Archive for the 'Senza Categoria' Category

ATER di Venezia: grave speculazione elettorale sulle spalle della gente

admin marzo 1st, 2010

In periodo elettorale si fa di tutto. Tuttavia io credo che ci siano del limiti che non vanno valicati. La lettera in questione che per opportuna conoscenza allego, dimostra come si può abusare di un ruolo rimanendo nella legalità ma sconfinando nella grave inopportunità.

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Ma Cosa c’è che non va in questa lettera. Un particolare molto semplice “Il disegno di legge sarà sottoposto all’esame del consiglio regionale per la definitiva approvazione….”.

Quale approvazione? Quale consiglio regionale, visto che è sciolto dal 9 febbraio 2010 per fine legislatura e non risulta che la giunta abbia trasmesso alle comissioni competenti e al consiglio detto provvedimento, e che quand’anche lo avesse fatto, qualsiasi addetto ai lavori era a conoscenza che le ultime sessioni di legislatura erano vincolate all’approvazione della legge finanziaria e di alcuni progetti di legge (infatti non si chiamano nemmeno “disegni”) già esaminati dalle comissioni e approvati all’unanimità.

Insomma pura e semplice speculazione elettorale sulla pelle delle famiglie che sono in difficoltà e hanno avuto la necessità di fare ricorso a un alloggio pubblico.

Questo è lo stile del centrodestra Veneto…..

Ciao Alberto

admin gennaio 28th, 2010

albertoCi sono alcune notizie che quando arrivano non sembrano vere. Alberto Landi ci ha lasciati e io non riesco a pensare a questa prospettiva. Non serve a nulla chiedersi “perchè” ma si può accettare questo avvenimento e farlo più lieve, se Alberto vive in noi con i ricordi, imparticolare quello del suo impegno civile nella conduzione di Radio San Donà.

Una decina di anni fa, quando facevo il segretario nazionale di gioventù aclista, stavo camminando per il centro di San Donà in coccasione di un congresso delle ACLI con Toni Sforzin un altro amico che mi manca moltissimo, Nando Cuzzolin. Alberto si è presentato in modo irriverente con un vecchio registratore verde a cassetta, con adesivi vari appiccicati. Mi ha sparato un paio di domande, non ricordo nemmeno su cosa. Credevo fosse uno scherzo. Invece era una cosa seria…. Alberto era Radio San Donà.

Negli anni ci siamo incontrati spesso nelle occasioni più diverse e più strane. Una sera di agosto, durante il congresso del PD abbiamo passato una bellissima serata con altri amici. E io e lui eravamo l’uno di fronte all’altro a contenderci fette di pizza e a bere mezzi litri di birra ghiacciata che accompagnavano i discorsi sulla politica. E lui era rigoroso, più rigoroso di me…. sugli ideali, gli stili e i comportamenti.

pieroE poi l’ultima volta che ci siamo visti. Con gli amici del PD di San Donà gli abbiamo portato Piero Fassino, una fredda domenica di fine ottobre. La redazione della Radio era suggestiva, aveva un che di casa, di familiare e in un certo senso tutto dentro narrava la passione per un impegno.

“Voglio però ricordarti com’eri pensare che ancora vivi voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi che come allora sorridi.”

Il barbacarlo di Lino Maga

admin gennaio 17th, 2010

barbacarloPof!

il rumore del tappo che si sfila dalla bottiglia di Barbacarlo 1986 del cavalier Lino Maga, di Broni, Pavia e tre amici osservano e ascoltano in religioso silenzio la scena. La scena si è svolta due sere fa in trattoria da Giovanni Brunello a Scandolara. Con Luca e Ruggero ho chiesto una bottiglia di Barbacarlo….è arrivato il 1986.

Nel 1986 facevo la prima superiore….conto con le dita. 23 anni. Un oltrepò pavese che ha ventitrè anni e fa ancora “pof!” quando lo apri. Questo vino ha accompagnato molte delle cene che faccio anche a casa mia. Nonostante lo abbia messo a confronto con altri grandi vini italiani, i miei ospiti sono sempre stati sbalorditi.

