Archive for the 'Senza Categoria' Category

Basta moralismi sui precari, è giunto il tempo delle risposte

admin aprile 9th, 2011

L’Italia é il Paese delle questioni strumentalizzate e non risolte.

Il problema del lavoro precario, rappresenta in questo senso, la strumentalizzazione più grande.

Da oltre 20 anni si racconta ai nostri giovani, ai ragazzi della mia età, che l’ingresso nel mercato del lavoro deve essere flessibile, perchè è cambiato il modello produttivo.
Da oltre 20 anni si sono tutelati i posti di lavoro a tempo indeterminato del pubblico impiego e della grande impresa, creando oltre 10 milioni di posti precari.
Da oltre 20 anni si è assicurato un livello previdenziale adeguato anche a chi ha versato poco o nulla, elevando la quota contributiva dei giovani e di fatto azzerandone le prestazioni future. Il sistema Italiano sta creando sapientemente una generazione di nuovi poveri, per mantenere privilegi come le pensioni “19 anni 6 mesi e 1 giorno”.
Da oltre 20 anni i governi che si sono succeduti, di destra e di sinistra, hanno fatto norme che hanno legalizzato le situazioni di precarietá, azzerando previdenza e diritti, e lasciando i giovani in balia del mercato. Di un mercato del lavoro poco trasparente, poco dinamico, fondato prevalentemente più sulla raccomandazione che sulla competenza.
Da oltre 20 enti pubblici e aziende, sfruttano e fanno profitti sulle spalle di giovani che non hanno più nessun elemento certo su cui costruire un progetto di vita.

Ci si è avvalsi di lavoratori preparati, disposti a tutto, senza tutele, in una situazione di fragilità contrattuale e psicologica.
Da oltre 20 anni il sistema bancario italiano ha negato la fiducia e ha lucrato sulla situazione di instabilità di 10 milioni di giovani, umiliati solo per il fatto di essere nati nel decennio sbagliato.
Oggi è curioso vedere come la politica, che non ha fatto nulla per difenderli, scende in piazza al loro fianco per indignarsi, rivendicare e attribuire responsabilità.

Come pure è curioso osservare le organizzazioni di tutela, che hanno scelto di rappresentare “un altro lavoro” dotato già di un livello alto di protezioni e diritti….oppure gli esponenti di quelle imprese che hanno chiesto flessibilità per restare nel mercato e che poi hanno scelto di sfruttare la precarietà per incrementare i profitti.
Personalmente mi ritengo un privilegiato.

Ho avuto la fortuna di entrare nel mercato del lavoro con un contratto a tempo indeterminato e poi ho scelto una dimensione di flessibilità, perché ne avevo convenienza.
Tuttavia molti miei coetanei non vedono la fine del tunnel oltre che la fine del mese, nonostante laurea ed esperienze di lavoro molteplici e versatili.
Chi cavalca la precarietà, chi scende in piazza e magari da vent’anni poteva fare qualcosa e nulla ha fatto, compie un atto infame, di bieca strumentalizzazione.
I precari non sono dei numeri.
Sono delle persone.
Non è più il tempo delle rivendicazioni e di scandalizzarsi, ma quello delle proposte e delle risposte.
Provoco, sapendo di provocare, ma ne voglio indicare quattro:
A) definire un contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori e le lavoratrici.
B) concedere la libertà di licenziamento nel privato e anche nella pubblica amministrazione (ovviamente legato alle contingenze dell’andamento negativo dell’azienda dell’ente, o anche al mancato impegno da parte del lavoratore)
C) Creazione di un vero mercato del lavoro, con un incrocio reale della domanda e dell’offerta e la valorizzazione delle competenze.
D) riduzione del costo del lavoro relativamente alla parte degli oneri, mantenendo il netto in busta paga con un valore e potere d’acquisto adeguato.
La soluzione del problema del precariato é l’unica strada per poter chiedere la partecipazione dei giovani al futuro del Paese. Non possiamo togliere ai giovani la dignità, i soldi e la pensione e poi meravigliarci se non offrono il loro contributo alla societá.

