Archive for the 'attività politica' Category

Il testamento biologico: entrare nel merito della questione

admin febbraio 11th, 2009

Mi ero ripromesso di non intervenire sulla vicenda di Eluana fino a che essa non avesse avuto fine.

Non perchè non abbia una opinione in merito o perchè voglia stare equidistante rispetto ad un tema che divide le coscienze e divide il Paese.

In questi giorni da tutte, ripeto tutte le parti, si è fatto ciò che di peggio in un paese civile e democratico può accadere.

Si è strumentalizzata una vicenda privata, profondamente dolorosa, rispetto alla quale spesso c’erano pochi elementi di conoscenza, per trarne profitto politico.

Si è voluto trattare il tema del “diritto alla vita” sullo stesso piano di quello del “diritto alla morte” e si è voluto portare un dibattito così delicato nella rozza arena del bipolarismo politico italiano e di un sistema mediatico, alimentato purtroppo dalla nostra pruriginosa curiosità rispetto al dolore privato.

Eppure a me è così chiaro che il problema non è la vicenda di Eluana, pur riconoscendone la forte valenza emotiva sull’opinione pubblica.

La questione è che in Italia, come in tanti altri paesi, esiste un vuoto normativo drammatico a cui corrispondono le infinite opportunità della scienza, del progresso e della medicina. E questo vuoto riguarda il “testamento biologico” ovvero la scelta della persona, qualora si trovi in condizioni limite fissate dalla legge, di disporre l’interruzione di quelle cure che in qualche misura ne prolungano artificialmente la durata della vita.

Ma il merito della questione non sta nell’offrire la possibilità di sceglere tra il diritto alla vita e il diritto alla morte. Infatti il diritto alla vita è una facoltà positiva, un esercizio positivo della libertà personale, ma anche un dovere dello Stato e delle pubbliche idstituzioni nei confronti dei cittadini. Il diritto alla morte è di fatto un non – diritto in quanto è un esercizio negativo (in quanto negazione della vita) della libertà personale.

Può essere al massimo una facoltà, una scelta della persona in un contesto e dei confini rigorosamente dettati dalla legge, e deve essere rigorosamente espressione dell’individuo, mai dallo Stato, delle sue Istituzioni o di altre persone che agiscono in “vece” dell’individuo.

In questi giorni ho sentito tanta ideologia, tanta voglia di trincerarsi in posizioni preconcette.

Che questo sia sintomo dell’incapacità delle persone di discernere le sfumature etiche e scentifiche della questione che sottende il dibattito sul “testamento biologico”?

D’altra parte in questo Paese è sempre stato più comodo fare le battaglie con le idee degli altri comprate a scatola chiusa e con poco sacrificio. Sicuramente è meno faticoso e molto più rassicurante che cercare di comprendre o maturare un’idea propria.

Per quanto mi riguarda, su una questione delicata come questa, preferisco approciarmi senza preconcetti, con umiltà e con un grande desiderio di comprendere. E’ troppo chiedere che i legisltori vogliano e possano entrare nel merito di un tema senza voler farne a tutti i costi strumento di propaganda?

Il passante di Mestre cambierà il nostro futuro?

admin febbraio 9th, 2009

pdmIeri mattina c’è stata l’inaugurazione del Passante di Mestre. Me ne sono andato in fretta.

Non tanto perché non condivida l’utilità dell’opera, o perché sia allergico a cattering da 2.500 persone, quanto perché il Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi non è stato all’altezza del ruolo che riveste.

Ieri si inaugurava il Passante. Una infrastruttura strategica – come ha giustamente ricordato il Presidente Giancarlo Galan - attesa da anni.

32,3 km di tracciato a tre corsie per senso di marcia, realizzato in circa 4 anni e con una spesa di poco meno di 1 miliardo di euro. Questa opera che è stata realizzata grazie alla collaborazione dei comuni che ne vengono attraversati e delle due province interessate, in particolar modo quella di Venezia, appartiene a tutti.

Ai tre governi che si sono succeduti, alla Regione del Veneto ai comuni interessati all’attraversamento, agli oltre 1.500 espropriati, alle amministrazioni provinciali, alle imprese e alle maestranze che l’hanno realizzato.

E’ inconcepibile che un Presidente del Consiglio, in un’occasione come questa, non spenda una parola sull’opera e sulla valenza strategica che essa riveste per la Regione e trasformi l’evento, approfittando della presenza massiccia della stampa, in un comizio politico strumentalizzando (al di là del merito) la vicenda personale di Eluana Englaro e della sua famiglia.

Amareggiato dall’esito della mattinata, nel pomeriggio ho deciso di fare un giro nel mio comune, Martellago, che è tra quelli che subiscono un maggiore attraversamento del Passante, e sono stato circa mezz’ora su di un cavalcavia a osservare il Passante “aperto”.

C’era tanta gente assiepata sul cavalcavia e sembrava di essere in quel film di Renato Pozzetto, che mi pare di titolo faccia “il ragazzo di campagna” dove i contadini osservavano il treno come uno spettacolo della modernità e del progresso.

