Archive for the 'attività politica' Category

Un “brend” per il 25 ottobre

admin agosto 9th, 2009

logo_venetoAnche se sono le 23.34 e sono in vacanza ho voglia di lavorare alla sfida del 25 ottobre. E’ un buon segno, non la sto vivendo come un peso, ma come una occasione straordinaria di dire qualcosa di forte sulla nostra Regione, sul PD. Ho voluto fortemente personalizzare la linea di comunicazione, e ho chiesto a un amico di predisporre un “machio” sullo stile dell’Italia che viene usata per la campagna di Franceschini… ne è nato il Veneto stilizzato con i colori dell’Italia e del PD…. non male. Ho voluto segnare questa differenza perchè la mozione della mia candidatura è una mozione Veneta.

In queste ore inoltre sulla rete stanno accadendo molte cose.

La rete di “Semplicementi Democratici” sta facendo un lavoro straordinario. Grazie ad Arnaldo, Stefano, Alessandra ed altri amici è possibile trovare nella rete un sacco di materiale, filmati, foto, documenti e interventi….se non è democrazia questa! Comunque grazie….un grazie sincero e non scontato.

He he he…voglio anche riferire di una cosa simpatica…. Una delle cose che stanno accadendo in questa campagna del 25 ottobre è quella di caricaturare l’avversario. Ci sta, anche se per stile e convinzione io non lo farò. Ho stima di Bersani, di Rosanna e di Felice. Non ho motivo di farlo.

Nella mia “SLIMSTAT” ho visto a più riprese che qualcuno mette come chiave di ricerca “Andrea causin todem”…. forse per collocarmi forzosamente in una corrente del PD che ha fortemente marcato i temi eticamente sensibili…. forse per caricaturarmi come un cattolico bigotto. Ci sta…. peccato che la pesca risulterà inutile.

E’ vero che sono cattolico e battezzato e che non sono portato a trattare con leggerezza i temi che riguardano l’inizio e il fine vita. E’ vero anche che sono molto amico di Gigi Bobba, uno dei fondatori dei Teodem….lui era presidente delle ACLI mentre io ero presidente di gioventù aclista. Abbiamo lavorato insieme, ho grande stima di lui è una delle persone che mi ha formato. Tuttavia all’invito di aderire al movimento ho sempre gentilmente rifiutato… per sensibilità personale ritengo di essere più qualificato negli ambiti economici e sociali,. e così come molti altri aclisti in politica mi sono cimentato in ambiti diversi (mi piace ricordare che Rosati e Labor, ex presidenti delle ACLI….il primo è stato espulso dalla DC in quanto unico senatore ad aver votato contro i missili a Comiso, il secondo relatore della legge 194…).

Sul tema della laicità….non mi sottrarrò e sarà interessante scoprire come i cattolici possono cimentarsi in questo campo ben oltre il pregiudizio, poichè gli orientamenti personali e le scelte reggono anche su un piano in cui la laicità diventa un metodo e una granzia universale….

Un partito forte, per un Veneto forte

admin agosto 1st, 2009

Il fresco della sera in montagna mi ristora un po’.

E’ stata una giornata faticosa ma ricca di emozioni e di calore.

La prima giornata da “candidato alla segreteria regionale” del Partito Democratico del Veneto.

 

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Oggi, inseieme a Piero Fassino e a molti altri amici e amiche democratiche ho presentato le linee generali del documento programmatico che abbiamo scritto nei giorni scorsi. Un documento aperto – come ho detto oggi – nel quale sono sicuro si potranno riconoscere in molti, anche oltre lo schema delle mozioni nazionali.

 

Mi ha colpito la fiducia, quella degli amici di sempre, dei compagni di partito.

Mi ha soprattutto fatto piacere sentire la fiducia di persone che mi hanno visto e sentito per la prima volta, o che magari mi conoscevano solo nel blog o in Facebook.

Come le persone straordinarie della rete “semplicemente democratici” e i ragazzi e le ragazze dei giovani Democratici.

 

Oggi è iniziata una bella avventura.

Che parte simbolicamente da una sede di partito, ma che vuole e può arrivare in tutto il Veneto.