 

Andrea Causin

Consigliere Regionale

Una nuova stagione per le riforme del Paese

admin aprile 7th, 2011

Corriere del Veneto 4 aprile 2011

Trascorso il tempo degli insulti e trascorsi gli schiamazzi mediatici conseguenti alla mia forte scelta, che avrebbero inevitabilmente inquinato le parole sensate che avrei voluto dire, desidero tentare di tracciare una direzione di lavoro. Dopo aver raggiunto i 400.000 elettori che hanno «tradito» il Pd in Veneto in poco meno di due anni, posso affermare con onestà che il mio distacco non è conseguente a un giudizio negativo sul partito che ho contribuito a fondare e costruire. Sono state fatte scelte legittime che hanno posizionato il partito a sinistra. Con un profilo molto piú consono ad un’alleanza con Sel, Idv e altri soggetti politici, associativi e sindacali del campo della sinistra. Scelte che consolidano il rapporto con un determinato corpo sociale ma che sono distanti dagli obiettivi di espansione che ci si era posti nel 2007. Scelte che hanno portato a scommettere più sull’antiberlusconismo che non sulla necessità di fare le grandi riforme di cui il Paese ha bisogno. Paradossalmente nel momento in cui il declino della stagione di Berlusconi è imminente. In Veneto la fuoriuscita degli elettori del Pd e l’arretramento pesante del Pdl apre uno spazio politico nuovo e conseguentemente un campo di azione interessante. Uno spazio che non trova il protagonismo di un terzo polo» che si presenta romanocentrico e caratterizzato dalle contraddizioni delle storie antitetiche dei propri leader. Per tale ragione poco attrattivo in Veneto. Il disagio e allo stesso tempo il fermento degli uomini e delle donne che si identificano nella tradizione dei moderati e in quella dei riformisti, che oggi stanno in sofferenza nei partiti di provenienza, nei corpi intermedi o nei movimenti come «Verso Nord» , rappresenta l’opportunità di costruire un terreno comune per programmare un’agenda di lavoro per il Veneto del futuro, in uno scenario politico che tra brevissimo tempo sarà completamente diverso da quello che ha caratterizzato il ventennio di Berlusconi. Ci aspetta una stagione di ricostruzione. Sul versante della politica, dell’economia e della coesione sociale. La politica non può sottrarsi alla necessità di affrontare il tema della crescita economica e del modello di sviluppo della Regione nei prossimi vent’anni. Dalla capacità della nostra economia di essere dinamica e competitiva dipenderanno anche la qualità della vita e della coesione sociale. L’affidabilità delle istituzioni, la rapidità delle scelte della politica, l’efficienza della spesa pubblica, la trasparenza e la concorrenza del mercato dei servizi pubblici, la semplificazione amministrativa, la pianificazione di una nuova stagione delle infrastrutture della mobilità e dei saperi, la lotta alla corruzione, sono la condizione necessaria per garantire al Veneto una stagione di crescita e di prosperità. Forse la strada per la costruzione di un progetto politico capace di affermare questi valori è impervia e passa necessariamente per il tramonto dell’attuale stagione politica, tuttavia per una sfida così importante vale la pena di tentare.

Andrea Causin - Consigliere Regionale del Veneto

Il rischio di una rappresentazione sbagliata del lavoro

admin gennaio 10th, 2011

 

Il 29,8% dei giovani in Italia sono disoccupati

6 milioni e mezzo di persone lavorano con contratti a tempo determinato, senza previdenza, formazione sicurezza.

L’80% delle ragazze tra i 20 e i 30 anni lavora con contratti che non assicurano la tutela della maternità.

 

chaplin

Eppure la vertenza sullo stabilimento Fiat di Mirafiori sta ancora una volta (come del resto era successo qualche mese fa per Termini Imerese) monopolizzando il dibattito sul mercato del lavoro in Italia.

Posso comprendere che Mirafiori è un luogo simbolo delle conquiste dei diritti, come Marghera o Sesto San Giovanni, tuttavia a me viene spontaneo chiedere di chi e di cosa stiamo parlando.

C’è un imprenditore del settore automobilistico che ha 2 miliardi di euro da investire, in una convergenza economica in cui se io avessi 2 miliardi di euro a disposizione, mi metterei a far tutto fuorché automobili (la prova di quanto dico sta nel numero dei concessionari chiusi in Veneto negli ultimi 12 mesi). Questo imprenditore, un po’ stronzo un po’ padrone, detta le condizioni per investire, e alcune di queste condizioni rappresentano forse un passo indietro.