Già a poco più di un’ora dall’apertura del nastro, migliaia di autoveicoli attraversavano la campagna veneta tracciando un nuovo confine alla città di Venezia.

Per il mio, per il nostro territorio si sta aprendo oggi una fase nuova, sia per lo sviluppo urbanistico che per lo sviluppo economico. Ma si aprirà una fase nuova anche per Venezia che finalmente si troverà la Tangenziale decongestionata.

Un futuro che è tutto in mano a noi, alla nostra fantasia di pensarlo e alla nostra capacità di dargli forma.

Facciamo il PD prima che la storia ci archivi

admin gennaio 24th, 2009

obama1.jpgNonostante Facebook abbia già ridotto i blog in via di estinzione, desidero utilizzare questo spazio per approfondire il dibattito che si è aperto nel mio profilo di FB sulle cause del “male oscuro” del PD, come l’ha definito un concittadino che è il più giovane senatore della Repubblica Italiana.

Nati per essere un partito maggioritario, abbiamo perso poco più di 8 punti percentuali in meno di otto mesi. Dal 33,2% a una media ponderata dai sondaggi del 25%. Per un partito, qualsiasi partito, non è un segno di salute perdere consensi. Soprattutto quando si è all’opposizione e quando chi governa ne combina ogni giorno una più di Bertoldo. Nel mio profilo, i “j’accuse” da parte della gente, al gruppo dirigente nazionale sono stati molti e per molti versi condivisibili.

Le cure, i “remedia”, come li chiamavano gli antichi Romani, sono stati meno e abbastanza singolari. Mi rendo conto che è pleonastico dire che le cose vanno male quando vanno male. Addirittura facile, scontato. Più complicato è trovare la soluzione, “provare a provare” ad essere maggioritari, a prendere il 50% + 1 dei voti.

Per la legge di Murphy è ovvio pensare che la soluzione migliore sia la più semplice: ci vuole Obama. Anche io ho pensato per giorni e mesi che ci vuole un Obama de “noantri”. Qualcuno ha anche provato a farlo, ad aprile dell’anno scorso, a identificarsi. Yes we can, se pòl far. Che dalle mie parti è pateticamente diventato “ma te par del farghea?” che vi assicuro non è un bel modo di dire.

Bene, l’altra mattina (molto presto), mentre correvo sul tapis roulant in lotta continua e inutile contro i trigliceridi passavano su SkyTg24 delle immagini.

Obama che giura su una Bibbia, Obama che dice “God bless us, God bless America”, Obama che va a messa in cattedrale il primo giorno di presidenza. e pensavo a come reagirebbero alcuni stessi compagni, ma nache amici, del PD che osannano laicamente Obama e che laicamente attendono il laico messia de “noantri” di fronte a un Obama de “noantri” che ostenta il suo andare a messa, che giura sulla bibbia invece che sulla Costituzione e che dice pubblicamente alla fine di ogni suo discorso “Dio ci Benedica, Dio Benedica l’Italia”.

No, non è un indovinello o un gioco di parole. E’ semplicemente palese che il Democratic Party sia culturalmente altra cosa dalle “socialdemocrazie” europee.

Il mondo è cambiato e le categorie politiche del ‘900 sono inadeguate per dare risposta alle grandi questioni dell’uomo moderno. Ed è per questo che il Democratic party e Obama hanno vinto. Un uomo attuale e un partito attuale che hanno lavorato anni per diventare “attuali”.

Vengo al punto e al caso italiano.

La chiave non è nell’imitazione goffa dell’atteggiamento messianico dei leader statunitensi e nemmeno l’azzeraramento di un gruppo dirigente, ma si tratta di avviare serenamente l’inadeguatezza di un gruppo dirigente che, per età ed espereinza vissute, culturalmente non è in grado di interpretare le sfide del proprio tempo. E in relazione a queste sfide, produrre linguaggi, stili, idee e parole. Un gruppo dirigente (almeno una parte) del PD che, di fronte alle difficoltà del progetto, pensa di fare del PD un Grande Partito Socialista, promuovendo magari una grande operazione identitaria, ma che va nella direzione ostinata e contraria rispetto al partito maggioritario.

In un tempo in cui, non a caso, i partiti socialisti europei sono in evidente difficoltà.

Il punto è che la sfida del PD è culturale. O diventa un partito nuovo, soprattutto nella visione (una volta si chiamava piattaforma) culturale oppure è destinato ad essere archiviato. Bisogna capire se uomini (e donne) vecchi sono adeguati ad interpretare sfide nuove. Non è un fatto generazionale ma è la riproposizione della famosa “querelle des anciens et des moderns” secondo la quale “siamo dei nani seduti sulle spalli digiganti”: Grazie a chi c’è stato prima possiamo vedere più lontano e fare meglio. Le tradizioni e le storie politiche sono “storie e tradizioni”. Il significato stesso di queste due parole le confina in un passato, anche se prossimo e glorioso.

Il presente e il futuro sono un’altra sfida.

