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La corruzione e la degenerazione nelle istituzioni non sono episodi incidentali

admin settembre 21st, 2011

tangenti1Probabilmente una parola di verità su Silvio Berlusconi la disse l’ex moglie, che ebbe il coraggio di affermare pubblicamente “è malato…..” nel momento in cui stavano emergendo pubblicamente alcuni dettagli della vita privata del Premier.

Non entro nel merito dell’opportunità della pubblicazione di intercettazioni che sembrano, per lo meno a me, non avere grande rilevanza penale. Tuttavia, anche nelle ultime vicende che lo riguardano, emerge un quadro poco consono alla responsabilità che ricopre come Presidente del Consiglio, e credo incompatibile con la gravità della fase che il nostro paese sta vivendo.

Mai come in questo momento però le vicende di Berlusconi sono state lo specchio di un sistema, come si evince dalla cronaca, dove la corruzione, la raccomandazione, la prostituzione, il malaffare sono divenute pratiche diffuse e sostanzialmente accettate come normali all’interno del circuito istituzionale.

E mai come in questo momento è stata evidente la trasversalità del malaffare che permea le istituzioni italiane.

Fiumi di denaro, favori, appalti truccati, e quanto altro sta emergendo giorno dopo giorno dalle inchieste di quelle procure che sfuggono alle pressioni del bavaglio di questo o di quel partito, allo scopo di difendere l’uno o l’altro leader, o le cordate economiche di riferimento.

Ne emerge un quadro inquietante dove appare abbastanza evidente che merito, professionalità, competenza, onestà, passione civile, non soltanto non contano nulla ma addirittura diventano un ostacolo.

Non si tratta di episodi incidentali, di cose piccole.

Basta pensare la vicenda di Penati a Milano, dove la Provincia ha fatto a realizzare al privato 179 milioni di euro di plusvalenza, ricomprando ad un prezzo astronomico le azioni che solo poco tempo prima aveva venduto al gruppo Gavio. 179 milioni di euro non sono poca cosa.

Per non parlare dell’on. Papa, o della sfrontatezza con cui un altro parlamentare con una richiesta d’arresto in corso, ha svuotato con tutta calma le cassette di sicurezza di cui era intestatario.

Pochi lo ricordano, ma nei primi anni novanta, morirono delle persone perché si utilizzò il carcere duro soltanto per il sospetto che fosse stato commesso un reato. Penso a Moroni, Cagliari e a tanti altri. persone a cui venne forse troppo facilmente tolta la libertà e la dignità.

Se c’è una cosa di cui mi pento, nel percorso politico che ho fatto, è quella di avere tratto in quegli anni un giudizio sprezzate, approssimativo e sommario su persone che oggi sembrano dei giganti, se confrontati ai protagonisti della vita politica attuale.

E’ proprio perché riconosco un mio errore che oggi sono profondamente garantista.

Tuttavia oggi, sull’altare del garantismo, si celebra l’impunità, l’indecenza, l’omertà, il silenzio di chi sfrontatamente si fa beffa della cosa pubblica e usa il denaro dei cittadini per favorire se stesso, e gli amici e anche gli amici degli amici, nel momento in cui il nostro Paese si trova in difficoltà e avrebbe bisogno di rigore, dedizione e passione civile.

E’ chiaramente tempo di avviare un percorso di ricostruzione civile che passa necessariamente per una presa di distanza da chi si è reso protagonista di quello che appare sempre più un vero e proprio sistema che rischia di appesantire e compromettere la qualità della vita democratica del Paese.


I TITOLI DI CODA DEL BERLUSCONISMO

admin maggio 30th, 2011

the-endIl risultato elettorale delle amministrative rappresenta la vera grande novità dello scenario politico italiano. Berlusconi non aveva mai perso, nemmeno quando era stato sconfitto.

Ha stravinto le elezioni politiche del 1994.

Nel 1996 le ha perse in modo “tecnico” ovvero pur non ottenendo la maggioranza dei seggi, aveva raccolto più voti del centro sinistra, perché la Lega aveva corso da sola.

Cosa che non accadde nel 2001, quando grazie all’accordo con Bossi, riuscì a conquistare una buona maggioranza alla Camera e al Senato, e a governare stabilmente per 5 anni.