Per stare nel mercato o per guadagnare di più?!

Non lo so, ma per stare nel mercato, la prima regola per chi intraprende è guadagnare. Altrimenti si fanno i buchi e la fabbrica chiude, l’imprenditore non guadagna e il lavoratore ci rimette il posto.

Ci sono poi i sindacati. Una parte favorevole a fare l’accordo.

Un’altra parte, molto significativa, ritiene per delle ragioni che sono legittime che l’accordo proposto non vada bene, che rappresenti in qualche misura un passo indietro.

Una parte sindacale che fa il proprio mestiere dovrebbe, nella contrattazione, rappresentare gli interessi dei lavoratori, anche aprendo un confronto duro, con lo scopo di chiudere il miglior contratto possibile.

Ma cessa di fare il proprio mestiere se ha deciso, a prescindere, di dire di no all’accordo e lancia, come è successo oggi, dictat arroganti alla politica, in modo particolare ai partiti.

Io non ho paura di dire quello che penso.

Oggi l’accordo va fatto ed è necessario scommettere su una Fiat che ha accettato la sfida della globalizzazione e che lo fa nella consapevolezza che alcune produzioni possono essere competitive solo se rimangono in Italia.

Ma quello che più mi addolora è che per l’ennesima volta l’attenzione va nei confronti di quei lavoratori, che tutto sommato sono tutelati da un contratto collettivo nazionale.

La responsabilità di chi vuole conservare a tutti i costi, non è tanto nella conservazione in se stessa, ma nel silenzio assordante con cui oggi si consuma la solitudine e la disperazione di chi è giovane e  non potrà contare sul lavoro come elemento di certezza intorno a cui costruire un progetto di vita, le sue relazioni, la propria identità personale e sociale.

Governi di centro destra e centro sinistra dal 1997 ad oggi hanno normato una sempre maggiore flessibilità, per affrontare in modo competitivo i processi di globalizzazione, ma in Italia la politica si è dimenticata delle giovani generazioni e il Paese rischia di pagare un prezzo troppo pesante.

Un gatto nel motore

admin dicembre 21st, 2010

gateo2Certe cose uno pensa appartengano all’iconografia della Domenica del Corriere.

Stamattina, mentre percorrevo il “bovolo” del multipiano del garage ASM di Venezia, ho sentito una specie di cigolio continuo. Ho pensato a una rottura ai freni. Raggiunto il quinto piano ho spento il motore. Sono sceso….il rumore continuava a intermittenza. Mi sono chinato ed era un miagolio.

Non credevo alle mie orecchie. Da casa mia a Venezia sono 15 chilometri…..come poteva esserci un gatto nel vano motore? Mi sono chinato ed effettivamente, incastrato nel vano motore c’era un gatto. Ho disteso dei quotidiani a terra, per estrarlo. Ho pensato che il malcapitato fosse il mio gatto.

Dopo qualche tentativo mi sono reso conto che non riuscivo ad estrarlo. Allora ho messo in moto e piano piano sono arrivato al distributore dell’Agip prima di piazzale Roma. Mi sono rivolto ai benzinai “ho un gatto nel motore?” e questi mi guardano e uno mi dice “Consiglier!? Gaeo bevuo de matina presto!!!???”.

Gli increduli hanno dovuto ammettere l’evidenza di fronte al miagolio. Allora con un crik abbiamo alzato l’auto e il meccanico ha infilato il braccio sotto il paracoppa della macchina. Con un guanto anti taglio naturalmente.

Dopo qualche tentativo il meccanico ha estratto il Felino….che (sorpresa!!) non era il mio gatto, ma un cucciolo, chiaramente domestico, visto come era curato e che non aveva paura di me.

Ho preso il malcapitato, messo in bagagliaio e ora si trova al calduccio a casa mia. Ma provvisoriamente! devo piazzarlo…. cmq è andata bene….come ha detto il meccanico “de soito mòre el gato e sassina el motor”….

Sanità: via la politica dai reparti, occupiamoci della programmazione

admin ottobre 16th, 2010

Sintesi dell’intervento del 14 ottobre in sede del consiglio straordinario sulla Sanità

Presidente Zaia.