Non sono nè un Somelier nè un esperto di vini. Bevo, assaggio….provo a capire se è buono o se non è buono con un semplice criterio. la piacevolezza. Se mi piace è buono! Spesso poi quando incontro un vino buono cerco di capire, di informarmi chi lo fa, che persona è, la cura che ci mette.. E così è nato l’incontro con il Barbacarlo.

Quando apri una bottiglia del 1986 o del 1989 ed è ancora frizzante, vivo, piacevole…..ti sorprende. Insomma da provare e forse metterà in secondo piano anche qualche “blasonato” italiano.

A vien col fredo a va via co a piòva

admin dicembre 21st, 2009

Grande discussione oggi in famiglia. “mi rcordo, tanta così nell’inverno dell’83″…..i miei dicono che “tanta così non se ne vedeva dagli ultimi inverni degli anni 40″…. . La protagonista della discussione è lei: la neve. E di neve l’altra notte ne è caduta davvero tanta.

pc202393Oggi ho portato Giovanni a giocare sull’argine del fiume Dese….e sono tornato indietro nel tempo. Quando avevo una decina d’anni e gli inverni erano tosti. Non c’erano le “braghe” tecniche…..o il velluto che ti bagnavi fino alle mutande o delle braghe in simil plastica che ti facevi la sauna.

Credo di essere appartenuto all’ultima generazione che con sciami di ragazzi usciva dopo la nevicata e si tornava dopo ore con le guance incandescenti, le mani viola, bagnati fino al midollo, con sciarpe di lana e berretti che pesavano mezzo chilo.

L’ultima generazione che ha praticato “l’issar sui fossi” ovvero lanciarsi con delle slitte artigianali in legno con i pattini in ferro sul ghiaccio dei fossati per l’irrigazione.

Credo veramente di essere stato l’ultimo….perchè oggi sulla neve dei prati e sull’argine del Dese le impronte che c’erano erano solo quelle mie e di mio figlio. Per un attimo mi è venuta in mente la campagna di neve “pestata” e dipercorsa da ragazzini urlanti dei primi anni ottanta. Un immagine, una sensazione….un velo di tristezza…..poi le capriole di Giovanni sulla neve mi hanno riportato alla realtà e al privilegio del silenzio della campagna veneta che riposa sotto una spessa coltre di neve.

60 anni di Gioventù Aclista

admin novembre 19th, 2009

In questi guiorni i giovani delle ACLI sono impegnati nel convegno nazionale Agorà: Generare Cittadinanza. Ma la notizia credo che sia un’altra. Nel giugno del 1949 nasceva ufficiamente il movimento giovanile delle ACLI, una esperienza di educazione sociale e alla politica straordinaria nella quale sono transitate tantissime persone.

ga

Quando Giuseppe Failla, l’attuale segretario dei Giovani delle ACLI, mi ha contattato, per partecipare a una tavola rotonda sul 60° di GA, mi è suonato strano.  Sono passati 7 anni da quando ho “lasciato”, ma a me sembra una vita.  E’ mi è sembrato strano e anche sentito un po’ vecchio nella prospettiva della rievocazione.

Strano ma piacevole…. sto pensando agli avvenimenti che hanno accompagnato la mia responsabilità. Il Giubileo, il G8 di Genova, le grandi manifestazioni sul lavoro….i governi che si sono succeduti, i partiti che sono morti e sono nati.

Sto pensando soprattutto alle persone.

Ragazze e ragazzi con cui ho condiviso una esperienza di vita, ideali, visioni, battaglie…..ma non voglio scrivere di più….non sono bravo a fare le commemorazioni, soprattutto quelle che riguardano una esperienza che è ancora viva e vitale.

Tanti auguri, buon compleanno GA

Andrea Causin: Laicità, il mio modello e’ Livio Labor

admin settembre 22nd, 2009

intervista di Laura Organte ad Andrea Causin

Causin, lei viene definito un cattolico, come sta nel PD?