Richiedono capacità di attualizzare, di innovare, di inventare. Di dare sostanza al “nuovo”. Abbiamo avuto il coraggio di fare una scelta, quella del PD, che per molto tempo è stata solo teorizzata. Ne siamo stati non solo testimoni e profeti ma anche protagonisti. Abbiamo avviato un cammino. Ma ora e essenziale dare contenuto alla novità, prima che la storia, che è spietata nell’esercizio del proprio mestiere, releghi alla storia chi non è in grado di cogliere i segni dei tempi.

Il veneto e la crisi economica

admin novembre 20th, 2008

lavoratori.jpg“Schei ciama schei, miseria ciama miseria”….ieri sera al bancone di un locale dove sono stato a cena (sobria e frugale)…c’erano due anziani che parlavano della crisi e uno se n’è uscito con questa affermazione.Che l’aria non sia buona è evidente.

La crisi non è solo una “cosa” americana. Gli ordini rallentano anche qui e le imprese fanno più fatica a farsi dare denaro dalle banche. Quando lo trovano….lo trovano ad un costo troppo elevato.Euribor 3,5%….tasso effettivo applicato sul fido 7,5%…uno spread del 4%….un po’ eccessivo. Proibitivo.Quando l’impresa ha paura il “lavoro” trema.

Non c’è alternativa. Se vogliamo sostenere la quantità e la qualtà del lavoro è necessario sostenere il sistema impresa. La capacità di produrre beni e servizi, e conseguentemente ricchezza, è l’unico modo per sostenere le persone e difendere le reti sociali. Questo è stato il veneto fino a oggi….chissà domani….

Presentazione libro in sede PD a Sant’Agata del Santerno (Ravenna)

admin ottobre 14th, 2008

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RIPENSARE L’ITALIA PER RISALIRE LA CHINA

admin ottobre 7th, 2008

pdcerchio2278_img.jpgAlle elezioni politiche 2008 il PD si è candidato ad essere un partito maggioritario, in grado cioè di raccogliere il 50,1% dei consensi e quindi di governare da solo. L’esito elettorale ha visto il PD attestato al 33, 5%. Oggi i sondaggi nazionali lo danno in una forchetta che va dal 28% al 29,5%.
C’è il legittimo sospetto che il calo di consenso abbia una connotazione territoriale (al nord e al sud) e di area di rappresentanza (la ex margherita).

Qualche elettore ha deciso di orientarsi verso un’altra offerta politica, qualche territorio non recepisce come credibile la nostra proposta, e inoltre qualche potenziale iscritto nutre legittimi dubbi. Non sto raccontando una storia, sto solo parlando di quello che da qualche tempo succede. A volte fragorosamente, a volte in silenzio.

Sono un “eretico” se mi chiedo (e chiedo agli amici e compagni di strada) il “perché” le cose non vanno come dovrebbero e come ci eravamo raccontati?
E’ eresia cercare di risalire la china, provare a vincere, partendo da un presupposto tutto sommato positivo…un presupposto di speranza che si fonda sul lavoro politico quotidiano, sulla determinazione, sulla solidarietà reciproca, su una rinnovata capacità di ascoltare i problemi reali della gente?

Io credo di no, che non sia eresia. E visto che non sono uno che mette la testa sotto la sabbia e poi quando la alza legge la velina di comando, non trovo eretico che in un partito democratico si apra una fase di discussione democratica (congresso) per mettere a fuoco meglio e meglio condividere i nostri obiettivi per il governo del Paese e i presupposti culturali del partito.

C’è un tema che mi sta a cuore in particolare, e che viene messo in evidenza in luoghi di confronto nazionali e nella dimensione locale: il PD è ancora il posto dei cattolici e dei moderati?

E se questo fatto non fosse più così scontato verso quale direzione è opportuno correggere la rotta prima che ci facciamo del male e che il PD diventi altro e diverso da come l’abbiamo sognato e l’abbiamo pensato?

Voglio chiarire meglio questo aspetto: io non sono uno di quelli che crede che il PD dovrebbe diventare la Democrazia Cristiana del 21° secolo, ma sono convinto che gli stili, le prassi, le idee che provengono dalla tradizione del cattolicesimo sociale e democratico - se troveranno l’adeguato spazio di espressione - faranno bene al PD ma soprattutto faranno bene al Paese.

Invece mi pare che di questo tema spesso non se ne voglia parlare, quasi fosse una questione marginale legata solo alle questioni eticamente sensibili sulle quali si esprime di volta in volta qualche PD – fideista di turno.

Indubbiamente abbiamo fatto molta strada finora: abbiamo costruito un partito in pochi mesi e l’abbiamo fatto dal basso includendo un sacco di gente nuova (molta della quale è stata persa). Tuttavia, appare evidente, non c’è stato un processo di condivisione in grado di generare appartenenza e riconoscibilità da parte del corpo elettorale. O, per lo meno, non c’è stato nella misura in cui ce lo aspettavamo.

Di fronte a una situazione di questo tipo, in un (qualsiasi) partito vero di quelli che hanno segnato la democrazia Italiana nel XX secolo, invece di dire “santo subito” avrebbero detto “congresso subito”.

Di fronte a una difficoltà di linea su tanti argomenti, appare fragile pensare che il PD possa rafforzarsi sulle disgrazie di un governo saldamente in carica, democraticamente eletto e che sta vendendo bene anche le cose che fa molto male.