Sono stupito di come una persona come lei, che è notoriamente profondo conoscitore del mondo dell’impresa, possa non stigmatizzare l’intervento dell’assessore Coletto. Dopo mesi che i giornali rimbalzano le cifre sul buco della sanità veneta, l’assessore dice “ad oggi non siamo in grado di avere un dato preciso”. Dice anche che “se sarà accertato il disavando capiremo con quali strumenti economico e finanziari darci rimedio”.

Un azionista, di fronte ad un amministratore che non conosce la situazione economica e che non presenta delle proposte sul come porvi rimedio, lo revocherebbe immediatamente.

Mi sorprendo di tanta leggerezza e superficialità. Stiamo parlando del servizio pubblico più importante che gestisce la regione. Stiamo parlando della salute dei cittadini, della possibilità che ciascuno di noi ha di contare su strutture moderne ed efficienti, e su medici capaci e motivati.

Appare chiaro a tutti che la sfida del governo del sistema sanitario è complicata. La domanda di sanità è sempre maggiore anche in relazione all’invecchiamento della popolazione. Le risorse economiche sono insufficienti, e comunque il quadro complessivo sarà di una minore capacità di investire.

Eppure in questo scenario voi avete tolto l’addizionale IRPEF, avete tolto le tasse ai ricchi, a chi percepisce più di 40.000, e vi siete permessi il lusso in 15 anni di governo di ritardare l’approvazione del piano socio sanitario, l’unico strumento di programmazione che consenta la riorganizzazione della sanità, mandenendo la qualità del servizio pubblico.

E, sempre senza il piano sanitario, avete deciso di fare degli ospedali nuovi, senza chiudere quelli vecchi, o quelli inadeguati. Li avete fatti con la finanza di progetto….e ad oggi non sapete dirci se è uno strumento efficace.

Oggi Piergiorgio Baita, dalle colonne del “mattino” dichiara che la finanza di progetto in sanità è l’unica alternativa. Stimo Baita, ma non è lui che lo deve decidere, se è l’unica alternativa. Deve essere la politica, la programmazione a dirlo.

La Finanza di progetto va bene solo se risponde a tre requisiti. La qualità dei servizi deve essere mantenuta, l’internvento deve costare meno di quanto costerebbe al pubblico, e il privato deve avere il giusto profitto. Ad oggi nessuno è in grado di dire se questi tre requisiti si realizzano e se il Project Financing è uno strumento valido.

Caro Presidente,

é tempo che la politica torno a occuparsi della programmazione. Via la politica dalla Sanità! Via la politica dalla sanità…..glielo ripeto. Basta azzuffarsi, a partire dal PD, per nominare direttori generli e primari.

I direttori generali devo fare bene il loro mestiere, non devono rispondere a una tessera di partito in tasca, o all’amicizia con il politico di turno. I primari devono essere bravi medici, noni cavalier serventi della politica.

Facciamo tutti un passo indietro. la salute è un bene primario, non possiamo permettere che sia oggetto di lottizzazioni

Se Atene piange, Sparta non ride

admin maggio 5th, 2010

ateneSe Atene piange….

e se Atene non fosse così distante da Roma. Come moltissime altre persone sto assistendo sui siti Web la situazione paradossale che sta vivendo un paese Europeo, come la Grecia che si trova sull’orlo della bancarotta e della paralisi. Le misure che ha adottato il governo di Atene hanno una ricaduta pesantissima sulla vita dei cittadini e sulla coesione sociale del paese intero.

Le famiglie hanno perso in poche ore circa il 30% della capacità di reddito, l’economia ha subito un drastico rallentamento e la rabbia si è impossassata delle piazze, con scene che ricordano paesi che sono ben lontani dalla tradizione delle democrazie occidentali.

Eppure la Grecia era entrata autorevolmente in Europa, aveva gestito la partita economica delle Olimpiadi e poteva contare su un economia di tutto rispetto, con campi di eccellenza come il Turismo.

Eppure i numeri non lasciano scampo. L’incapacità di mettere in atto riforme nel sistema previdenziale e sociale, la mancata capacità  di riformare la pubblica amministrazione, la pesantezza di un debito pubblico elevatissimo rispetto al Pil e l’impatto della crisi economica che dal 2008 ha ridotto pesantemente la capacità di gettito della fiscalità generale, hanno creato in Grecia, ma sembra non solo li, una miscela esplosiva.

E in economia, i conti, anche se sono quelli pubblici, devono sempre tornare.