 

Per usare una metafora veneta del lavoro…. “abbiamo messo i ferri in acqua”.

Abbiamo cioè iniziato a costruire per il Partito Democratico e per la nostra regione, una prospettiva nuova, in cui le persone miglio, i migliori talenti saranno protagonisti del cambiamento.

 

Oggi abbiamo assunto anche alcune decisioni.

Ho candidato alla vice segreteria Daniela Sbrollini, una “ragazza” che ha 1 anno più di me, che è di Vicenza e che fa la parlamentare. Daniela è una persona solare e ha una competenza preziosa, poichè per molti anni ha lavorato all’ ANCI (l’associazione dei comuni).

 

Inoltre ho affidato a Valter Vanni il ruolo della mozione Franceschini in Veneto.

in queste settimane ho avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo. La sua grande conoscenza dei temi del Veneto e la dichiarata volontà di essere a servizio di una fase di rinnovamento, soprattutto nelle composizione delle liste, è una garanzia per tutti noi.

 

Stasera infine ho deciso di chiamare sia Rosanna che Felice.

Anche se in questo frangente sono “avversari”, sono due persone che per aspetti diversi stimo davvero molto.

Ci siamo fatti gli auguri e abbiamo convenuto useremo questo tempo per fare crescere il Partito Democratico.

la dimensione della politica non va mai scissa dalla dimensione umana dell’amicizia, del rispetto e della stima.

Ci si può e ci si deve confrontare duramente ma non ci si deve dimenticare che nello stesso partito, si è parte della stessa storia e si è responsabili nella costruzione dello stesso futuro.

 

 

 

 

Mi candido per la segreteria regionale del PD Veneto

admin agosto 1st, 2009

Care democratiche e cari democratici,

 

oggi alle 18.00 ho depositato a Padova,

presso la sede regionale del Partito, la mia candidatura alla segreteria Regionale del Partito Democratico del Veneto.

Moltissimi amici, militanti, amministratori e dirigenti del PD Veneto in questi giorni mi hanno chiesto la disponibilità ad affrontare questa sfida.

Donne e uomini che sono approdati nell’esperienza politica del Partito Democratico con percorsi e  storie diverse. Storie antiche e storie recenti.

Donne e uomini che hanno saputo ritrovarsi nel faticoso e necessario lavoro di confronto sui contenuti, nella visione di un partito che supera le vecchie appartenenze e si propone come unico e autentico soggetto riformista per il Paese e per il Veneto.

Donne e uomini che hanno saputo ritrovarsi in una candidatura, la mia.

Quella di un uomo che ha la sua storia.

Vivo questa richiesta con un duplice sentimento, di orgoglio e di responsabilità.

La responsabilità di chi è consapevole dei propri limiti e che sa che possono essere superati solo nella prospettiva di vivere questa esperienza nella piena condivisione e affidamento agli altri.

Una responsabilità che assumo mettendo a disposizione prima di tutto la mia vicenda umana.

Nella prospettiva di assumere un compito nuovo, penso al percorso che mi ha portato qui.

Penso alla famiglia in cui sono cresciuto, un ambiente dove ho imparato la dedizione al lavoro, il valore della lealtà, il rispetto per gli altri e l’attenzione ai più deboli.

Penso alla mia giovane famiglia, che condivide e sostiene il mio impegno e che vive un destino condiviso e la speranza con tantissime altre famiglie del Veneto.

Penso alla mia esperienza formativa, ai docenti e ai compagni di scuola che ancora oggi sono preziosi compagni di vita.

Penso agli anni passati in azienda, dove ho lavorato nel settore del credito alle imprese e deve ho conosciuto centinaia e centinaia di artigiani, imprenditori, commercianti che hanno fatto della propria vita l’arte di intraprendere.

Penso al mio impegno nelle ACLI, una grande organizzazione del lavoro dove mi hanno insegnato che “stare dalla parte della gente” non è un’idea astratta. Richiede passione, studio ma anche capacità di organizzare servizi e risposte concrete.

Penso soprattutto alla mia passione politica maturata, com’è  è accaduto per molti altri giovani della mia età, nei primi anni novanta. Gli anni di tangentopoli, delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio.