 Bene. E’ finalmente la vicenda politica a cui mi sento di appartenere.

 Ma non le fa problema la dimensione dell’identità?

 Assolutamente no. Il PD è un partito plurale dal punto di vista delle culture e in questo rispecchia la società italiana, che è una società plurale.  Io sono orgoglioso di essermi formato in una delle   grandi organizzazioni del lavoro che fa riferimento al cattolicesimo  sociale. So che questo bagaglio è importante per me e prezioso per  il partito. Ma lungi da me pensare che intorno al cattolicesimo  democratico, il cattolicesimo sociale, il pensiero socialista o  altre opzioni del secolo scorso, si possa costruire l’identità di un  partito moderno.

 Dunque ha ragione chi sostiene che il PD non ha identità?

 Assolutamente no. La nostra identita’ e’ quella democratica. L’identita’  moderna che raccoglie e innova le migliori tradizioni del riformismo italiano. Gli elettori hanno bisogno di riconoscersi in una visione, in una gerarchia di valori. Centro e sinistra sono luoghi ”freddi”. La nostra identita’ sta in parole come solidarieta’, lotta alle disuguaglianze, centralita’ della persona. Ma gli elettori vogliono di piu’. Vogliono dai politici anche un’assunzione di responsabilita’ . Vogliono una classe politica in grado di incarnare quei valori. Vogliono dare fiducia a chi dimostra coerenza nei propri comportamenti.

L’identità del PD si gioca sulla credibilita’ delle affermazioni che facciamo. Oggi è tempo di dire dei “no” con chiarezza e fare delle proposte altrettanto chiare. Dal campo della sicurezza, a quello dell’economia e del lavoro, al campo delicato della bioetica.

 La bioetica appunto.  Nelle mozioni si parla di laicità come metodo nuovo, che ne pensa?

 La laicità non è semplicemente un metodo e non è un fatto nuovo nel nostro Paese. Se continuiamo a chiamarla metodo, rimaniamo nel campo della teoria. La laicità è una pratica a cui sono chiamati credenti e non credenti, la capacità di porsi di fronte a un problema nuovo, inedito, che ha implicazioni etiche e dare una risposta che rispetti la libertà individuale e il dovere, previsto dalla Costituzione, che  ha la Repubblica di avere a cuore la vita e la salute dei cittadini  Italiani.

 In che senso non è un fatto nuovo?

 Nel senso che il bipolarismo etico è un fatto recente e indecente. Il giudizio su una questione eticamente sensibile non può essere iscritto nello scehma centrosinistra – centrodestra. Il nostro Paese, se non avesse avuto laici e cattolici, capaci di entrare nel merito delle questioni, non avrebbe oggi la Carta Costituzionale che   ha, che è la garanzia massima della laicità dello Stato. E se un uomo come Livio Labor, prima presidente per 10 anni delle ACLI e poi Senatore nelle file del PSI,  non avesse fatto il realtore della legge 194, sull’interruzione di gravidanza, oggi non avremmo, una legge così moderna e avanzata e ci sarebbero ancora gli   aborti clandestini, con le conseguenze che si possono immaginare.

 Qualcuno, anche nel suo partito, ritiene che unioni civili, testamento biologico e questioni similari siano temi residuali che fanno perdere voti.

 Chi pensa questo è uno sciocco. Quando c’è stata la vicenda di Eluana Englaro nel Paese c’è stata una grande partecipazione e lo sa perché?

 Me lo dica lei

 Perché ciascuno di noi potrebbe trovarsi in quella situazione. E ciascuno si è chiesto che cosa avrebbe scelto se fosse stato al posto di Eluana. Il vero problema è che in Italia questa scelta è negata. Se io mi trovassi i quelle condizioni vorrei aver dato disposizioni in precedenza. Non vorrei che questa responsabilità ricadesse su altri e un giudice o peggio un decreto legge potessero decidere per me in un senso o nell’altro. Il testamento biologico è una priorità. Ma lo sono anche le unioni civili, le applicazioni della scienza alla salute. Sono questioni che attengono sempre di più alla nostra vita.