Berlusconi non fu sconfitto nemmeno il 10 aprile del 2006, quando tutti gli osservatori attribuivano una facile vittoria alla coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi.

Quella notte solo 24.000 voti su 38 milioni di votanti, e 3 seggi nelle circoscrizioni estere, determinarono la maggioranza (esigua) del centro sinistra alla Camera e Senato, ma confermarono ancora una volta il legame tra una parte del Paese e Silvio Berlusconi.

Legame che segnò la “facile” vittoria del 2008, determinata anche dal disastroso epilogo della eterogenea coalizione che sosteneva il fragilissimo governo Prodi.

La sconfitta di Milano e Napoli, il crollo del centro destra in tanti comuni e province, il calo dei consensi del Pdl, la creatura che Berlusconi aveva fatto nascere dal predellino della sua automobile, la paura della Lega di essere trascinata a fondo….rappresentano la prima e vera sconfitta di Berlusconi.

Negli ultimi due anni Berlusconi aveva dimostrato di essere capace di sopravvivere a tutto, anche quando molti lo davano per finito.

Da dicembre ad oggi è riuscito a sventare la caduta del Governo nonostante la perdita di un pezzo importante della propria maggioranza (Fini).

Ha tirato dritto di fronte all’acuirsi delle grane processuali, non più confinate ai reati amministrativi legati alla conduzione delle proprie aziende, ma inerenti sempre più alla propria condotta personale.

Ha resistito all’assalto mediatico legato agli scandali che lo hanno coinvolto direttamente e alle disavventure giudiziarie di autorevoli esponenti della maggioranza e del suo partito.

Ha resistito a tutto questo perché era forte e sicuro del proprio consenso personale

Tuttavia è di tutta evidenza che in questi mesi gli è venuta meno la fiducia di quella parte del Paese, che è una parte sana, che storicamente aveva deciso di farsi rappresentare da lui, ed è chiaro che questo rappresenta un atto definitivo con cui il Paese dovrà fare i conti.

Siamo oramai ai titoli di coda.

La televendita è finita non perché c’è una reale alternativa di governo rappresentata da un centro sinistra che è sempre di più sinistra, bensì perché la gente non è più interessata a “comprare” il sogno che Berlusconi, vero inventore della democrazia televisiva in Italia, ha cercato per l’ennesima volta ostinatamente di vendere.

La gente oggi ha bisogno di realtà e non di sogni e slogan.

Un Paese che dopo vent’anni si scopre stanco, più povero, con meno prospettive, vuole che la politica ritorni nuovamente ad occuparsi della modernizzazione della pubblica amministrazione, del lavoro, del sostegno al sistema d’impresa, del futuro delle giovani generazioni.

Berlusconi è stato sconfitto da se stesso, e non da un’alternativa politica che ha avanzato delle proposte per il Paese.

C’è bisogno, dopo una guerra civile a bassa intensità, di aprire una fase di ricostruzione civica, che passa necessariamente attraverso un nuovo modo di concepire la politica e la missione della stessa e attraverso un nuovo soggetto politico capace di affrontare con decisione i cambiamenti di cui il paese ha bisogno per rimanere al passo degli altri paesi Europei.

una riflessione sul PAT di Martellago

admin febbraio 3rd, 2011

urbanistica1Personalmente non ho seguito la genesi del PAT di Martellago.

Un po’ per stile personale, un po’ perché la predisposizione dello strumento urbanistico attiene all’amministrazione comunale, ho acquisito le linee guida del PAT solo qualche settimana fa. Tuttavia poiché a Martellago ci sono cresciuto e ci abito e dal momento che si è aperto un dibattito circa il futuro della mia città, ritengo doveroso esprimere la mia opinione.

Il PAT di Martellago, come del resto quello degli altri 580 comuni del Veneto, è nato su un presupposto sbagliato.

Il Piano Regionale di Sviluppo (PRS), approvato dal Consiglio Regionale del Veneto nel marzo del 2007 pochi mesi prima dell’inizio della crisi economica, tracciava scenari entusiasmati rispetto alla crescita demografica e allo sviluppo economico.

Il Veneto nel 2007 contava circa 4.800.000 abitanti e circa 950.000 attività economiche.