Gli anni in cui crollava il sistema dei partiti che avevano fatto crescere la nostra giovane e fragile democrazia. Gli anni in cui era più semplice rifugiarsi nel privato, negli affetti, nello studio, nella professione.

Oggi, con la stessa passione, accetto la sfida di candidarmi alla Segreteria Regionale del Partito Democratico, nella consapevolezza che il congresso è un tempo straordinario.

Un tempo in cui non ci sono nemici, ma semplicemente degli “avversari” che portano una sensibilità differente, una sensibilità indispensabile e preziosa per continuare a costruire questa straordinaria esperienza condivisa che è il Partito Democratico.

Facciamo in modo che questo sia un tempo fertile, un tempo in cui si possa parlare del Veneto e del suo cambiamento veloce e per certi versi drammatico, che la destra non è più in grado di interpretare, delle proposte e delle sfide che abbiamo davanti.

Facciamo in modo che il congresso sia il luogo dove decidiamo e ci attrezziamo ad assumere delle responsabilità di governo.

Desidero che anche per me questo diventi prezioso, un’occasione per conoscere e comprendere di più questa terra a cui sono indissolubilmente legato e per mettere insieme i migliori talenti che oggi sono dentro e fuori il Partito Democratico.

E’ un compito grande, che potrò affrontare solo con l’aiuto di tutti.  

Un percorso per il PD: a Nord Est

admin giugno 24th, 2009

nordestIl 9 maggio scorso, a poco più di un mese dalle elezioni politiche finiva l’esperienza del primo esecutivo del Partito Democratico di Walter Veltroni, di cui mi onoro di aver fatto parte. Parallelamente iniziava il declino della leadership di Valter a cui va imputato un solo torto. Quello di non avere avuto la capacità e il coraggio di continuare ad innovare e di aver ceduto alla volontà di restaurazione dei colonnelli e delle vecchie identità. Da allora è trascorso poco meno di un anno e la certezza di tenuta che ci affida il risultato delle elezioni europee, che ci vede comunque perdere oltre 4.000.000 di elettori e 7 punti percentuali, non può essere una consolazione.

Personalmente dal 9 maggio scorso ho scelto la strada della responsabilità.
Ho osservato in silenzio l’accumularsi di errori, nella consapevolezza che non poteva e non doveva essere sommata ulteriore conflittualità, per il bene del Partito Democratico. Ho scelto anche la strada della fiducia. Fiducia nei leader nazionali e fiducia nei leader locali. Ho scelto consapevolmente, non perchè non ci fossero le argomentazioni, di non imbracciare il bazooka e sparare contro il partito, anche se so che in termini di consenso interno questo è uno degli argomenti che paga di più. Come me, in questi mesi, hanno fatto in molti.
Non tanto perchè vogliamo bene al PD, quanto perchè vogliamo bene al nostro Paese. E un Paese che è governato, seppure attraverso l’espressione del consenso, da un presidente del consiglio che è sempre più impegnato nel contenimento delle proprie imbarazzanti vicende personali, ha bisogno di un partito di opposizione serio che possa spendersi su un periodo di medio e lungo termine al fine di proporsi come alternativa credibile di governo.

Il risultato a Nord Est e in particolar modo in Veneto non lascia spazio a dubbi di interpretazione.
Con Oltre 200.000 elettori persi in 11 mesi e il 7% in meno abbiamo conseguito un risultato del 20,14% che consegna alla Lega Nord il ruolo di partito “alternativo” ai 14 anni di regno di Galan e del Partito (polo) delle Libertà.
Con poche eccezioni il connubio Lega – PdL con l’appoggio di un UDC che dimostra di non avere alcuna intenzione di disarticolarsi dalla destra, ha consentito ai candidati della destra di vincere bene alcune amministrazioni e di strappare al PD comuni e province dove si era amministrato bene, come quelle di Venezia e di Belluno. Continua a Leggere »

Porto Marghera: è finito il tempo delle parole…servono fatti

admin maggio 21st, 2009

torciaUn paio di giorni fa, mentre la commissione lavoro del Consiglio Regionale del Veneto incontrava i lavoratori del Petrolchimico, molti dei quali in cassa integrazione da mesi, il presidente Galan si prodigava in dichiarazioni stampa sulla fine delle produzioni industriali chimiche.