 E la Binetti?

 Beh Paola ha il diritto di dire la sua, ma non può imporre al PD uno schema di gioco fuori dalla realtà che ci troviamo a dover affrontare. Il PD su alcuni temi ha la responsabilità di assumere delle decisoni.  Se lei non se la sente, la posso comprendere.

 Scuola e ora di religione, come la pensa?

Dico no all’ora di religione cattolica, dico si allo studio delle culture e delle religioni.

Abito in una regione dove su 565.000 studenti di tutti gli ordini e gradi ce ne sono ben 75.000 che vengono da 40 paesi dentro e fuori la UE.

Io non credo ai percorsi separati, Sono convinto che l’integrazione renderà più forti i nostri figli. Ma il processo va guidato. Lo studio delle culture delle religioni è importante perché consente di comprendere i legami sociali, le abitudini, i comportamenti e anche   come si sono costituite le costituzioni. La mediazione culturale è   la chiave per costruire una società dove sicurezza e integrazioni   sono valori condivisi e coesistenti.

 Un’ ultima domanda cattiva. Sull’aborto come la pensa veramente?

 Le racconto una cosa personale. Nel 2003 mia moglie ed io attendevamo un bimbo. Poco prima di rimanere incinta aveva avuto la varicella. Il medico ci suggerì di interrompere la gravidanza, in quanto la viralità residua avrebbe potuto compromettere l’embrione.  

Decidemmo insieme di continuare e dopo pochi giorni ci fu un aborto spontaneo. La natura fece il suo corso. Bene, se una coppia nelle stesse condizioni decidesse invece di interrompere la  gravidanza, deve avere il diritto di farlo. Lo sa invece cosa mi  scandalizza?

 Dica.

 Mi scandalizza la storia, vera, di quella ragazza che aveva un contratto a progetto. Una volta rimasta incinta il suo datore di lavoro le ha detto di decidere tra il figlio e lo stipendio. Quella ragazza è stata costretta a fare la scelta più tragica e a me è rimasta l’idea che un Paese che tutela le persone in base al contratto di lavoro con cui queste lavorano, e non per il fatto di essere persone, è un paese ancora incivile.

Pubblico una lettera di Adriano Verlato (VI)

admin agosto 6th, 2009

Perchè ho scelto Franceschini

Perché Franceschini.

