ritornare a prendere in mano il mio PC e nel tentare di riprendere il filo incerto e fragile di questo Blog.

Avrei voglia di raccontare un sacco di cose.

Ma l’emozione è ancora troppo forte e ho bisogno di tempo per rielaborare una esperienza che mi ha toccato l’anima nel profondo. Mentre scrivo queste poche righe penso ai volti, ai luoghi e alle situazione. A una scommessa che ho vinto con me stesso, nel buttare all’aria le mie “categorie europee” e accettare di vivere l’Africa, Le Tchad come un Tchadien.

Ho lasciato spazio alla curiosità, alla fiducia, all’accoglienza.

Ho rinunciato al giudizio, al pregiudizio e al confronto. Oggi torno alla mia vita, ai miei affetti, ai miei impegni. Non è facile perchè l’ntensità di quanto ho vissuto comporta il dolore forte e lacerante del distacco. Ma mi sento più ricco e soprattutto ho maturato un grande rispetto e una grande ammirazione per un popolo ed un luogo di cui, come la maggior parte degli Europei, fino a ieri ignoravo l’esistenza.

I 19 giorni della mia permanenza in Tchad sono vergati in un diario e ci vorrà del tempo per riprendere in mano un materiale sia documentale che fotografico “raro” proprio per l’unicità del viaggio che ho fatto nel cuore delle situazioni e della gente.

Ma le Tchad ha il dovere di essere raccontato…. e prima o poi lo farò.

meno 2 alla pertenza per il Ciad

admin marzo 15th, 2009

ciadafricaHo lasciato trascorere una settimana senza scrivere, quasi per scaramanzia. Ma ogni mattina, quando mi sveglio, penso che si avvicina sempre di più il momento della partenza. In questa settimana i contatti frequenti con Ermanna e con alcuni missionari laici che hanno frequentato spesso il Ciad, mi hanno fatto sentire meno grande questa impresa. I giorni sono strascorsi proficui. Il lariam non mi ha debilitato più di molto e le notizie positive sul fronte del viaggio ci sono state. Prima il visto (che ritirerò all’aeroporto di ‘Ndjamena), poi i biglietti aerei, e poi la ceck - list, ovvero la lista delle cose utili che si è progressivamente riempita.

Nel frattempo si sono moltiplicate le persone che mi hanno chiesto di visitare, chi un ospedale, chi una missione. Non so davvero se ce la farò a fare tutto quello che mi viene richiesto… ma lascerò, come da sempre sono abituato, che le cose accadano. Mi lascierò “vivere” dagli eventi e cerchero di VEDERE ciò che OSSERVO, come mi ha scritto un amico su Facebook.

Sono convinto che sia davvero un grande privilegio vedere l’Africa con gli occhi degli Africani, e poterla raccontare a una parte del mondo che troppo spesso si dimentica che l’Africa esiste. Sento, in questo senso, una grande responsabilità, di sostenere, promuovere e soprattutto raccontare, quello che sul Ciad non ho trovato sui giornali, nelle televisioni e in internet…. come tanti altri cooperatori, volontari, appassionati al “continente dimenticato” hanno già fatto in questi anni.

Insomma ci siamo. Lo zaino è pronto. 15 chili in tutto….abbigliamento molto leggero per 21 giorni e l’essenziale per vivere. Borraccia, materassino, sacco lenzuolo, torcia - dinamo, scarpe da trecking…comode e usate…. un po’ di medicinali. Poi un paio di libri: Dostoievskj, Delitto e Castigo e il corso di navigazione e patente nautica oltre le 12 miglia. Un blocco per gli appunti. Un telefono low - cost e 2 cappelli, a tesa larga e frontino. La macchina fotografica, unoco vezzo. Una Olympus nuova….reflex digitale per fare vedere agli altri quello che i miei occhi vedranno.

Per la prima volta dopo tantissimi anni vivo l’esperienza di andarmene per un po’ con la prospettiva di ridurre dreasticamente i miei canali relazionali. Niente sms, stop alle telefonate, niente e - mail, zero facebook….. partire in questo modo, mi rendo conto è davvero partire. E’ proprio per questo che in questi giorni scopro la voclia e il gusto di “salutare” le persone a cui voglio bene.

Ieri sono passato dai “miei” e ho mostrato loro dove vado in un vecchio atralante mondiale “De Agostini” anno 1979. Sul Ciad solo poche righe. Giunta militare…capitale ‘Ndjamena (allora 170.000 abitanti)…agricoltura, allevamento, di religione munslmani e animisti. Nella enciclopedia “Universo” che qualcuno forse della mia età ricorda, aggiornata nel 1956 la capitale si chiama Fort Lamy (ma è la stessa) e conta 80.000 abitanti. Mi ha sconvolto la descrizione della popolzone “evoluta e di origine e influenza islamica al nord….al sud si trovano popolazione negridi primitive, di etnia sudane se o camerunense, di culto animista….tali popolazioni di negri, hanno usanze primitive e retrograde….”. E poi ci si chiede perchè la gente cresce con i pregiudizi.