La previsione demografica ed economica del PRS era basata sull’incremento della presenza di migranti e su un trend economico di crescita, che ha caratterizzato il Veneto negli ultimi 20 anni.

Per tale ragione, probabilmente, le amministrazioni comunali hanno adottato degli strumenti di pianificazione urbanistica estensivi, che prevedono un forte aumento di unità immobiliari destinate alla residenza e alle attività economiche.

Se oggi si prende visione del PAT di Martellago, anche con uno sguardo non – competente come il mio, non si può non evidenziare che tutto ciò che non è vincolato, di fatto diventa potenzialmente trasformabile (edificabile). Secondo un’ipotesi di incremento abitativo da 20 mila a 23 mila e cinquecento abitanti circa.

Si tratta di speculazione edilizia, come qualcuno vuole insinuare? No. Anche perché con le condizioni attuali di mercato, non c’è alcuna speculazione da fare. Il fatto che Zuaner non dia corso all’edificazione, pur avendo le licenze edilizie in mano, delle torri sull’area dell’ex Umberto I a Mestre la dice lunga. Il mercato interviene prima delle regole della politica, e pur estendendo all’inverosimile la superficie edificabile, se non c’è richiesta abitativa, non c’è chi costruisce e i terreni non si valorizzano. E questo momento di mercato non consente di speculare.

Tuttavia una domanda sorge spontanea.

Il saldo demografico (al netto degli immigrati, che rischiano di diminuire per effetto della crisi economica) della provincia di Venezia è negativo. In provincia di Venezia gli abitanti passano da 745.000 del 2007 a 743.000 del 2009 (- 2000).

Le imprese che hanno cessato l’attività per effetto della crisi economica, a seguito di chiusure e aggregazioni sono più di quelle che hanno aperto.

Inoltre, secondo l’ANCE (Associazioni Nazionale Costruttori), gli immobili residenziali finiti e invenduti in provincia di Venezia sono 7000 e sono ben 2000 le unità non residenziali (artigianali, commerciali, industriali. Senza contare le licenze edilizie rilasciate dal 2008 a oggi, alle quali non si è dato corso.

Allora viene spontanea una domanda. Se calano gli abitanti in provincia di Venezia, se l’economia rallenta, che senso ha prevedere un incremento (come emerso da fonti giornalistiche) di circa 130 mila metri cubi non residenziali e di circa 250 mila metri cubi residenziali?

L’elaborazione del PAT determina le linee guida di sviluppo di una comunità.

Non è improbabile che Martellago possa rappresentare una potenzialità attrattiva, a patto che emergano con forza dal PAT gli elementi qualificanti, sul piano della qualità della vita, dell’identità della nostra comunità e della qualità degli interventi.

Piuttosto di fare una guerra di religione per vincolare il campo da Golf di Ca della Nave, sarebbe opportuno determinare la qualità di un intervento, che magari possa avere qualche ricaduta economica e professionale per Martellago, nell’ambito turistico ricettivo.

Piuttosto che denunciare la massiccia presenza di infrastrutture (che già ci sono  non si possono cancellare), bisognerebbe individuare le aree verdi da conservare e valorizzare, battersi in modo autentico per la soluzione della Super Castellana, spostare le attività produttive nei pressi del futuro casello, riconvertendo le aree artigianali attraverso gli strumenti del credito edilizio.

Bisognerebbe dire con chiarezza, non solo che va affrontata la riqualificazione del centro di Martellago, ma anche dire come verrà fatta. Magari individuando gli strumenti di riqualificazione urbanistica che consentano di rinnovare il parco immobiliare costruito negli anni 60, a Martellago, Maerne e Olmo, al fine di produrre una offerta abitativa moderna e di qualità.

Bisognerebbe sviluppare in modo forte il tema dell’identità storica, che a Martellago è legata all’acqua (il Marzenego, il Dese, e i numerosi mulini lungo i corsi d’acqua) e la valorizzazione del paesaggio rurale.

Mi sono permesso di inserirmi in questo dibattito perché dal PAT, dipenderà se Martellago diventerà un elemento come altri della priferia urbana di Mestre, il cui confine naturale oggi è il Passante, oppure saprà vivere di una propria soggettività, esprimere una identità forte, e diventare un luogo attrattivo e bello dove abitare.