Mi rivolgo agli amici del Pd per spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a sottoscrivere la candidatura Franceschini, pur avendo la  massima stima anche degli altri 2  candidati: Bersani e Marino.
Si tratta di una felice coincidenza che vede, contemporaneamente, presentarsi 3 persone degne di vittoria che tuttavia esigono una scelta le cui motivazioni mi accingo ad elencare. Intanto non è casuale che i programmi siano in alcuni punti molto simili così come la trasversalità degli appoggi indica che il meticciato incomincia a funzionare.
Questi primi mesi di segreteria Franceschini lo hanno visto agire e parlare con chiarezza e fermezza tali da arrestare la deriva pericolosa verso la quale si stava andando. Il processo costitutivo del Pd ha sopportato  molti errori e il nostro se ne è fatto carico con coraggio in un momento in cui nessun altro si faceva avanti. E questa non è cosa da poco. Mi piace anche portare alla vostra attenzione il fatto che Dario, una volta eletto, non ha fatto, come consuetudine vuole in  politica, che si prendano le distanze da chi ha lasciato. Ha invece, in più occasioni, affermato il suo accordo su tutto quanto  Veltroni aveva detto e fatto. Coerenza e correttezza.
L’eredità era pesante. l’idea di autosufficienza  che aveva, pur involontariamente , aiutato la crisi del Prodi 2, è stata abbandonata, ma non l’idea del bipolarismo con un Partito democratico che deve essere cuore e mente di tutta la sinistra. E da questa eredità che sono nati gli organi elefantiaci locali, privi di poteri decisionali reali, la difficoltà di far emergere una nuova classe dirigente e il vuoto rapporto tra la vitalità di molti circoli e la molle iniziativa centrale.
In questo panorama Franceschini è venuto ad operare dando al partito, nonostante il disturbo di Pietro, segni ideali inequivocabili e coerenti con i comportamenti , concretezza propositiva in Parlamento e riuscendo, in varie occasioni, a far migliorare i provvedimenti del governo per la crisi economica.
Non va sottovalutato altresì che il nostro ha reintrodotto negli organi deliberativi la prassi delle votazioni praticamente su ogni decisione togliendo la possibilità di recriminazioni successive ai malpancisti. L’altro argomento di peso per le alleanze future del Pd è la posizione dei vari candidati sull’argomento. A me sembra che la posizione di Franceschini sia sintetizzata in modo efficace e pragmatico dalla  seguente sua puntualizzazione che mi permetto di sottoscrivere in toto: “caratterizzarsi e scontrarsi nel dibattito congressuale solo sulla scelta dei possibili alleati di domani sarebbe prova di una sconcertante povertà di idee. Fare opposizione con altri partiti, individuare battaglie comuni sui contenuti dell’azione di governo, sarà il terreno migliore per sperimentare la possibilità di formare un’alleanza coesa e credibile”. Ci sono ancora un paio di osservazioni che mi pare giusto ricordare.
Cambiare un segretario nazionale dopo pochi mesi dalla sue elezione, solo perché lo Statuto lo prevede, mi sembra autolesionistico. Sarebbe stato quindi opportuno spostare più avanti il congresso in modo da consentire al segretario di impiegare tutte le sue forze nel fare opposizione e non nel contendere la carica. Teniamo, per di più , presente che cannibalizzando in questo modo e con questa velocità i nostri segretari, diamo alla destra il modo di affermare che li cambiamo perché valgono poco o nulla. E questa è un’opinione irricevibile visto che, se abbiamo qualche cosa di valido, sono proprio le personalità di grande livello e capacità. Infine ho in varie occasioni apprezzato il linguaggio scarno e diretto di Franceschini che ha saputo sempre, a Ballarò, nei dibattiti e in ogni occasione di confronto, tenere sempre salda la barra del ragionamento.Ultimo ma non meno importante,credo che il nostro segretario con il volere un partito strutturato, ma con apertura anche e sovente ai nostri elettori, pur non iscritti al Pd, interpreti correttamente quello
che è e sarà sempre la caratteristica del nostro nuovo partito.

Adriano Verlato

C’è ancora chi pratica il coraggio della verità

admin maggio 14th, 2009

Oggi, sconcertato dalle affermazioni del premier e attonito per l’approvazione del decreto “sicurezza” sono stato rinfrancato da un amico che mi ha fatto leggere questa bellisima lettera del Vescovo di Alba. Dovrebbe essere un monito per tutti. Per lo stile e per i contenuti.

dhoLa domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva e impressionante di interventi, non semplicemente opinioni – sia pure preoccupanti – ma norme legislative in vigore o in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato.

Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza».

Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti, contro ogni elementare senso di umanità, poi la tassa – spropositata a dir poco – per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno, poi ancora l’autorizzazione generale delle “ronde” (già sperimentate in terra padana) che non possono non evocare, per chi conosce la storia, altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso.

Infine la più grave, la recentissima modifica – in peggio addirittura, il che è tutto detto! – della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica l’invito, ai medici del pronto soccorso a denunciare – vera delazione di Stato – i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo proposito mesi fa alcuni Comuni, sempre della Padania, avevano preceduto in questa impostazione aberrante, fornendo ai loro cittadini un numero verde con un caldo invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica, non diciamo cristiana ma anche umana. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi:
che ci manca ancora?
Quale la prossima mossa?
La stella gialla con relativi campi?

Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti l’ambiente medico – non solo quello dei cattolici – che ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire la propria dignità professionale, che da Ippocrate in poi (che era un pagano ma un uomo innanzitutto) esige di curare il malato chiunque egli sia, pronti a esercitare se necessario l’obiezione di coscienza, riconosciuta o meno.