Insomma, oramai si parte. Domani arriva karmel da Trento, staremo insieme la sera e ci godremo l’ultima aria frizzante e fredda di marzo prima di partire verso casa sua. Spero di poter in qualche modo aggiornare ancora questo diario…

mancano 9 giorni alla partenza e devo fare la ceck - list

admin marzo 8th, 2009

torcia-dinamoE’ domenica 8 marzo. Mi separano oramai davvero pochi giorni alla partenza. Questo è stato un week end complicato, passato tra impegni e imprevisti che poco mi hanno permesso di concentrarmi sul viaggio. Impegni di lavoro e imprevisti legati alla salute di persone che mi sono vicine.

Ma almeno un fronte va bene. Il Lariam non mi da problemi, almeno per ora. Ho assunto la compressa per la prima volta venerdì mattina e a a parte una intensa e vivida attività onirica e oggi un po’ di stanchezza, non si sono manifetati quegli orribili effetti collaterali che si leggono nei blog dei viaggiatori.

Più passano i giorni più mi rendo conto che sarà necessario stilare una ceck - list degli oggetti e di ciò che sarà essenziale alla “sopravvivenza” dei 21 giorni di permanenza in Ciad. Ho iniziato a pensarci in questi giorni…. in un contesto un po’ singolare: Cortina - meeting dei giovani imprenditori.

Ironia della sorte. Devo pensare a come cavarmela in un contesto di economia primaria, fatta di agricoltura, allevamento e caccia e devo iniziare a farlo in un luogo dove si sta discutendo di un tema che per noi occidentali oggi è molto delicato: ragioni, entità e d esiti della crisi economico - finanziaria globale.

Venendo al dunque….la parte medica è pressochè completa.  Antibiotici vari per infezioni sia intestinali che da ferite da taglio. Compresse di amuchina da sciogliere nell’acqua per disinfettarla. Tachipirina e antidolorifici generici. la parte logistica è un po’ indietro. Ho optato per lo zaino, quello che uso per fare le “altevie”. E’ molto pretico e sufficientemente capiente. Per quanto riguarda il mezzo di comunicazione ho optato per un telefono. Un gsm Nokia (meno di 50 euro) molto leggero e semplice che doterò di scheda ciadiana all’arrivo e che utilizzerò se e laddove ci sarà “campo”. Poi sto iniziando a ipotizzare alcuni oggetti “utili”. Un piccolo materassino gonfiabile dove stendere il “sacco lenzuolo”, un contenitore per l’acqua, delle posate (che credo non mi serviranno visto che gli usi sembrano essere altri). Una zanzariera da campeggio….e chicca fra le chicche una Torcia con la dinamo. Una manovella che ricarica le ricaricabili e ugni 2,5 minuti di “manovella” ricarica 1 minuto di conversazione con il cellulare. Pe quanto riguarda il vestiario, ovviamente mi sto orientando sull’essenziale. Maglie leggere e chiare. Qualcuna  a maniche lunghe. Da domani inizierò a scrivere… la ceck list.

Ho fatto le vaccinazioni…ma con 96 euro e 50 quante vite si salverebbero?

admin marzo 5th, 2009

darfurMentre giravo a zonzo per l’ospedale di Dolo, e cercavo sotto la pioggia senza ombrello l’ufficio per l’igiene pubblica, mi chiedevo se in Ciad il senso di smarrimento sarebbe stato lo stesso. Bagnato fradicio e con dieci minuti di ritardo mi hanno accolto un giovane medico e una gentil infermiera. Il medico si è premurato di illustrarmi nei dettagli le vaccinazioni che mi avrebbe fatto e poi una serie di norme igienico sanitarie di base. Sia per quanto riguarda la qualità dell’acqua sia per quanto riguarda la qualità del cibo.

Alla fine il medico ha optato per quattro vaccinazioni. Meningite, poichè il sud del Ciad è a rischio, si sono verificati negli ultimi anni molti focolai. La febbre gialla, che è una vaccinazion obbligatoria. L’epatite A e l’antitetanica. Quattro piccole iniezioni, due sul braccio destro e due sul braccio sinistro. Poi abbiamo parlato a lungo della possibilità di scegliere tra il “Larim” e il “malarone”. Il primo è un medicinale molto forte, mutuato, che si prende una volta alla settimana in compressa, ma che sembra avere un elevata probabilità di effetti collaterali. Il secondo è costoso. Oltre 50 euro per scatola da 12 compresse, da prendere una volta al giorno, ma è testato e non ha effetti collaterali. Avrò un paio di giorni per decidere e ci penserò.

Oggi mi sento abbastanza bene e a parte un po’ di sudorazione elevata e di battito accelerato sembra che le vaccinazioni non mi abbiano sconvolto. Nei prossimi giorni mi hanno detto che potrebbe verificarsi uno stato febbrile per effetto del vaccino contro la febbre gialla…ma per ora sto bene.