Questo è l’ultimo atto grave del presidente della Giunta, che negli ultimi anni ha prima tenuto bloccate le autorizzazioni per la riconversione degli impianti di produzione del clorosoda e poi ha regolarmente sottratto l’esecutivo della regione dai compiti che venivano affidati dagli accordi di programma tra le parti economiche e sociali. Come pure la risoluzione del Consiglio Regionale del Veneto, che lo impegnava ad attivarsi a garantire l’operatività degli impianti chimici per almeno dieci anni a partire dal 2005.

Non si può accettare tanta superficialità di fronte a 5.500 addetti diretti e oltre 6.000 indiretti, tra i quali ci sono molte piccole imprese che sono impegnate nei servizi e nelle manutenzioni. Non ci si può permettere una così grande superficialità rispetto alla vicenda umana e professionali di oltre 10.000 persone e delle loro famiglie.

Oggi la situazione è davvero critica, non si possono fare infingimenti e le ragioni si possono cercare in tante direzioni. In un clima istituzionale non favorevole, fatto di autorizzazioni bloccate, di consultazioni popolari atte a costruire un consenso contro gli impianti chimici, di avventure azzardate, di vagonate di fondi europei spesi in attività non industriali, di silenzio assordante di chi rappresenta gli interessi economici.

La situazione è particolarmente critica perché la eventuale ricollocazione dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo non può avvenire in un contesto, come quello Veneziano, fortemente segnato dalla crisi economica, che ha colpito anche i settori della cantieristica, della meccanica e della logistica.

Il Consiglio Regionale del Veneto il 6 ottobre del 2005 ha votato praticamente all’unanimità una risoluzione che affermava da una parte la necessità di ribadire la vocazione economica e industriale dell’area di Porto Marghera e dall’altra la opportunità del mantenimento delle produzioni chimiche per il tempo necessario allo sviluppo di attività economiche alternative alla chimica, ma comunque capaci di dare un forte impulso all’economia e all’occupazione.

La risoluzione del 6 ottobre 2005 è divenuta carta straccia, come lo sono diventate le aspettative che i lavoratori e le comunità avevano riposto nei diversi successivi accordi di programma, siglati dalle istituzioni, dalle parti datoriali e da quelle sindacali.

Si è perso molto tempo e paradossalmente di tempo oramai non c’è n’è più.

Non si può chiedere la pace sociale e nel contempo pigliare a ceffoni 10.000 lavoratori e le loro famiglie.

Bisogna agire e bisogna farlo presto.

L’unica risposta possibile è legata al rilancio immediato della vocazione produttiva di Porto Marghera. Ma per farlo ci vogliono le condizioni istituzionali favorevoli che consentano di attrarre da subito gli investitori e denaro. Tanto denaro.

Lo Stato, lo faccia pure attraverso l’Eni, deve intervenire.

Si deve dare vita ad una sorta di nuova “488”, ovvero una legge speciale per affrontare la crisi di Porto Marghera che, come sono state affrontate altre crisi di settori che coinvolgevano migliaia di lavoratori, consenta ai produttori di trarre beneficio nella scelta di investire a Marghera.

Si sono trovati 4 miliardi di euro per “salvare” l’Alitalia, un’azienda di stato nella quale erano impiegati circa 20 mila lavoratori. Sono stati messi sul piatto oltre 2,5 miliardi di euro di incentivi per rilanciare il settore dell’auto.

Si devono trovare i soldi per affrontare la crisi di Porto Marghera non con gli ammortizzatori sociali, ma con la possibilità, almeno nello start – up, di favorire gli investimenti.

Solo così Porto Marghera potrà tornare ad essere un luogo di produzione di ricchezza e di lavoro.

Le vane promesse e chicchere su un futuro radioso non interessano né ai lavoratori né a gente come me che, con meno di 40 anni, sa che la qualità della vita è legata alla capacità del sistema economico di essere dinamico. Servono i fatti e lo Stato deve metterci i soldi.

L’homme Integre. Il nontro premier può rappresentare il Paese?

admin maggio 11th, 2009

sankara

L’accostamento è di quelli forti, me ne rendo conto.