Tremonti dice agli Italiani di stare tranquilli.

Ma noi non abbiamo delle condizioni molto diverese dalla grecia. Una pubblica amminsitrazione sovradimensionata, soprattutto in alcune zone del Paese. Un debito bubblico spaventoso che ha ripreso a salire e un crollo delle entrate generali dovuto alla crisi economica.

In questo scenario, il governo Berlusconi, tutto ha fatto fuorchè riformare il Paese.

Credo che sia ora e tempo che il PD costruisca il proprio asse identitario su una vera riforma della politica e una vera riforma del Paese. Come? Con proposte concrete. Come quelle dell’unione dei Comuni, dell’abolizione delle Province, dell’attuazione del Federlaismo costringendo gli enti non virtuosi a mettersi in linea, con la riforma della fiscalità generale, con la riduzione dei costi della politica e la fusione degli enti di secondo livello, la riduzione del costo del lavoro, la semplificazione amministrativa per le aziende e per i privati…..insomma tutte quelle cose che sarebbe opportuno fare quando si pensa al futuro.

Un futuro che, come si evince dall’andamento economico degli ultimi due anni, non è sempre e per forza radioso.

Non sottovalutiamo Atene che piange….fin che siamo in tempo.

E’ sbagliato liquidare la proposta del PD del Nord

admin aprile 17th, 2010

Prodi, Cacciari e Chiamparino hanno rilanciato in questi giorni la proposta del Partito Democratico del Nord. Tre figure per certi versi differenti ma che sono accomunate da un elemento fondamentale, quello di avere conseguito delle vittorie, e di avere l’autorevolezza di avanzare una proposta di questo tipo.

Mi chiedo e chiedo anche ai Democratici del Veneto, se non sia il caso di prenderla attentamente in esame, invece di liquidarla in modo frettoloso come ha fatto Bersani o come è venuto a fare Penati in sede di direzione regionale in Veneto.

C’è un dato su tutti che dovrebbe mettere in allarme il gruppo dirigente Veneto e Nazionale.

Nell’occasione delle politiche 2008, all’indomani della scelta del Lingotto in cui Veltroni aveva dato vita al Partito Democratico i voti alla Camera dei Deputati nella circoscrizione del Veneto furono 812.509. Alle regionali 2010 i voti al PD sono calati drasticamente a 456.309 in parte a onor del vero per l’astensione, ma in parte per incapacità di interpretare e rappresentare le istanze di questa regione e del Nord del Paese.

In soli due anni il PD in Veneto ha perso quasi la metà degli elettori.

Questo deve essere un campanello d’allarme da non ignorare, perché il rischio della residualità della proposta politica del PD in Veneto e nel Nord del Paese è dietro l’angolo, dal momento che con un dato che si assesta intorno al 20% risulta difficile pensare di poter vincere nelle amministrazioni locali.

Ci sono sicuramente degli errori che vanno imputati al gruppo dirigente locale, come la scelta di individuare un candidato presidente solo un mese prima del voto, anziché un anno prima. Tuttavia non si tratta solo di questo.

Se si esamina con attenzione il voto di lista, cosa che è stata fatta con il contributo dell’Ipsos nel corso della direzione regionale, si evince che la proposta del PD è debole tra i giovani di età compresa tra i 25 e 35 anni, tra gli operai, gli artigiani e i lavoratori delle aziende private, tra i pensionati.

Mentre mantiene un buon appeal tra i laureati, i dipendenti pubblici, gli studenti universitari, i professionisti.  

Oggi la parola d’ordine deve essere “rilanciare” il partito.

E questa operazione di rilancio, legata ai temi, alle proposte e all’identità, non può avvenire senza una forte autonomia dalle correnti e dai capibastone nazionali.

Infatti senza una forte autonomia nella proposta culturale, nella scelta delle candidature, nella selezione dei gruppi dirigenti non sarà possibile essere efficaci sui temi del Nord.

Non è una questione nominale, ma di sostanza. Il Partito “federato” è necessario per far capire ai leader nazionali, che fino ad oggi hanno compreso e valorizzato poco di ciò che accade nella parte produttiva del Paese, che è tempo di adottare una strategia diversa, un cambio di passo.

La prova di questa disattenzione è stata una campagna elettorale in cui la questione settentrionale è stata completamente ignorata.