Oggi molti mi hanno chiamato per segnalarmi l’allarme per la situazione che sta precipitando in Sudan, per la richiesta di carcerazione da parte della corte internazionale dell’Aja del presidente Bashir. Il Sudan confina a Nord e ad Est con il Ciad. Le notizie che ho acquisito da fonte diretta mi hanno tranquillizzato. Il precipitare della situazione in Sudan non dovrebbe destabilizzare in alcun modo il Ciad. Potrebbe tuttavia esserci un aggravarsi della situazione umanitaria già difficile per l’incremento dei profughi del Darfur. Il fatto che noi saremo nel Sud Ovest ci consente di essere ragionevolmente sereni anche se quanto sta accadendo mi inquieta davvero molto ed è impossibile che il pensiero in queste ore non vada a quei popoli senza pace.

Alla fine della mattinata sono passato all’ufficio cassa. Per le 4 vaccinazioni e il consulto ho speso 96 euro e 5o e ho pensato per un attimo che ci vorrebbe davvero poco per salvare migliaia di vite. Pochi euro per 4 vaccini che forse costano infinitamente meno di quanto li ho pagati io; pochi euro per salvare la vita di quei bambini e di quelle persone che ogni anno vengono decimate da malattie banali, che in Europa sono debellate da decine di anni.

primo pensiero per il Ciad: le vaccinazioni

admin marzo 3rd, 2009

vaccinazioneMi sono rassegnato. Non trovo notizie ufficiali su Internet riguardo al Ciad. provo e riprovo di Google. Mi vengono fuori le notizie degli scontri nella capitale a Febbraio 2008 (14 mesi fa!). E allora non mi resta nulla di meglio da fare che concentrarmi sui preparativi.

Venerdì ho chiamato l’ufficio igiene di Dolo che mi ha dato una serie di appuntamenti per le vaccinazioni obbligatorie e mi hanno messo in panico con una richiesta: quella di recuperare i libretti delle mie vaccinazioni da quando sono nato ad oggi.

Panico, panico. Ho avuto subito un pensiero cattivo….a casa sicuramente non ho nulla e i miei genitori….sicuarmente da quando mi sono sposato hanno buttato via tutto. D’altra parte che senso ha conservare roba di trent’anni fa? Sono entrato nell’idea di dare delega ai miei di richiedere all’ULSS 12 e all’ULSS 13 (poichè mi sono trasfertito di azienda sanitaria nel 1978) i “miei” documenti.

Invece colpo di scena! Nella consueta telefonata della sera ai miei genitori ho scoperto che avevano trovato tutto, compreso il libretto sanitario del militare. l’unica cosa che non si trova e che mi eviterebbe il vaccino per l’epatite, è la cartella clinica dei miei 20 giorni di isolamento nel reparto malattie infettive, che feci all’Umberto Primo all’età di quattro anni e mezzo per un epatite contratta alla scuola materna. Alla scuola materna privata (non faccio il nome ma chi è di Mestre potrà risalire) più in voga allora…. roba che se succede oggi pianti una causa che non finisce più. Allora invece l’importante era guarire e ceh tutto andasse bene…e francamente allora erano tempi migliori. La gente era più serena, c’erano meno avvocati e ci si accontentava con poco, quel poco che bastava per essere più felici.

Niente causa, niente risarcimento milionario. 2 prelievi di sangue al giorno e appena guarito di nuovo all’asilo. Con qualche - dicevano allora - microlesione permanente al fegato che curo a modo mio: con abbondanti libagioni. Soprattutto con l’immunità a vita all’epatite. Con un piccolo piccolo problema. Nessuno si ricorda se è la A, la B o la C. Così la gentil infermiera…. a scanso di equivoci mi inoculerà di nuovo il vaccino.

Alla faccia del tempo e del disordine che regna nella tenuta dei miei documento personali, che si restringe - come dice mia moglie - a quelli che tengo io, e del tempo ho scoperto un po’ di cose su di me. Che ho il gruppo sanguigno AB+…. scrivetevelo bene…. casomai ne dovessi avere bisogno A, B, + (si legge “più”). Che ho fatto il ciclo completo del “Sabin” (che non so cosa sia). nel 74 e nell’80 l’antivaiolosa. Tra il 73 e il 74 tre andifteriche e poi tra il 78 e l’84 altre tre antifteriche e antitettaniche. Poi non mi hanno bucato fino al 1995, quando a cagione di cartolina azzurra che prevedeva la chiamata alla leva obbligatoria in pochi mesi ho fatto 3 “tetatox”, una “neotyf” e una “menpovax”…. perchè C.C.S. a militare non significa solo “compagnia comando e servizi” ma spesso e volentieri, a partire dai nomi significa “complicazione cose semplici”.

A leggere tutta questa trafila sembra che me ne abbiano buttata dentro di roba. Tuttavia la signorina gentile dell’ufficio igene dovrà fare un “cielo, cielo…manca…cielo” per capire quali coperture dare ad un fisico di occidentale corpulento  che potrebbe essere steso da un virus, da un batterio, da una mosca o una zanzara. E pensare che le due battute più ricorrenti sono “Ocio la leòn” ….ma anche “non troverai mica Veltroni in Africa!?”

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