Io mi auguro che ci sia la forza e la volontà di innovare e di scegliere la seconda strada, anche se dalla prima stesura questo slancio non emerge.

 

 

 

 

LA DOPPIA MORALE E I SERVI DEL PADRONE

admin novembre 4th, 2010

berlusconiPersonalmente ritengo che sarebbe preferibile battere Berlusconi alle urne.

Mettere in campo un progetto di Paese capace diverso, moderno capace di competere sul piano dei valori e dell’economia con le grandi democrazie europee.

Mi piacerebbe che ci fosse una classe dirigente credibile, capace di marcare la differenza con chi oggi manca di coraggio, non prende l’iniziativa, guida il paese nel baratro o assiste al disastro con il senso tattico e l’istinto di sopravvivenza che potrebbe transitarlo indenne alla terza repubblica.

Tuttavia esistono un paio di questioni ineludibili che riguardano il Premier e la sua corte, di cortigiani, di ex cortigiani e cortigiani di ritorno.

La prima.

Può esistere, ed essere tollerabile, una dissociazione tra la morale pubblica e la morale privata, di una persona che riveste un ruolo di responsabilità apicale, come quello di Presidente del Consiglio?

E’ ammissibile che il presidente in carica, alle 23 e 30 telefoni alla Questura di Milano, per perorare la causa di una diciassettenne in stato di fermo per furto, e ne chieda l’affido immediato ad un consigliere regionale (che non ha particolari prerogative per ottenerlo)?

Se anche non vi fosse nulla di penalmente rilevante come ha evidenziato la Procura di Milano, credo che quantomeno sia vergognosamente inopportuno.

E quantomeno viene da chiedersi su quante altre questioni importanti della vita dello Stato, Silvio Berlusconi metta in campo questo “modus agendi”.

La seconda.

C’è bisogno in tutta evidenza di ridare credibilità alle istituzioni.

Ed è lecito chiedersi che cosa sarebbe accaduto se alle 23 e 30 il Premier invece di avere trovato dei “servi del padrone”, timorosi dell’autorità politica, o speranzosi di promozioni poi regolarmente arrivate, avesse trovato dei servitori dello stato.

Non eroi, ma dei semplici servitori dello stato.

Che invece di affrettare le pratiche di rilascio, avessero rigorosamente applicato la procedura, di identificazione della fanciulla e di affidamento ad una comunità protetta.

Servi del Padrone come il drappello di cortigiani che continua a tenere il respiratore ad un Governo che non c’è più e a tenere politicamente in vita un Premier che in qualsiasi altra democrazia moderna e matura, sarebbe da tempo già uscito di scena.

Se ne sarebbe uscito perché è intollerabile che le vicende imbarazzanti di una persona gettino nell’imbarazzo un Paese intero di fronte alla comunità internazionale.

In un Paese che ha normalizzato la doppia morale e che premia i servi del padrone, servirebbe uno scatto di orgoglio, di dignità e di coraggio.

La dignità di un Premier imbarazzato e imbarazzante che potrebbe fare un buon gesto di uscire di scena.

L’orgoglio di chi, parlamentari, senatori, uomini delle istituzioni, dovrebbe dare un segnale di smarcamento dalla “padronanza” di Berlusconi, staccare la spina a chi sta accompagnando il Paese nel baratro della recessione e del debito pubblico

Il coraggio di chi come Fini, dopo aver creato il “mostro”, dovrebbe pensare meno a lucrare sulla fine della fase di cui è stato protagonista, e assumersi la responsabilità positiva di porre fine ad una stagione cupa del nostro Paese.

E’ chiedere troppo?

IL BUCO DELLA SANITA’ VENENTA

admin ottobre 4th, 2010

Un miliardo di euro.