Di fronte a questa situazione è necessario coltivare una nostra proposta, una nostra visione del Paese, una nostra visione del governo locale.

E’ necessario farlo in modo diverso, soprattutto nel rapporto con la gente (e su questo altri leader e altre forze politiche hanno molto da insegnare).

Tornando infine alla questione dei cattolici e dei moderati, non è pensabile che il PD possa rappresentare questi mondi senza assumere posizioni chiare su alcuni temi.
Non mi riferisco solo agli ambiti eticamente sensibili, anche se la questione “radicale” ancora non risolta al nostro interno. I radicali che hanno una visione dell’uomo diversa e inconciliabile con la mia e non mi spiego, senza un patto o una piattaforma culturale condivisa, come faremo a stare insieme, noi e loro, sotto lo stesso tetto.
Mi riferisco al rapporto con la CISL ad esempio. Ho sentito molti colleghi del PD che dicono “oramai Bonanni è con Berlusconi, è un venduto, è un traditore”. Io dico invece che la CISL non deve e non può essere isolata e che soprattutto, l’iniziativa sulla contrattazione di secondo livello è tutt’altro che una idiozia. E’ necessario coltivarlo, questo rapporto con la CISL e difendere soprattutto la funzione pubblica di tutto il sindacato invece che contribuire a dividerlo.
Mi riferisco alla visione dell’economia (autonomia dei corpi intermedi, sia che siano sociali o economici).
Mi riferisco alla libertà di scelta della persona delle prestazioni sanitarie e di assistenza: se ci sono delle visioni diverse, esplicitiamole, parliamone e costruiamo insieme delle ipotesi.
Mi riferisco al rapporto tra pubblico e privato, nei servizi pubblici come assistenza, scuola e sanità.

Serve soprattutto un’idea di Paese capace di generare fiducia. Non il Paese che raccontiamo a noi stessi e ai militanti, ma il Paese che oggi ha paura della crisi economica e del cambiamento del modello sociale, il paese che ha bisogno di poche parole chiare.

Aprire subito una grande riflessione di questo tipo non può che produrre buoni auspici. Io non mi iscrivo al partito di Flores d’Arcais che sul Corriere si augurava “una sconfitta disastrosa del PD capace di travolgere tutto il gruppo dirigente”. Negli esiti, è autolesionismo allo stato puro, ma nell’analisi magari mi ci ritrovo.

In questa chiave di lettura, continuo a pensare che un Congresso sia urgente, opportuno e necessario, che i Congressi non sono mai situazioni laceranti, ma sono spazi di democrazia, di confronto e di idee condivise.
Serve un grande lavoro, un grande impegno in questo senso.

La banda dei buoni (good company)

admin settembre 27th, 2008

Su richiesta del mio amico ritrovato Giorgio….un approfondimento che merita la pena di leggere. Tratto dal Blog di Beppe Grillo, e da un brano del giornalista Maurizio Travaglio….