Anche il mondo ecclesiale (finalmente!) a diversi livelli sembra reagire, anche se ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico Avvenire (6 febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti, in casa nostra e non solo: «Un vulnus a un diritto fondamentale. Un boomerang per la salute di tutti, italiani compresi. Un incentivo per gli ambulatori etnici clandestini. Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista». Non è il caso di aggiungere altro se non due piccole considerazioni.

Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall’ormai lontana campagna contro l’aborto non si verificava un impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi il caso Eluana e il rischio reale dell’introduzione surrettizia dell’eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori – la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili» sono tali a patto di essere indivisibili,– per cui una vera difesa va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone senza distinzione. In caso contrario, oltre alla ingiustizia di fondo, ne va di mezzo pure la nostra credibilità nella loro difesa.

Strettamente collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già espresso altre volte e che continua a rimanere senza una risposta accettabile: come è possibile che molti cristiani – almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure a esibire questa qualità – sostengano in maniera determinante forze politiche che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare e attuare come programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in contrasto con i princìpi evangelici?

Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre catechesi e incontri pastorali e chi si azzarda timidamente ad accennarla, chiunque egli sia, anche pastore, è tacciato di «fare politica»?
Dio non voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo per eventi ormai passati. La storia, impietosa, difficilmente perdona.


+Sebastiano Dho,
vescovo di Alba

L’homme Integre. Il nontro premier può rappresentare il Paese?

admin maggio 11th, 2009

sankara

L’accostamento è di quelli forti, me ne rendo conto.

Fare riferimento a Thomas Sankara per svolgere un paio di riflessioni rispetto al nostro attuale premier, potrebbe sembrare una forzatura e in qualche misura una mancanza di rispetto nei confronti della figura di Sankara.

Ma può essere utile a sviscerare il tema che è sul tavolo questi giorni, sotto strati e strati di gossip all’Italiana: l’integrità della persona è un elemento da cui si può prescindere, quando questa persona è chiamata a rappresentare un paese?

Sono voluto partire da Thonas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987 perché in tutta l’Africa è conosciuto come l’homme integre, l’uomo integro appunto. Sankara, proveniente dalla carriera militare e divenuto presidente giovanissimo, decise di cambiare volto a uno dei paesi più poveri dell’Africa. Lo fece sciegliendo la sobrietà, continuando a vivere in modo essenziale lui per primo, insieme agli esponenti del suo governo. Preferendo le campagne di vaccinazioni obbligatorie alla corsa agli armamenti. Privilegiando la costruzione di scuole e ospedali alla restituzione di un debito estero di cui né lui ne il suo popolo erano responsabili. Fino al 1987, anno in cui proprio per la sua intransigenza e integrità, pagò con la vita il fatto di aver pestato i piedi ai potenti del Burkina e dell’emisfero occidentale del pianeta.

Il nostro Premier non è certo un esempio di integrità.

Non lo dico io. Lo ha detto, anzi lo ha scritto, la donna che con lui ci ha fatto tre figli e ci ha vissuto per 30 anni. Il tema non è il suo divorzio, o la mediatizzazione del suo divorzio. Fatto inevitabile per persone che hanno un’immagine pubblica.

La questione, come ha sommessamente spiegato il direttore di Avvenire, è che la signora Lario ha gettato una ombra inquetante sull’integrità del marito adducendo delle motivazioni gravi e per giunta non smentite.

Ci si potrebbe chiedere che cosa c’è di nuovo in tutto questo?

Che cosa ci si poteva aspettare da una persona che è proprietaria di una azienda che occupa abusivamente una frequenza televisiva? Che cosa ci si poteva attendere da uno che ha palesemente e ripetutamente violato le normative fiscali italiane, corrompendo i giudici e costringendo il “suo” parlamento a fare una legge salva – premier?

Il punto è che a me, personalmente, resta un tarlo.