In campagna elettorale spesso la gente mi chiedeva se noi del PD ci stiamo rendendo conto della brutalità con cui la crisi sta facendo soccombere migliaia di imprese e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e conseguentemente la qualità della vita delle famiglie.

E gli elettori non ponevano questa domanda per una sorta di disattenzione, ma perché il Partito Democratico ancora una volta non ha saputo veicolare una proposta al Paese sui temi dell’impresa, della fiscalità, del lavoro, della salute e dell’istruzione, preferendo inseguire ancora una volta i pasticci del Pdl, le vicende giudiziarie del Premier e concentrandosi su altre zone del Paese che hanno necessità e istanze tematiche profondamente differenti.

Ecco perché trovo imprudente liquidare la proposta del Partito Democratico del Nord in modo frettoloso, perché la strada intrapresa fino ad oggi non è stata foriera di grandi vittorie e non ha dato segnali di controtendenza rispetto a un declino progressivo che rischia di essere pericoloso per il PD e per una parte del Paese che ha bisogno di poter coltivare un alternativa reale e credibile alla Lega Nord.

Un cammino, un’occasione di riflessione

admin aprile 15th, 2010

basilica-sant-antonio-padova1Parlo raramente di certe cose, per pudore o per discrezione, e ho scelto di farlo dalle colonne del mio Blog. Gli uomino e le donne del nostro pianeta sono spesso accomunati da una dimensione religiosa e da una dimensione di fede. Popoli diversi in epoche diverse sono stato accomunati dalla ricerca di ciò che trascende da sè. Dio, Jahvè, Allah…

E anche io vivo questa dimensione. Magari in modo non costante, a volte problematico, con le mie fragilità… personalmente ho sempre vissuto la dimensione della mia fede come spinta all’impegno sociale e politico, anche se questa dimensione non ha mai rappresnetato per me un “limite” o un “pregiudizio” nello svolgimento del mio ruolo, o nelle scelte che dovevo compiere nell’atticità legislativa.

Nella mia formazione ho vissuto esperienze di formazione molto molto belle, sia nell’azioen cattolica (in parrocchia) sia nella lunga militanza nelle Acli. I campi estivi, l’espereinza di Assisi a contatto con il francescanesimo, l’esperienza della comunità ecumenica di Taizè. Insomma esperienze di incontro, relazione e riflessione che hanno contribuito in buona parte a farmi crescere e a diventare quell che sono oggi.

L’unica esperienza che mi mancava era il “cammino”…il pellegrinaggio. Nei mesi scorsi ci ho riflettuto molto soprattutto dopo aver incontrato un amico che nell’espereinza del Cammino di Santiago ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita.

Qualche giorno fa, a conclusione di una fase impegnativa e complicata ho deciso di compiere il cammino verso Padova, per visitare la Basilica di Sant’Antonio. Un Santo che è caro non solo a noi veneti, ma in tutto il mondo, noto per i suoi miracoli, ma che a me colpisce per la scelta radicale di seguire Francesco nella riforma di una chiesaschierata dalla parte dei poveri e degli ultimi.

Così martedì alle 8 della mattina, nell’incredulità di chi mi conosce sono partito a piedi da casa mia. E lungo le strade secondarie, le campagne e gli argini, dopo 8 ore e 57 minuti di cammino sono arrivato alla Basilica di Sant’Antonio da Padova.

Ho attraversato una campagna lacerata dalle grandi infrastrutture, dove non ‘è più una fontana pubblica per potersi dissetare e dove non c’è un angolo dove fare la pipì al riparo da occhi indiscreti.

Potrei raccontare della fatica, del mal di piedi….ma voglio solo condividere alcune sensazioni del cammino, che è stato più bello nelle 3 ore finali quando la batteria del telefono era esaurita.

Ho riscoperto il valore della fatica e del silenzio.

Ho scoperto che invece di sbagliare strada (come mi è capitato più volte) ci vorrebbe l’umiltà di chiedere aiuto e anche che se hai bisogno di una mano, se la chiedi, c’è qualcuno che magari è disposto a dartela.

Insomma ho fatto un’esperienza nuova e molto più profonda di quello che potevo pensare e che consiglio a chi a voglia di prendersi un po di tempo, per rallentare, riflettere e osservare.

P.S: l’enervit è consigliato per l’acido latticobasilica-sant-antonio-padova

Ho imparato alcune cose.