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Questa è la cifra di cui hanno parlato i giornali in questi giorni e che rappresenterebbe l’entità del disavanzo della Sanità Veneta.Una cifra inquietante sia per la dimensione, sia perché nessuno, né in sede tecnica né in sede politica, è in grado di accertarla in tempi brevi. Nessuno, né in Commissione Sanità, né in Giunta è stato in grado di dire se le cifre in questione siano corrispondenti al vero.Io mi chiedo come sia possibile che la Regione del Veneto, che a detta di Galan prima e di Zaia, è la prima regione d’Italia per efficienza della pubblica amministrazione, non sia in grado di offrire un dato quantitativo vero sulla spesa del comparto sanitario.  Mi chiedo come sia possibile, dopo che Giunta Regionale, Commissione Sanità e Consiglio, in tutti questi anni, hanno predisposto strumenti di controllo sia qualitativo che quantitativo, non sappiano dire una parola di certezza su quanto contestato dagli approfondimenti giornalistici di questi giorni.Lo scarico delle responsabilità tra Galan e Zaia è vergognoso. In primo luogo perché Luca Zaia è stato il fedele vice governatore di Giancarlo Galan per buona parte della scorsa legislatura, e chi sta in tale ruolo non può fingere di non sapere. Inoltre gli ultimi 4 assessori alla sanità (Tosi, Martini, Sandri….e ora Coletto) sono tutti espressione della Lega Nord, quel partito che ha fatto della questione morale e dell’efficienza della pubblica amministrazione le proprie bandiere.Il presidente Zaia che ha avuto il coraggio di annunciare la sua intenzione di “illuminare la stanza buia della sanità veneta”, dimenticando di aver contribuito ad oscurarla, insieme agli assessori del suo partito che negli ultimi cinque anni hanno stabilmente occupato quella stanza, ora deve dare una spiegazione ai cittadini del Veneto.La salute delle persone è un bene troppo prezioso per diventare materia si speculazione, o peggio di mala gestione, ed è necessario che si faccia immediatamente chiarezza rispetto alle USLL impenetrabili e intoccabili, come quelle di Verona o di Venezia, che sembrano presentare disavanzi dell’ordine delle centinaia di milioni di euro.Credo che la destra Veneta, che verde, nera o blu è sempre destra, non si possa più esimere dall’accertamento delle responsabilità, che se venissero confermati i dati emersi in questo giorni, sarebbero rilevanti sia sul piano politico che economico.Quanto è accaduto è frutto della scelta razionale di Galan e di Zaia di non avvalersi della programmazione e di non adottare un piano socio sanitario che offrisse la prospettiva del contenimento della spesa sanitaria congiuntamente al mantenimento della qualità della sanità, in una regione dove l’invecchiamento della popolazione porta all’incremento della domanda. Mi rendo conto che a Galan prima e a Zaia oggi, può essere sembrato più comodo nominare direttori generali e dirigenti “amici” come è nelle facoltà della politica, a volte anche medici amici. E magari, visti i risultati, sembra che il requisito dell’amicizia, o della tessera di partito, abbia contato di più della preparazione e della competenza.Tuttavia oggi è necessario mettere mano presto alla sanità veneta e invertire la rotta. I cittadini devono sapere e devono o poter contare su strutture moderne e medici capaci, in grado di prevenire e curare efficacemente. Con la salute non si scherza.

LEGA NORD: dal cappio in mano…al cappio al collo

admin ottobre 4th, 2010

cappio-in-parlamentoVe lo ricordate Luca Leoni Orsenigo?

Io sicuramente si. Avevo poco più di venti anni e assistevo alla fine della Prima Repubblica attraverso le cronache giudiziarie di cui erano ben forniti i TG.

Il 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo, Deputato della Repubblica Italiana della Lega Nord sventolò nell’aula di Montecitorio un cappio, nell’esplicito riferimento alla necessità di fare pulizia di una classe politica corrotta che aveva indebitato il paese oltre misura.

Da allora di Luca Leoni Orsenigo si sono perse le tracce, ma l’icona del Leghista corpulento che agita il cappio per le impiccagioni in parlamento, nell’immaginario collettivo, richiama al fatto che. la Lega Nord ha costruito sul tema della moralizzazione del Paese una parte della propria credibilità

Personalmente sono un garantista di ritorno, soprattutto dopo che rileggendo la vicenda delle migliaia di inquisiti di Tangentopoli ho scoperto che la maggior parte degli stessi sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Tuttavia questo non mi esime dal notare la contraddizione che esiste oggi nella Lega Nord, partito che oramai gestisce una buona parte delle amministrazioni del Veneto e del Nord del Paese.

Una contraddizione che emerge dai fatti di cronaca giudiziaria che riguardano la Lega negli.