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 ”La Good Company, quella buona che viene regalata ai privati nell’ambito della famosa usanza tutta italiana di privatizzare gli utili e statalizzare le perdite, è formata da sedici grandi e lungimiranti capitani coraggiosi che, tutti insieme, sono riusciti a mettere da parte la miseria di un miliardo di euro; che non basta, naturalmente, a rilanciare Alitalia. Basti pensare che il prestito ponte, fatto ad aprile dal governo Prodi morente su richiesta del nascente governo Berlusconi, era di 300 milioni e l’Alitalia in tre mesi se li è mangiati. Dove prenderanno questi soldi? Mica li tirano fuori dalle loro tasche: in gran parte arriveranno dalle banche che sono molto coinvolte, come vedremo, in questa cordata. Taglieranno tutto il tagliabile, ridurranno le rotte internazionali, squalificheranno ulteriormente Fiumicino, Malpensa resterà al palo con Bossi, la Moratti e Formigoni che ululeranno alla Luna: mentre prima se la prendevano col governo di centrosinistra adesso gli sarà un po’ più difficile prendersela con il loro. In compenso abbiamo una caterva, un groviglio, una giungla di conflitti di interessi perché non c’è solo quello di Berlusconi. Il conflitto di interessi, non risolto da nessuno quando ce l’aveva soltanto lui, adesso è diventato un’epidemia e ce l’hanno in tanti.
Primo conflitto di interessi: abbiamo Carlo Toto, proprietario dell’AirOne, che con 450 milioni di debiti riesce a piazzare il colpo della vita. L’AirOne viene incorporata all’Alitalia, intanto il nipote Daniele è stato candidato ed eletto nel Popolo della Libertà. E’ li a vigilare, evidentemente. Abbiamo tre soggetti che sono impegnati in opere pubbliche e sono addirittura pubblici concessionari dello Stato. Lo Stato, in questo conflitto di interessi, li ha convocati facendogli sapere che era bene per loro se aderivano all’appello del Presidente del Consiglio. Sono Salvatore Ligresti, noto immobiliarista, assicuratore, palazzinaro, pregiudicato per Tangentopoli. Marcellino Gavio, un altro che ai tempi di Di Pietro entrava e usciva dalla galera. L’ottimo Marco Tronchetti Provera che dopo aver ridotto come ha ridotto la Telecom è anche lui nel settore immobiliare. In più abbiamo la famiglia Benetton, l’apoteosi del conflitto di interessi perchè è pubblico concessionario per le Autostrade, è gestore, dopo averlo costruito, dell’aeroporto di Fiumicino, e in futuro sarà uno dei proprietari di Alitalia. Come gestore di Fiumicino deciderà lui quali tariffe far pagare all’Alitalia per usare Fiumicino. Tutto in famiglia.
Gli immobiliaristi di cui sopra, e di cui anche sotto come vedremo, sono tutti molto interessati a una colata di miliardi che sta arrivando su Milano e la Lombardia per l’Expo. L’Expo prevedere 16 miliardi freschi per pagare nuove infrastrutture, costruzioni, palazzi, due autostrade, due metropolitane, una tangenziale, una stazione, ferrovie, ecc… indovinate chi si accaparrerà questi lavori? Esattamente coloro che hanno fatto i bravi e hanno accolto l’appello del governo.
Poi abbiamo Francesco Bellavista Caltagirone che con l’ATA ha delle mire su Linate. Abbiamo Emilio Riva, un acciaiere eccezionale supporter di Berlusconi. E abbiamo l’ottima famiglia Marcegaglia: non solo c’è la Emma, che è un’ottima valletta di Berlusconi, che cinge con il suo braccio nelle riunioni di Confindustria come se fosse una Carfagna o una Brambilla qualsiasi, ma abbiamo anche la sua famiglia, il gruppo imprenditoriale Marcegaglia, famoso per condanne e patteggiamenti assortiti da parte del padre e del fratello della signora. Che è presidente di Confindustria, tra l’altro, e quindi tratta per conto di tutti gli industriali con il governo e privatamente si è infilata in questa meravigliosa avventura.
Abbiamo la banca Intesta dell’ottimo banchiere Passera, banchiere di centrosinistra che si è messo subito a vento, e che fungerà con il conflitto di interessi: prima ha fatto l’advisor per trovare la soluzione per Alitalia e poi è entrata nella compagine azionaria della nuova Alitalia, la Good Company.
Abbiamo i fratelli Fratini che sono, anche loro, immobiliaristi toscani, magari interessati a mettere un piedino a Milano in occasione dell’Expo, per prendere la loro fettina di torta.
Abbiamo un certo Davide Maccagnani che è molto interessante: Alberto Statera su Repubblica ha raccontato chi è, uno che produceva missili per testate nucleari e adesso si è riconvertito all’immobiliare. Si presume che avrà anche lui le sue contropartite sotto forma di terreni.
In realtà gli interessi stanno a terra anche se Alitalia dovrebbe volare.
Poi, dulcis in fundo, il presidente dei sedici campioni del Tricolore, che è Roberto Colaninno, che già ha dei meriti storici per avere riempito di debiti, comprandola a debito, la Telecom ai tempi della Merchant Bank D’Alema & C. a Palazzo Chigi, e adesso si propone anche lui per il suo bel conflitto di interessi familiare in quanto suo figlio, Matteo, è ministro ombra dell’industria del Partito Democratico. Così ombra che non ha praticamente proferito verbo di fronte a questo scandalo nazionale perché prima era contrario, naturalmente alla soluzione Berlusconi, poi è arrivato papà. Come si dice “i figli so’ piezz ‘e core”, ma pure i padri! Ha detto “sono un po’ in imbarazzo”, poi il giorno dopo ha detto “no, non sono per niente in imbarazzo”. Insomma, non ha detto niente e soprattutto continua a rimanere ministro molto ombra, diciamo ministro fantasma, dell’industria del Partito Democratico.
Fatto interessante: qualche anno fa furono condannati in primo grado per bancarotta nel crack del Bagaglino Italcase, una brutta e sporca faccenda immobiliare, alcuni big dell’industria e della finanzia italiana come il banchiere Geronzi, Marcegaglia papà - il papà della valletta - e Colaninno Roberto - papà del ministro fantasma. Bene, tutti e tre a vario titolo sono impegnati, dopo la condanna in primo grado, in questa meravigliosa avventura, perché anche Mediobanca si sia mossa dietro le quinte poiché Geronzi sta per diventare il padrone unico della finanza italiana eliminando anche quei pochi controlli che venivano dalla gestione duale della banca che fu di Cuccia. Insomma, questo è il quadro.”

Due parole schiette sulla vicenda Alitalia

admin settembre 24th, 2008

Molti amici mi chiedono in queste ore perché il PD non dice nulla su Alitalia.

Non è vero che il PD non dice nulla. Pier Luigi Bersani, ad esempio, ha spiegato molto bene la situazione, ha preso una posizione chiara. Veltroni, su questo argomento, non è stato propriamente in prima linea come molti di noi ci saremmo aspettati.

 

aereoalitalia.jpg

 

Al di là delle posizioni ufficiali e nazionali due parole schiette io le voglio dire.

In queste ore è in atto una operazione di sciaccallaggio orchestrata dal “nostro” presidente del Consiglio Lewis Armstrong Silvio Berlusconi (come l’ha definito il comico Paolo Rossi).