Fare riferimento a Thomas Sankara per svolgere un paio di riflessioni rispetto al nostro attuale premier, potrebbe sembrare una forzatura e in qualche misura una mancanza di rispetto nei confronti della figura di Sankara.

Ma può essere utile a sviscerare il tema che è sul tavolo questi giorni, sotto strati e strati di gossip all’Italiana: l’integrità della persona è un elemento da cui si può prescindere, quando questa persona è chiamata a rappresentare un paese?

Sono voluto partire da Thonas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987 perché in tutta l’Africa è conosciuto come l’homme integre, l’uomo integro appunto. Sankara, proveniente dalla carriera militare e divenuto presidente giovanissimo, decise di cambiare volto a uno dei paesi più poveri dell’Africa. Lo fece sciegliendo la sobrietà, continuando a vivere in modo essenziale lui per primo, insieme agli esponenti del suo governo. Preferendo le campagne di vaccinazioni obbligatorie alla corsa agli armamenti. Privilegiando la costruzione di scuole e ospedali alla restituzione di un debito estero di cui né lui ne il suo popolo erano responsabili. Fino al 1987, anno in cui proprio per la sua intransigenza e integrità, pagò con la vita il fatto di aver pestato i piedi ai potenti del Burkina e dell’emisfero occidentale del pianeta.

Il nostro Premier non è certo un esempio di integrità.

Non lo dico io. Lo ha detto, anzi lo ha scritto, la donna che con lui ci ha fatto tre figli e ci ha vissuto per 30 anni. Il tema non è il suo divorzio, o la mediatizzazione del suo divorzio. Fatto inevitabile per persone che hanno un’immagine pubblica.

La questione, come ha sommessamente spiegato il direttore di Avvenire, è che la signora Lario ha gettato una ombra inquetante sull’integrità del marito adducendo delle motivazioni gravi e per giunta non smentite.

Ci si potrebbe chiedere che cosa c’è di nuovo in tutto questo?

Che cosa ci si poteva aspettare da una persona che è proprietaria di una azienda che occupa abusivamente una frequenza televisiva? Che cosa ci si poteva attendere da uno che ha palesemente e ripetutamente violato le normative fiscali italiane, corrompendo i giudici e costringendo il “suo” parlamento a fare una legge salva – premier?

Il punto è che a me, personalmente, resta un tarlo.

Uno che evade le tasse, che corrompe i giudici, che si fa beffa delle leggi dello stato e che utilizza il parlamento “pro domo sua”….che – come ha scritto la moglie – va con le minorenni….può degnamente ed efficacemente rappresentare il nostro Paese?

Il Paese è cambiato: torniamo a pensare

admin aprile 28th, 2009

Polemiche. 

Per associazione di idea la gente ci identifica con questa parola “polemica”. Ma non è colpa della gente. E’ colpa nostra.

 

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A volte mi viene un dubbio. Non è che la conflittualità, la disputa sui ruoli, sui nomi delle candidature sia un modo per colmare un vuoto di pensiero?

Ma com’è possibile che la sinistra – pardon – il centro sinistra che è stato da sempre la creme culturale del paese abbia esaurito le scorte?

Non so se ciò sia accaduto, se stia accadendo ma voglio fermarmi a due valutazioni.

La prima la traggo dal TG delle 20.30 del 25 aprile. Alla domanda del giornalista “cosa si festeggia il 25 aprile?” nessuno della decina di giovani, universitari intervistati ha saputo rispondere.

La seconda la traggo dai dati elettorali, non dai sondaggi. Ad Aprile dell’anno scorso il PD si è fermato al 33% e l’intero “centro sinistra” storico è rimasto ben lontano da quel 51% che gli consentirebbe di governare il Paese.

E’ davvero così complicato comprendere che il paese è cambiato? Non dico in meglio o in peggio….ma è cambiato, profondamente cambiato.

E’ un Paese che dimentica le ragioni del 25 aprile, ma dove la passione per l’impegno politico e per la democrazia ferve in tutto l’arco costituzionale. Basti vedere nei comuni il proliferare delle liste, che è proporzionalmente legato alla disponibilità della gente ad impegnarsi.