Negli ultimi tempi, gli episodi iniziano ad essere notevoli, al punto da creare imbarazzo anche nei vertici di quel partito che aveva fatto della questione morale uno dei punti di forza e di credibilità rispetto all’elettorato.

La notizia più recente riguarda l’arresto dell’assessore leghista di San Michele, colto in flagranza di reato mentre intascava una mazzetta di 15 mila euro.

Ma prima c’era stato il caso del senatore della Lega Alberto Filippi, di Vicenza, che è accusato di avere un ruolo nella maxi evasione scoperta ad Arzignano, nel settore della concerie.

A Verona, Gianluigi Soardi sindaco leghista di Sommacampagna, nel suo ruolo di presidente dell’azienda del trasporto pubblico Atv, si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria ha sequestrato, nei suoi uffici documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate.

Camillo Gambin, esponente della Lega Nord ad Albaredo d’Adige è stato messo agli arresti domiciliari, poiché gli sono stati imputati falsi permessi di soggiorno agli immigrati in cambio di denaro.

L’assessore alla Sicirezza del comune di Barbarano Vicentino, Alessandro Costa, è stato indagato per sfruttamento della prostituzione. In Friuli Venezia Giulia, il Leghista Eduard Ballaman si è dovuto dimettere da presidente del consiglio regionale per aver utilizzato in modo improprio l’auto blu per circa 28 mila euro.

Tralasciando le note vicende che riguardano i rapporti tra il faccendiere – banchiere Fiorani e la Lega Nord, se si ha la pazienza di cercare in Internet attraverso le cronache dei giornali, i casi di malaffare che riguardano il partito di Bossi, si assume progressivamente la consapevolezza che non si tratta di fatti isolati.

 

Chissà che direbbe Luca Leoni Orsenigo, espulso dalla Lega Nord, a vedere tanti suoi ex compagni di partito con il cappio al collo, invece che con il cappio in mano.

“Con la massima fiducia nella magistratura”, come si usa dire, ma qualche riflessione sulla qualità e sulla moralità nella gestione della cosa pubblica da parte di alcuni esponenti della Lega, oggi credo sia lecito farla.

La politica è anzitutto arte

admin marzo 26th, 2010

don_tonino_bello2La politica è anzitutto arte.

Il che significa che chi la pratica deve essere un artista.

Un uomo di genio. Una persona di fantasia. Disposta sempre meno alle costrizioni della logica di partito e sempre più all’invenzione creativa che gli viene richiesta dall’irripetibilità della persona.

Arte cioè programma, progetto, apprendimento, tirocinio, studio. È un delitto lasciare la politica agli avventurieri. È un sacrilegio relegarla nelle mani di incompetenti che non studiano le leggi, che non vanno in fondo ai problemi, che snobbano le fatiche metodologiche della ricerca e magari pensano di salvarsi con il buon cuore senza adoperare il buon cervello.

È un tradimento pensare che l’istinto possa supplire la tecnica e che il carisma possa soppiantare le regole interne din un mestiere complesso.

Tonino Bello, Riflessione sulla spiritualità per i politici, 1985

Alla fine di un lungo viaggio…c’è sempre un viaggio da ricominciare

admin ottobre 26th, 2009

“Alla fine di un lungo viaggio…c’è sempre un viaggio da ricominciare”.

Ieri sera si è concluso il congresso del PD. Per me è stato un tempo totalizzante. Ho accettato la sfida di presentarmi agli elettori del PD del Veneto con un programma di riforme per la Regione. Una Regione pervasa da un sentimento diffuso di paura per il rischio di declino economico e sociale.

Sono stati 120 giorni impegnativi. Migliaia di chilometri.

Ho incontrato donne e uomini straordinari. Un partito in salute, una comunità di persone che hanno voglia di scommettere in un futuro capace di tenere insieme lo sviluppo con la solidarietà. Due valori irrinunciabili che sono il segno della nostra terra.

Ho visto la coesione delle nostre comunità, ma anche i segni della crisi. Entrando nelle fabbrice, parlando con gli artigiani, transitando nelle cooperative che si occupano di assistenza, oppure i comitati che tengono alta la voce sul rischio di lacerazione dei nostri territori.