“Lui” vuole portare a casa due risultati precisi e dichiarati. Da una parte vuole deligittimare il sindacato addossando in particolare alla CGIL tutte le colpe, dall’altra vuole fare fallire Alitalia, farle perdere ulteriormente valore, e poi farla comprare dalla CAI, magari a un terzo del prezzo che aveva fino al giorno prima. D’altra parte perché la CAI dovrebbe comprare oggi quello che magari potrebbe comprare domani a meno della metà?

Ma vediamo nello specifico le parti in commedia, anzi le parti in tragedia.

 

1.      C’è un imprenditore che conduce un’ azienda che va male. Un’azienda che ha collezionato 10 esercizi di bilancio negativi consecutivi, tranne uno quando ha incassato la penale della rottura dell’accordo con KLM. Questo imprenditore è lo Stato, che possiede il 51% della compagnia (l’altra restante parte è sul mercazo azionario) e simbolicamente è rappresentato dal suo presidente del consiglio.Questo imprenditore possiede un’azienda che va male, evidentemente perché non l’ha saputa gestire dal punto di vista del progetto industriale, e ha l’obbligo di legge (altrimenti deve dichiarare fallimento) di cedere l’attività a qualcuno che se la accolli. Per potere fare questo, l’imprenditore ha fatto anche la “mandrakata” di scorporare i debiti della società creando una “bad” (cattiva) company che spalmerà 1,5 miliardi di euro, ma c’è chi stima di più, sui contribuenti.

 

2.      C’è un’imprenditore, anzi una cordata di imprenditori che ha manifestato la volontà di comprare l’Alitalia. Questo imprenditore è la CAI (Compagnia Aerea Italiana) e a sua volta è costituito di 16 imprenditori italiani, alcini dei quali sono “bravi” altri sono stati protagonisti delle più grandi espoliazioni di stato, vedi il caso Telecom. Questo imprenditore vuole comprare i capitali di Alitalia (slot e aerei). Tuttavia ci sono delle domande legittime che è il caso di porsi. La CAI ha l’esperienza che le consente di operaere nel settore dell’aviazione, settore dove se ci si improvvisa si fanno buchi spaventosi (Vedi Airone o altre compagnie straniere come Suissair che dal 2000 ad oggi sono saltate)? La CAI, nel delicato momento internazionale che riduce la capacità d’intervento delle Banche, ha una reale capacità autonoma di apporto dei capitali finanziari necessari all’avvio dell’attività?

 

3.      Infine c’è il sindacato, o meglio, i sindacati. Che svolgono il loro mestiere che è quello, nella trattativa, di tutelare dal punto di vista contrattuale circa 20.000 lavoratori di una delle maggiori aziende di servizi italiane. E che hanno dato, chi prima, chi dopo la disponibilità a qualsiasi soluzione che eviti il fallimento dell’Alitalia. Questo perché, qualsiasi sindacalista, anche il più oltranzista, di fronte alla eventualità che le persone che sta tutelando perdano il lavoro, preferisce firmare un contratto che prevede la riduzione di privilegi e retribuzioni.

 

Fatte queste specifiche, è possibile fare qualche cruda valutazione.

C’è un imprendidore che ha un’impresa marcia che non è capace o non vuole vendere. E se non ci riuscirà le responsabilità e le conseguenze saranno solo sue. Diciamo più le responsabilità politiche, perché le conseguenze saranno dei contribuenti, cioè nostre. C’è un imprenditore che non vuole o non ce la fa a comprare, oppure che aspetta che l’impresa fallisca, perda completamente il suo valore per comprarla a pezzi e a saldo. C’è un sindacato che ha cercato di fare il suo mestiere di tutelare il posto di lavoro di 20.000 persone e che ha ammesso sprechi, disfunzioni e privilegi e che ha dato disponibilità ad una fase di maggiore sobrietà. C’è ancora qualche dubbio sulla paternità della colpa?

Infine voglio ricordare un aspetto che nel dibattito di questi giorni non è mai emerso. L’aviazione, in Italia, che è sostanzialmente rappresentata da Alitalia e Airone, è un servizio pubblico. Il nostro è un paese “lungo” e caratterizzato dalla presenza di due grandi isole. La gente non si muove in aereo per sollazzo o solo per turismo. La gente si muove per ragioni personali, per motivi professionali, poi magari anche per divertimento.

Chiudo perché l’ho fatta lunga. Mi rendo conto di avere detto cose gravi o magari di una certa durezza. So che mancano pochi giorni e mi auguro che le mie valutazioni e le mie impressioni siano sbagliate. Dico questo perché in un momento come questo abbiamo l’obbligo di sperare e di lavorare perché la compravedita si chiuda e perché questo servizio pubblico continui ad essere garantito. 

Storia delle religioni e mediatori culturali per una reale integrazione

admin settembre 9th, 2008

bambini_intorno_al_mondo.jpgC’è un detto che recita “scherza con i fanti ma lascia stare i Santi”: significa che quando ci si riferisce alla sfera delle cose sacre, lo si deve fare con grande rispetto e attenzione.

