Il testamento biologico: entrare nel merito della questione
admin febbraio 11th, 2009
Mi ero ripromesso di non intervenire sulla vicenda di Eluana fino a che essa non avesse avuto fine.
Non perchè non abbia una opinione in merito o perchè voglia stare equidistante rispetto ad un tema che divide le coscienze e divide il Paese.
In questi giorni da tutte, ripeto tutte le parti, si è fatto ciò che di peggio in un paese civile e democratico può accadere.
Si è strumentalizzata una vicenda privata, profondamente dolorosa, rispetto alla quale spesso c’erano pochi elementi di conoscenza, per trarne profitto politico.
Si è voluto trattare il tema del “diritto alla vita” sullo stesso piano di quello del “diritto alla morte” e si è voluto portare un dibattito così delicato nella rozza arena del bipolarismo politico italiano e di un sistema mediatico, alimentato purtroppo dalla nostra pruriginosa curiosità rispetto al dolore privato.
Eppure a me è così chiaro che il problema non è la vicenda di Eluana, pur riconoscendone la forte valenza emotiva sull’opinione pubblica.
La questione è che in Italia, come in tanti altri paesi, esiste un vuoto normativo drammatico a cui corrispondono le infinite opportunità della scienza, del progresso e della medicina. E questo vuoto riguarda il “testamento biologico” ovvero la scelta della persona, qualora si trovi in condizioni limite fissate dalla legge, di disporre l’interruzione di quelle cure che in qualche misura ne prolungano artificialmente la durata della vita.
Ma il merito della questione non sta nell’offrire la possibilità di sceglere tra il diritto alla vita e il diritto alla morte. Infatti il diritto alla vita è una facoltà positiva, un esercizio positivo della libertà personale, ma anche un dovere dello Stato e delle pubbliche idstituzioni nei confronti dei cittadini. Il diritto alla morte è di fatto un non – diritto in quanto è un esercizio negativo (in quanto negazione della vita) della libertà personale.
Può essere al massimo una facoltà, una scelta della persona in un contesto e dei confini rigorosamente dettati dalla legge, e deve essere rigorosamente espressione dell’individuo, mai dallo Stato, delle sue Istituzioni o di altre persone che agiscono in “vece” dell’individuo.
In questi giorni ho sentito tanta ideologia, tanta voglia di trincerarsi in posizioni preconcette.
Che questo sia sintomo dell’incapacità delle persone di discernere le sfumature etiche e scentifiche della questione che sottende il dibattito sul “testamento biologico”?
D’altra parte in questo Paese è sempre stato più comodo fare le battaglie con le idee degli altri comprate a scatola chiusa e con poco sacrificio. Sicuramente è meno faticoso e molto più rassicurante che cercare di comprendre o maturare un’idea propria.
Per quanto mi riguarda, su una questione delicata come questa, preferisco approciarmi senza preconcetti, con umiltà e con un grande desiderio di comprendere. E’ troppo chiedere che i legisltori vogliano e possano entrare nel merito di un tema senza voler farne a tutti i costi strumento di propaganda?




Alle elezioni politiche 2008 il PD si è candidato ad essere un partito maggioritario, in grado cioè di raccogliere il 50,1% dei consensi e quindi di governare da solo. L’esito elettorale ha visto il PD attestato al 33, 5%. Oggi i sondaggi nazionali lo danno in una forchetta che va dal 28% al 29,5%.

C’è un detto che recita “scherza con i fanti ma lascia stare i Santi”: significa che quando ci si riferisce alla sfera delle cose sacre, lo si deve fare con grande rispetto e attenzione.