IL PD E IL NUOVISMO….CHE AVANZA

admin aprile 4th, 2010

In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di persone che si complimentano per la mia elezione. Dicono bravo a me ed esprimono una litania infinita di lamentazioni sul Partito Democratico. Un paio di messaggi passano inosservati, ma decine di questo tenore sono un campione significativo.

Moltissime persone mi esprimono una linea critica sul PD…..su Bersani….

Ad un certo punto mi è venuto un dubbio.

Se avessi parlato male del PD, se avessi sparlato del segretario nazionale, in campagna elettorale forse avrei raddoppiato i voti (naturalmente non essendoci la controprova è una asserzione del tutto teorica).

Per scelta e per stile ho parlato di quella cosa noiosissima e banale che sono i CONTENUTI e i PROGRAMMI.

Non si va sul giornale parlando di contenuti e programmi.

Non si vince un congresso esprimendo nel detaglio una linea politica e una prospettiva.

Nel nostro paese non si vincono le elezioni, entrando nel merito della situazione di crisi del paese e presentandosi con delle proposte.

Non si diventa leader con la fatica del lavoro territoriale e la ricerca culturale quotidiana.

L’importante, anche nel PD, è dire che le cose non vanno, che la leadership è bollita, che abbiamo sbagliato tutto, che i consiglieri regionali e i deputati sono inadeguati.

Se dici questo prendi un applauso…..se invece tenti di spiegare e avviare una riflessione su come si può sostenere l’economia per uscire dalla crisi economica, anche in qualche circolo, la gente ti guarda annoiata come a dire “sempre le solite cose….di che la leaderschip è inadeguata!”.

Mentre è sempre più evidente la necessità di recuperare un legame con il territorio e con i mondi del lavoro, una parte del popolo del PD è in attesa di qualche nuovo Messiah.

Mentre è sempre più necessario affidare al PD un ruolo di rifondazione e di riforma (anche nei comportamenti) della politica in Italia, una buona parte del popolo del PD si dichiara delusa per un segretario che non dice le cose che dicono Grillo e Di Pietro.

Ecco allora il nuovismo!

Io dovrei essere contento…ho 37 anni.

E invece sono preoccupato perché, in questo fottutissimo Paese, non c’è solo il mio percorso personale, ma c’è il destino di tanta gente, il futuro delle vecchie e delle giovani generazioni.

A me interessa una politica attenta, pulita e capace di dare delle risposte.

Mi interessa di più di qualche luminoso e mediatico percorso, fosse anche il mio.

Qualche mese fa, mentre con alcuni democratici amici ascoltavamo un nuovo Messiah di turno…e mentre qualcuno applaudiva commosso….ho chiesto “scusate, ma che cosa ha detto di così interessante e innovativo?”. Scena muta….nessuno sapeva dirmi l’argomento di cui il Messiah stava parlando.

Io ho un’altra idea della politica.

La politica come “studio” e come radicamento.

La politica come azione collettiva che parte dalla condivisione di idee e di valori.

La sfida del PD è tutta davanti a noi e le speculazioni sul nuovismo fatuo che avanza o sull’inadeguatezza di un segretario eletto solo 5 mesi fa con le primarie non fa bene.

Il PD ha preso una mazzolata alle Regionali e sono stati fatti molti errori.

Ma non è sostituendo il “mediocre” che c’è (ammesso che sia mediocre, e su questo ho i miei dubbi) con l’inesoperienza e l’inconsistenza, che si risolvono i problemi.

Teniamoci Bersani (e detto da uno che non l’ha sostenuto in congresso…) e rimbocchiamoci le maniche per recuperare il terreno perduto, dicendo quello che vogliamo noi per il Paese, più che stare a parlar male degli altri.

 

7008 volte GRAZIE

admin aprile 2nd, 2010

7008 persone che hanno votato PD scrivendo il mio nome sulla scheda…. provo ad immaginare.

7008 persone sono 2 PALA TALIERCIO pieni zeppi di gente! Ed è una grande responsabilità da esercitare. Grazie a tutti, perchè con il contributo di ciascuno sono stato rieletto in Consiglio Regionale del Veneto a rappresentare, non naturalmente solo 7008 persone ma i quasi 5 milioni di cittadini del Veneto.

Inizia così una nuova avventura…..

Next »