In questi giorni l’Assessore Regionale Elena Donazzan ha avanzato una proposta relativa all’introduzione dell’obbligo dell’ora di religione (i giornali scrivono “cattolica”) nelle scuole del Veneto.
Nonostante le necessità giornalistiche restringano il dibattito, io credo che meriti di essere sviluppato, quindi desidero esprimere in fondo il mio pensiero su questo argomento.

Credo che la proposta dell’assessore sia sensata e tutt’altro che fuori del mondo, a patto che ci si intenda su cosa si intende per “ora di religione”.
L’insegnamento delle religioni e delle tradizioni storiche e culturali che le caratterizzano, aiutano meglio a comprendere le differenze tra le persone e a superare i pregiudizi.
Il Veneto è una regione particolare, un caso unico in Italia e forse in Europa per la rapidità di crescita delle presenze migratorie, dovuta alle molte opportunità di lavoro che attraggono ogni anno migliaia di persone che provengono da tutti i paesi: 4,5 milioni di abitanti, 650 mila immigrati regolari (gli irregolari non li contiamo, ma rapporti ufficiali ne stimano oltre 50 mila nella sola provincia di Venezia). Molti sono qui dai primi anni novanta: hanno ottenuto il ricongiungimento familiare; hanno moglie e figli. La scuola veneta - a differenza di quanto sostenuto una settimana fa da qualche mio collega di partito che evidentemente è poco informato o frequenta la regione solo per motivi di “collegio” - sta vivendo un emergenza epocale: i figli dei migranti frequentano quindi le scuole venete con i nostri figli in numero sempre maggiore. Ogni mese, secondo le rilevazioni (e le sollecitazioni allarmate) dell’ufficio scolastico regionale, nelle scuole primarie e in quelle secondarie, avvengono migliaia di iscrizioni ad anno in corso.
Tra la proposta di ghettizzare i figli degli immigrati – riducendo opportunità di crescita e conoscenza anche ai nostri figli - e quella di favorire l’eliminazione dei pregiudizi che spesso sono legati alla sfera della religione e dei comportamenti, mi pare che la seconda sia più efficace e intelligente.
L’abbattimento dei pregiudizi e delle barriere linguistiche, realizzati attraverso l’insegnamento della religione e l’inserimento di figure educative preparate, rappresentano un modo per costruire una scuola migliore, più sostenibile e più efficace nel compito educativo di formare la persona.

Per tali ragioni, l’investimento nell’insegnamento delle religioni, della loro origine, storia, evoluzione antropologica e culturale, insieme all’inserimento di figure capaci di farsi carico della mediazione linguistica e culturale, possono risultare strumenti determinanti per affrontare positivamente l’emergenza e trasformare un problema (perché di problema si tratta) in una opportunità.

In queste ore, anche nel mio partito ho ravvisato levate di scudi ideologiche che francamente fanno rabbrividire. Qui non è in discussione la laicità dello Stato. Anzi.
La laicità dello Stato è il terreno fertile in cui possono e devono convivere le differenze tra le persone e tra i gruppi etnici che compongono le società moderne, che sono intrinsecamente multiculturali. La laicità dello Stato rappresenta la garanzia dell’espressione religiosa, che è anche un diritto costituzionale, ma allo stesso tempo rappresenta anche il confine che tutela le singole persone dalla stessa libertà di espressioni religiose, che in alcuni casi potrebbero lederli (pensiamo ad esempio a pratiche religiose, che non appartengono solo all’Islam, che ledono l’integrità fisica degli individui).

Ho colto, nelle frasi di qualcuno che si è voluto confrontare con me (e di questo gliene sono grato), una deriva pericolosa che lascia trasparire un desiderio di eliminare la “dimensione religiosa dell’uomo”. Un tentativo utopico che anche nella storia moderna è stato realizzato e non è stato foriero di lieti eventi; basti pensare all’applicazione politica delle ideologie del ‘900.
La negazione della dimensione religiosa dell’uomo è una bestialità, poiché è la negazione di un dato intrinseco all’uomo e alla donna di tutti i tempi. E’ una dimensione culturale? Forse, ma non solo.
E’ anche una dimensione antropologica, definisce cioè e costituisce naturalmente l’essenza stessa dell’Uomo. Nessuno di noi è in grado di dire perché l’uomo ha da sempre pensato a se stesso in maniera “trascendente”, cioè perché da sempre ha cercato Dio (Allah, Javè, gli Dei delle civiltà elleniche e romane….) ma è un dato di fatto, e la storia e la realtà lo testimoniano, che l’uomo ha cercato e, da sempre cerca Dio.

Negare questa dimensione e pensare che essa sia uno strumento di lettura opzionale per la crescita delle persone è fare un cattivo servizio alla comunità. Affermare questa dimensione, conoscerla e governarla, anche per chi è “a–teo”, diviene uno strumento determinante per poter comprendere quella che è oramai una civiltà “meticcia”.
Qualcuno è in grado di affermare forse che la conoscenza della evoluzione storica e culturale dell’Islam è meno importante della conoscenza di un equazione di secondo grado?