E’ un Paese dove i “reality” spopolano, quindi apparentemente egoista e disimpegnato, ma anche dove ci sono i record europei di volontariato, di associazionismo, e di tutto ciò che ha a che fare con la pratica della solidarietà.

E’ un paese che si sta apparentemente imbruttendo per la paura del diverso, ma che realizza nelle città e le province governate dai partiti di ispirazione, più o meno vagamente xenofoba, il migliore modello di integrazione.

E’ un Paese dove c’è la paura di perdere il lavoro o c’è il disagio di avercelo saltuario eppure il sindacato viene sempre meno riconosciuto nel suo ruolo di tutela e di promozione del lavoro, e tanto meno come soggetto capace di orientare una scelta politica.

Il Paese non sta impazzendo, è semplicemente cambiato.

Un dirigente del PD che sogna di ritornare ai fasti democristiani o alle glorie del pensiero socialista, è un dirigente con la testa all’indietro. Buono per la pensione anche se ha 20 anni.

Quei fasti e quelle glorie oggi sono buone solo per costruire un po’ di identità e di appartenenza, ammesso che per le nuove generazioni siano ancora occasione di identificazione.

E ammesso che l’identità possa rappresentare una risposta ai problemi reali del Paese.

Non è che i princìpi sono soprerati.

I valori della democrazia, della libertà, del lavoro, della solidarietà, dei diritti alla salute e all’istruzione, sono sempre attuali solo che necessitano di essere attualizzati.

E per attualizzare un valore bisogna tornare a pensare, a comprendere come sono cambiati gli uomini e le donne del nostro tempo, come sono cambiati i rapporti e le relazioni sociali.

Solo così riusciremo a dire concretamente alla gente, con la speranza di essere compresi, cosa vogliamo proporre per guidare il nostro Paese nei prossimi anni.

E’ un cammino lungo e tortuoso, e per certi versi anche doloroso poiché ci viene richiesto di rinunciare alle nostre categorie interpretative. Ma credo che non ci sia alternativa a provare a farlo.

Noi non torniamo indietro

admin febbraio 19th, 2009

Ho firmato molto volentieri l’appello predisposto e lanciato da Federica Mogherini, che vi invito a firmare a vostra volta.

Il Partito Democratico e’ nato per cambiare l’Italia. Non è solo, né innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro paese nella contemporaneità, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilità sociale, trasparenza ed equità in un paese che appare invece sempre più bloccato, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato. Quella missione di cambiamento è oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente. E’ un progetto culturale prima ancora che politico. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo puntato con fermezza sul futuro. Sarà un lavoro lungo, che avrà bisogno di energia, senso di responsabilità e spirito di squadra. Noi siamo pronti a continuare a lavorare per realizzarlo. 


Federica Mogherini 
Francesco Boccia 
Stefano Bonaccini 
Andrea Causin 
Paola De Micheli 
Dario Ginefra 
Sandro Gozi 
Alessandro Maran 
Maurizio Martina 
Margherita Mastromauro 
Alessia Mosca 
Fausto Recchia 
Matteo Renzi 
Matteo Ricci 
Ettore Rosato 
Ivan Scalfarotto 
Luca Sofri 
Valentino Valentini 
Per adesioni: nontorniamoindietro@gmail.com

Le prospettive del PD: il dovere civile di continuare l’esperienza

admin febbraio 18th, 2009

logo1Non voglio commentare le dimissioni di Veltroni.

Come ho avuto modo di scrivergli in una lettere riservata - personale (che lui ha fatto leggere a molti) datata 9 maggio 2008, a seguito della sua scelta di azzerare l’esecutivo nazionale, scelta appresa per altro da un trafiletto sul Corriere della Sera, avrebbe dovuto dimettersi subito dopo le politiche 2008.

Se avesse chiesto allora una conferma e una verifica sulle scelte fatte, dall’innovazione del partito, all’innovazione sulle alleanze, avrebbe incassato un plebiscito.

Walter non ci ha creduto, ha preferito “restaurare” una dirigenza politica nazionale che per certi versi è auto – referenziale, e ha protratto l’agonia di 1 anno.