Uno che evade le tasse, che corrompe i giudici, che si fa beffa delle leggi dello stato e che utilizza il parlamento “pro domo sua”….che – come ha scritto la moglie – va con le minorenni….può degnamente ed efficacemente rappresentare il nostro Paese?

La segretaria ne ha fatta di super - strada

admin maggio 5th, 2009

cantiereDa parte di alcuni amici mi è stato segnalato questo interessantissimo articolo pubblicato a pagina 64 de l’Espresso della scorsa settimana….molto…..molto interessante. Aiuta a capire alcune dinamiche. Ma soprattutto mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli imprenditori che si smazzano dalla mattina alla sera e non hanno legami con la politica. C’è un libero mercato in Italia nel settore delle opere pubbliche? Al lettore ogni giudizio

di VITTORIO MALAGUTTI PER “L’ESPRESSO”

“Gli avversari politici del suo capo, senza grande sfoggio di fantasia, si erano inventati per lei il soprannome di ‘Dogessa’. Maligni. A quei tempi, era il 2005, Claudia Minutillo faceva da segretaria a Giancarlo Galan, governatore, e quindi ‘Doge’, del Veneto. La signora sfoggiava modi spicci e un’aria vagamente manageriale, ma certo nessuno si aspettava di ritrovarla, a quattro anni di distanza, addirittura a capo di una piccolo gruppo finanziario-industriale. Costruzioni, immobili, editoria: un network di società, tutte targate Minutillo, nate e cresciute dopo che la collaboratrice di Galan ha lasciato il suo incarico in Regione.
Ovviamente si parte dal Veneto, per arrivare fino a San Marino, il paradiso fiscale in terra di Romagna. Da quelle parti Minutillo, 45 anni compiuti lo scorso autunno, amministra la Finanziaria infrastrutture. A che serve? Non si sa. Il nome suggerisce un qualche impegno nei grandi lavori, strade, ponti e così via. A ben guardare, però, la ditta con base sul Monte Titano non ha nessuna attività in Italia. Insomma, ha tutta l’aria di una scatola vuota, almeno per il momento.
Non finisce qui, perché a San Marino ha sede anche la Bmc broker, un’altra società gestita dall’ex braccio destro di Galan. Nel 2006 questa sigla, sconosciuta ai più, si vide assegnare incarichi e parcelle dalla giunta di centrodestra. C’è da pubblicizzare il Sistema metropolitano regionale? Ci pensa la Bmc di San Marino. Cerimonia al porto di Venezia? La regia dell’evento è firmata Bmc. Cose piccole, tutto sommato, che però all’epoca sollevarono malumori e sospetti in consiglio regionale.
Ma il bello arriva dopo, con il cemento. Sì, perché, a quanto pare, la segretaria diventata imprenditrice di successo ha sviluppato una gran passione per le opere pubbliche. Un cambio in corsa, il suo. Smessa la divisa da dipendente pubblico è tornata a bussare alle porte della Regione, ma questa volta a caccia di appalti.
Dapprima, a sorpresa, il suo nome spunta tra gli amministratori della Pedemontana, la società a capitale privato (Autostrade, Impregilo, banche e altre imprese di costruzioni) chiamata a realizzare il progetto in discussione da decenni di una nuova strada tra Vicenza e Treviso. Questo primo incarico diventa un trampolino di lancio verso nuovi affari.
In effetti il Veneto, da qualche tempo, è una miniera di occasioni. Passanti, bretelle, strade e autostrade. La torta vale miliardi. E in questa girandola di progetti si è ritagliata un ruolo anche la ex ‘Dogessa’. Un posto al sole? Piuttosto uno strapuntino, ma su un treno che viaggia a tutta velocità. Lo guida Piergiorgio Baita, gran capo della Mantovani spa. Baita, 60 anni, veneziano, è un asso pigliatutto delle costruzioni.
Da anni ormai la Mantovani, controllata dalla famiglia Chiarotto, fa incetta di appalti in tutto il Triveneto. Il giro d’affari cresce di conseguenza: 210 milioni nel 2005, 348 milioni l’esercizio successivo, e nel 2007, ultimo dato disponibile, 417 milioni con 13 milioni di profitti.