Voglio chiudere questa comunicazione con un paio di riflessioni che serviranno ulteriormente a chiarire il mio pensiero.
L’insegnamento obbligatorio della religione cattolica in tutte le scuole, nella situazione del Veneto è u–topica, nel suo significato letterale “fuori luogo”.
In alcune zone del Veneto, nelle scuole primarie vi è la presenza anche del 40% di figli di immigrati: Islamici, Indù, Sik, Buddisti, ma anche molti Animisti. Non sarebbe giusto insegnare solo la religione cattolica, ma sarebbe corretto che, nella trattazione della storia delle religioni,  loro sapessero che si trovano a vivere in un Paese la cui storia e cultura è stata profondamente segnata dal Cristianesimo.

Infine rimane aperto il tema inedito del confronto con le altre Religioni.
Io sono battezzato e in virtù del mio Battesimo appartengo alla Chiesa Cattolica. L’unica prospettiva con cui posso e voglio confrontarmi con chi professa altre religioni è quella della mia consapevolezza di essere Cristiano, con le implicazioni personali e sociali, che questa dimensione comporta. Una dimensione che può crescere in spazi di culto, di educazione, e di formazione, che pur avendo spesso assunto nella storia Italiana un valore pubblico, rimangono nella sfera del privato, del rispetto della laicità dello Stato e della libertà di scelta delle persone.

Sono convinto che un dibattito così delicato e importante non sia conciliabile con l’esigenza della sintesi della stampa, ed è questo il motivo per cui mi sono dilungato su un tema che mi auguro resti aperto oltre al tempo delle polemiche di questi giorni.

IL NO CAV - day…una occasione persa per parlare di cose serie

admin luglio 9th, 2008

Paolo Rossi Un sogno all’incontrario – Hammamet e altre storie, 1994 

 “….e la mia città aveva una giunta vera,
con geometri che facevano i geometri,
assessori che facevan gli assessori
e i ladri che facevano i ladri
e non c’erano i geometri che facevano i ladri,
gli assessori che facevano i ladri
e i ladri che non sapevan che cazzo fare
perché facevano tutto gli altri, baby…
Era un sogno a testa in giù…”
 

Paolo RossiIo aggiungerei….dove i comici facevano i comici. Mentre leggevo le cronache del “NO CAV – day” di Piazza Navona mi veniva in mente questa canzone di Paolo Rossi che, in modo pungente, fotografa il clima crepuscolare che portava alla chiusura dell’esperienza della prima repubblica.Oggi bastano un paio di telecamere, qualche network nazionale, un po’ di battute triviali per occupare lo spazio della politica, che in un paese civile, come il nostro, è anche lo spazio della democrazia.Basta questo per far apparire vero ciò che non è reale.Provo a spiegarmi meglio. Non è che non siano gravi i comportamenti individuali del premier in termini di rispetto della fiscalità, delle leggi vigenti, del ruolo della magistratura e…le galanterie o peggio, vere o presunte rispetto al gentil sesso. E’ che in tutto questo non c’è nulla di nuovo. I suoi processi erano in corso, le sue opinioni nei confronti della magistratura erano note, i suoi comportamenti individuali anche.

Puntare i riflettori su tutto ciò non è un buon servizio, soprattutto quando i problemi del Paese reale sono altri. La benzina o il gasolio per autotrazione sfiorano 1,6 euro. In alcuni distributori siamo già ben oltre l’euro e sessanta. Le bollette di gas e luce galoppano ad incrementi che vanno oltre il 4,5% e nei prossimi adeguamenti verranno aggiornate in aumento per effetto dell’incremento del prezzo del greggio. La BCE ha aumentato il tasso di sconto al 4,25% con ulteriore effetto di rincaro sui mutui variabili. I salari e le pensioni non tengono più il potere d’acquisto rispetto all’inflazione reale che è ben più alta di quella dichiarata. La sanità sia pubblica e privata ha dimostrato limiti evidenti anche in regioni che, nell’immaginario comune, esprimevano eccellenze. Le strade di Napoli versano ancora in condizioni critiche e le nostre città evidenziano un aggravamento dei problemi di sicurezza. I comuni sono sempre più in difficoltà a gestire i servizi pubblici di fronte alla riduzione dei trasferimenti e la annunciata e mancata compensazione dell’ICI.

Si potrebbe continuare…ma non è il caso.

Lo sport di agitare le paure non mi ha mai appassionato.

Ma non sono nemmeno appassionato allo sport di occuparmi d’altro quando i problemi reali richiedono la responsabilità di assumere delle decisioni.In questo senso, secondo me, la politica dovrebbe riappropriarsi dello spazio pubblico con responsabilità precise. Quelle della maggioranza (che oggi è netta ed evidente), che deve capire, conoscere, scegliere, decidere, orientare risorse. Quelle dell’opposizione che deve proporre, vigilare, richiamare alla centralità dei problemi da affrontare.Se ciò non avviene si rischia davvero la deriva.

Forse ha ragione chi dice che il PD deve cambiare passo, e deve dare vita ad una fase di opposizione più dura, determinata. Ma è pur vero che la piazza triviale non può e non deve sostituire la fatica quotidiana della costruzione della proposta politica.

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