1 anno, 1 punto percentuale al mese… ecco quanto abbiamo perso da aprile 2008 a oggi, per non aver avuto il coraggio di continuare il cammino intrapreso.

Ma il problema non è Veltroni, che ha sbagliato anche il tempo delle dimissioni, piuttosto sta in una situazione nazionale imbarazzante di leaderschip che rischia di disperdere un patrimonio politico e umano costruito faticosamente in oltre 15 anni di esperienza di centro sinistra.
In questo tempo si è scambiato il contenitore per il contenuto e ci si è fatti del male….provo a spiegarmi.

Il fine della politica, meglio, dell’impegno politico, non è il partito (nel caso specifico il PD). Questo è uno strumento, nobile, utile, importante, fragile, delicato….. ma ciascuno di noi si dovrebbe impegnare politicamente perchè la vita delle persone delle nostre comunità possa essere migliore.

Oppure ci dovremmo impegnare perchè i nostri figli possano continuare a essere liberi, possano godere di un ambiente sano, di un benessere accettabile, di reti sociali e di buone prospettive di vita.

Insomma il centro delle nostre azioni, dei nostri pensieri e preoccupazioni, dovrebbero essere le persone e la società.

Un partito però ci serve, perchè tutto ciò non può essere fatto in modo efficace se non in una prospettiva in cui lo si fa “insieme” ad altri uomini e ad altre donne.

Non vorrei che l’uscita di scena di Walter, a cui sicuramente vanno imputati degli errori, ma che certamente ha avuto il merito (molto più grande delle responsabilità che gli possono essere attribuite) di credere a questo progetto e giocarsi interamente in questa prospettiva, fosse l’occasione per mettere la polvere sotto il tappeto.

Il Paese oggi ci pone di fronte a sfide inedite. La crisi economica, l’impoverimento delle famiglie, l’indebitamento pubblico, la necessità della riforma della pubblica amministrazione, il dibattito sul fine – vita … noi queste sfide abbiamo il dovere civile di raccoglierle e di dare una risposta.

La maggioranza distratta cancella Veneto Lavoro

admin febbraio 12th, 2009

consiglioChe la giornata fosse cominciata male era chiaro.

Giovedì 12 febbraio, giorno quinto di discussione ed esame della nuova legge regionale sul lavoro….alla 11 e 30 prendo la parola per illustrare uno di primi emendamenti. in aula c’è il caos…il caos ordinario dell’aula quando un argomento seppure interessante non interessa. Non riesco nemmeno a sentirmi mentre intervengo. Sui 50 presenti di 60….ascoltano in 7 o 8….ma si sa, è così uno interviene per la registrazione.

L’approvazione degli articoli procede a rilento, anche se con l’assessore c’è stata una pre - istruttoria. Alle 16 e 30 siamo arrivati nemmeno a 10 degli oltre 55 articoli. L’aula è svogliata e disattenta.

Ad un certo punto il collega Atalmi inizia ad illustrare una serie di emendamenti all’articolo 13, l’articolo istitutivo di Veneto Lavoro. Il presidente mette in votazione gli emendamenti che la maggioranza boccia con meccanismo automatico…ad un certo punto il presidente mette in votazione l’articolo 13 per intero….l’assessore non si accorge che siamo passati dagli emendamenti all’articolo. Pollice verso e frase topica “parere della giunta? contrario!”. nessuno dei 27 colleghi della maggioranza si accorge della tragicommedia che si sta per realizzare….27 voti contre e oltre una decina gli astenuti (noi che ci stenevamo sull’articolato)….

Altra frase topica “l’articolo 13 è respinto”….panico e risa….è stato canecllato Veneto Lavoro, l’ente strumentale della regione del Veneto da un “attimo di sistrazione”. Atalmi è incredulo…anche perchè lui Veneto Lavoro…tutto sommato lo stima. Il consiglio viene sospeso…e ora come si fa? I consiglieri se la pigliano con l’assessore che ha dato l’indicazione sbagliata….e l’assessore dice ai consiglieri che sono dei caproni perchè nessuno era attento a ciò che si votava.

Nei prossimi giorni si metterà una pezza…. ma intanto lascio al lettore il giudizio

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