Baita comanda, ma Minutillo si è messa in scia. Prendiamo l’azienda veneziana Adria infrastrutture. A prima vista sembra una sigla marginale, una delle tante che nuota nel gran mare dei lavori pubblici. Dalle carte societarie però spuntano nomi e affari importanti. L’azionista principale è il gruppo Mantovani, quello di Baita. Mentre al timone della società, con i gradi di consigliere delegato, c’è proprio lei, l’ex collaboratrice del governatore, che partecipa anche al capitale. La sua quota, il 5 per cento, risulta intestata a una società di Mestre, la Investimenti srl.
Senza dare troppo nell’occhio, in questi ultimi anni Adria infrastrutture si è conquistata la sua fetta di lavori pubblici. Sono appalti regionali, assegnati con la regia dell’assessore veneto ai Trasporti, il forzista Renato Chisso, instancabile promoter di grandi opere dalla Laguna fino alle Dolomiti, in un diluvio di progetti, cemento e asfalto.
Qualche esempio: Adria infrastrutture guiderà l’associazione di imprese chiamata a costruire la ‘Via del mare’, la superstrada a pedaggio che dovrebbe collegare l’autostrada A4 con il litorale di Jesolo. In totale quasi 20 chilometri di tracciato con due viadotti, sette sottopassi, 6 caselli. Poi c’è il cosiddetto passante Alpe Adria, 85 chilometri di autostrada per unire Longarone a Tarvisio attraverso il Cadore e la valle del Tagliamento. Un primo tratto di 20 chilometri sarà realizzato in base al progetto presentato da Adria infrastrutture insieme a Mantovani e alla romana Fincosit.
Non sempre fila tutto liscio. L’anno scorso, per esempio, la coppia Baita-Minutillo puntava su un’area messa in vendita dall’Autorità portuale a Marghera. All’asta però è risultata vincente l’offerta di una società immobiliare gestita dal finanziere Andrea De Vido. Risultato: la gara va ai supplementari, tra ricorsi e controricorsi al Tar, ma la rimonta a questo punto sembra difficile.
Poco male, perché ormai la segretaria-manager è lanciatissima. E di recente, a quanto pare, si è buttata a capofitto anche nel gran business dell’editoria. La rampante Minutillo, infatti, ricopre il ruolo di consigliere delegato in sei società gemelle. Si chiamano ‘Il Venezia’, ‘Il Verona’, ‘Il Treviso’, ‘Il Padova’, e così via, con i nomi di tutti i capoluoghi di provincia veneti esclusa Rovigo e con l’aggiunta di Mestre.
Questi marchi corrispondono ad altrettanti omonimi giornali pubblicati dal gruppo editoriale E Polis del finanziere Alberto Rigotti. Come funziona? Semplice, spiega Rigotti, “le società possiedono le testate e le affittano all’editore”. Un modo come un altro, sostiene Rigotti, per stringere alleanze a livello locale. E in effetti tra i soci delle singole testate troviamo, oltre alla E Polis, anche la solita Adria infrastrutture del gruppo Mantovani insieme alla Pizzarotti. Quest’ultima è una grande impresa di costruzioni con sede a Parma, ma è sbarcata in Veneto per giocare da protagonista nella partita miliardaria dei lavori pubblici.
L’estate scorsa, per dire, Mantovani e Pizzarotti si sono aggiudicate insieme la ricca commessa per realizzare la superstrada che unirà tra loro le tangenziali di Padova, Vicenza e Verona, una sorta di raddoppio dell’autostrada Serenissima. Insomma, il piatto forte dell’alleanza sono gli appalti, ma a fare da contorno c’è l’editoria, con i quotidiani veneti del gruppo E Polis. Sarà un caso, o forse no, ma a gestire il business dei giornali è stata nominata proprio la neo-manager Minutillo. Cioè l’ex segretaria di Galan, nonché buona amica di Chisso, i due politici che gestiscono incarichi e commesse.”

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