L’esito del congresso regionale offre delle indicazioni precise sulla volontà degli elettori e anche la conferma di un partito aperto in cui nessuna mozione supera il 50%.  Tra qualche giorno ci sarà l’assemblea regionale. L’impegno mio e di altri sarà quello di rispettare prima di tutto l’indicazione di 200.000 elettori di centrosinistra: costruire un partito forte e unito.

E’ necessario utilizzare questi giorni per capitalizzare i contenuti dei programmi e non perdere l’opportunità di mettere in campo un gruppo dirigente nuovo, fresco e motivato, capace di mettere in campo pensieri e parole nuove, capaci dare ragione a un numero sempre maggiore di elettori di riconoscere positivamente la proposta politica e culturale del PD.

Infine che dire…..”GRAZIE” a tutte le persone che mi hanno sostenuto, un grazie non formale nella consapevolezza che è molto più quello che ho ricevuto di quello che ho dato. E alla fine di un viaggio…..quando si è pronti di ricominciarne un altro….è bello sentirsi sereni e migliori di quando si è partiti.

Il PD….un grande partito fatto di uomini e donne

admin settembre 16th, 2009

L’aggiornamento di www.fullio.it procede a rilento. D’altra parte in questi giorni sono pochissimi gli istanti in cui riesco a trovare un PC con un collegamento. L’auto macina chilometri e gli incontri si susseguono, sia la mattina che il pomeriggio….poi la sera i dibattiti.

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In questi giorno sto riflettendo sul fatto che, comunque potrà andare, sarà una esperienza straordinaria. Sto incontrando un sacco di persone che si impegnano, iscritti e simpatizzanti. Che organizzano le feste, la vita nei circoli, che vogliono discutere dei temi del Paese e della Regione.

E’ una carica di umanità incredibile. Molte persone non vengono ne dalla Margherita nè dai DS…. sono enrati nel PD per fare il PD, perchè l’hanno riconosciuto come un luogo inredibile dove impegnarsi, dove condividere un’idea. Molti sono entrati con le primarie e oggi la nostra responsabilità è quella di non deludere la disponibilità, la generosittà delle donne e degli uomini del PD.

Il volantino della Lega Nord a Mirano (Ve): qualcuno chieda scusa

admin agosto 28th, 2009

vlegaDa cittadino del miranese sono incredulo. I quotidiani veneti e nazionali riportano oggi la notizia di un “manifesto” che la Lega Nord di Mirano ha caricato sulla propria pagina di facebook. Il volantino recita: “immigrati clandestini. torturali! è legittima difesa” ….sono incredulo e attonito perchè queste affermazioni sono oltre ogni limite.

Non si capisce chi sia l’autore…. i dirigenti della lega locale non se ne prendono la paternità. parlano di sabotaggio, scherzo, di autori ignoti. Gli esponenti regionali e nazionali del carroccio…. minimizzano…. come hanno sempre minimizzato su altri temi. Qualcuno imbarazzato sommessamente prende le distanze.

Ma il punto è un altro. Che gli autori siano leghisti o che siano sabotatori, appare inquietante che se queste affermazino non fossero vere (prodotte da esponenti della lega) sarebbero del tutto vero - simili, perchè sulla scia di tantissime altre dichiarazioni che si sono sentite in questi mesi. Una volta si serebbe parlato di “cattivi maestri”….. ma è certo che a forza di istillare la cultura dell’odio e della paura, qualcuno si mette a odiare davvero. c’è sempre il “minus habens” che ci cade.

Il tema della sicurezza è un tema serio e nessuno rifiuta un confronto politico sul tema dell’immigrazione, e delle regole, compresa la spinosa questione dei clandestini. ma un conto è l’attuazione dei provvedimenti, un’altro è una campagna d’odio che va oltre il valore della vita e dei diritti umani fondamentali.

Ci sono sicuramente dei presupposti di reato nella frase contenuta nel volantino. I responsabili devono essere individuati e puniti. Ma meglio sarebbe, lo dico da miranese che non si sente rappresentato da quelle frasi e con la conoscenza di un territorio che non ha nulla a che vedere con la cultura dell’odio, che i responsabili o il responsabile (leghisti o non leghisti) dicessero. “siamo stati noi, abbiamo fatto una fesseria immensa, e chiediamo scusa….alla città di Mirano e ai miranesi”.

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