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Pubblico la legge della lega che “discrimina” gli studenti del veneto

admin aprile 21st, 2009

Ieri la Lega NORD con le deleghe degli altri partiti di maggioranza ha fatto transitare in commissione questa legge regionale, con voto contrario del PD e di IDV. La legge pone cittadini uguali su piani diversi rispetto all’esigibilità di un diritto fondamentale, come quello allo studio.
Bisogna essere residenti da 15 anni in Veneto per accedere, come famiglia ai contributi per l’accesso alla parità scolastica. In questo modo si lede il diritto di scelta delle famiglie. Di quelle famiglie che sono regolarmente residenti nella nostra regione (anche quelle italiane di altre regioni), che dichiarano un reddito, anche se basso, e che in virtù di questo pagano le tasse.
Al lettor ogni commento….
 

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

 

OTTAVA LEGISLATURA

  

 

PROGETTO DI LEGGE N. 334

 

 

 

PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa dei Consiglieri Gianpaolo Bottacin, Bizzotto, Caner, Cenci, Ciambetti, Conte, Da Re, Finozzi, Manzato, Stival e Zamboni

   

MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 19 GENNAIO 2001, N. 1 RECANTE “INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE STATALI E PARITARIE”

   

Presentato alla Presidenza del Consiglio il 4 luglio 2008.

Trasmesso alle Commissioni consiliari Prima e SESTA e ai Consiglieri regionali il 9 luglio 2008.


MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 19 GENNAIO 2001, N. 1 RECANTE “INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE STATALI E PARITARIE”

 

R e l a z i o n e:

 

            La presente proposta di legge - che consta di un solo articolo - è volta a favorire i cittadini che siano residenti o svolgano attività lavorativa in Veneto da un certo lasso di tempo: in particolare mira a far sì che, per l’accesso agli interventi a favore delle famiglie degli alunni delle scuole statali e paritarie, possano presentare apposita domanda solamente quei cittadini che, per l’appunto, abbiano la residenza o svolgano la loro attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni.

            La ratio della proposta di legge in esame è sostanzialmente quella di circoscrivere la categoria di coloro che sono legittimati ad effettuare la predetta domanda, in ragione della limitatezza delle risorse finanziarie disponibili: in altri termini, riteniamo che si debbano privilegiare quei cittadini che dimostrino di avere un “serio legame” con il territorio della nostra Regione, vuoi perché vi risiedono da almeno quindici anni, vuoi perché vi lavorano da almeno quindici anni. D’altra parte è noto che, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, il legislatore regionale può senz’altro “introdurre regimi differenziati, circa il trattamento da riservare ai singoli consociati” qualora si sia in presenza di “una “causa” normativa non palesemente irrazionale, o peggio, arbitraria” (in tal senso, Corte cost., sent. 2 dicembre 2005, n. 432): e nel caso di specie la ragionevolezza della proposta è di palmare evidenza, posto che la stessa rinviene proprio nella sussistenza del predetto “serio legame” tra individuo e territorio il punto di equilibrio ideale tra l’esigenza sociale di assicurare al maggior numero possibile di soggetti il beneficio in parola e il problema della esigenza del contenimento della spesa pubblica.

            Inoltre, per suffragare ulteriormente sotto il profilo della legittimità costituzionale l’introduzione della previsione legislativa in parola, è senz’altro doveroso richiamare una recente ordinanza del giudice delle leggi (la n. 32 del 21 febbraio 2008), tramite la quale è stata dichiarata manifestamente infondata una questione (per l’appunto di legittimità costituzionale) che era stata sollevata in relazione ad una analoga disposizione normativa che la Regione Lombardia ha introdotto nel 2005. Insomma, la modificazione che proponiamo non solo è politicamente opportuna (anzi: doverosa), ma è altresì pienamente conforme a Costituzione.

            Analoghe proposte di legge sono state, altresì, presentate anche per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ai servizi di asili nido, ai servizi sociali, ai contributi per buoni libri e trasporto scolastico, acquisto e restauro della prima casa.



MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 19 GENNAIO 2001, N. 1 RECANTE “INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE STATALI E PARITARIE”

 

Art. 1 - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 gennaio 2001, n. 1 “Interventi a favore delle famiglie degli alunni delle scuole statali e paritarie”.

       1.    Dopo il comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale 19 gennaio 2001, n. 1 è inserito il seguente:

       “1 bis. Costituisce titolo di precedenza assoluta per gli interventi previsti dalla presente legge, la residenza anagrafica continuativa o la prestazione di attività lavorativa ininterrotta da almeno quindici anni in Veneto, di almeno un genitore degli studenti.”.



INDICE

Art. 1 - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 gennaio 2001, n. 1 “Interventi a favore delle famiglie degli alunni delle scuole statali e paritarie”.………………………………………. 3

 


PARTE NOTIZIALE

(aggiornata alla data di presentazione del progetto)

 

Nota all’articolo 1

 

Legge regionale 19 gennaio 2001, n. 1 (BUR n. 8/2001)

INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE DEGLI ALUNNI DELLE SCUOLE STATALI E PARITARIE (1)

 

Art. 3 – Destinatari.

1. Sono destinatari degli interventi previsti dalla presente legge le famiglie degli studenti residenti nel territorio regionale frequentanti le scuole statali e paritarie private e degli enti locali, nell’adempimento dell’obbligo scolastico e nella successiva frequenza alla scuola secondaria.

2. Fino alla definizione del percorso triennale per la parificazione delle scuole di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, sono destinatari degli interventi previsti dalla presente legge le famiglie degli alunni residenti nel territorio regionale, frequentanti le scuole statali e non statali che siano legalmente riconosciute, paritarie, parificate, autorizzate, atte a garantire l’adempimento dell’obbligo scolastico e la successiva frequenza della scuola secondaria superiore.

——————–

(1) Il comma 1 dell’art. 138 della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 ha confermato in capo alla Regione la competenza in materia di erogazione di contributi alle scuole non statali.

 

 

Acqua, luce, gas e fognature….

admin aprile 14th, 2009

056Sono passati poco più di 7 giorni dal mio rientro in Italia. Per raccontare qualcosa del Ciad ho deciso di tenere fede al diario che ho tenuto quotidianamete e che raccoglie dscrizioni ed emozioni. Mi ci vorrà un po’ di tempo. Molti amici e conoscenti mi chiedono dell’Africa… quelli più precisi del Ciad. La domanda di rito è la stessa che feci io un paio di anni fa: leoni, elefanti e ippopotami!?

Ma per un “europeo” non sono certo gli animali il fatto sorprendente.

E’ lo stile di vita.

Prendiamo ad esempio Ndjamena, la capitale. 1,5 milioni di abitanti. Meno del 5% ha la luce/corrente elettrica, quando funziona. Il gas…chi se la può permenttere, molto meno del 5% ha la bombola. Ma per cucinare la gente preferisce il carbone e la legna. La doccia è un secchio con una tavoleta di sapone. Quanto alle fogne, si piscia suuna pendenza che porta l’urina nella strada di sabbia e immondizia e le feci attraverso un forellino sul cemento scendono sotto di qualche metro in una fossa. L’acqua potabile si va a prendere alla mattina, si fanno anche 2 chilometri per arrivare al pozzo. Si mette (le donne) il secchio sulla testa e si riemiono le giarre. Il cellulare si ricarica con il generatore di corrente…chi ce l’ha. Si accende un fc simile yamaha cinese e in un paio d’ore si ricarica.

Sono primitivi? assolutamente no. E io sorprendentemente ho scoperto che ci si può lavare bene 3 volte al giorno con il secchio, che si può economizzare la carica elettrica del cellulare rinunciando a smanettare continuamente. Ho scoperto che la cucina a base di cereali e carne è buona e sana. Ho bevuto l’acqua del pozzo e mangiato con le mani. 

Ho scoperto che si può avere rispetto di un altro modo di vivere, di un paese e di altri popoli, solo vivendo in quel modo.

Tra un po’ di ore parto…e sono ancora in ufficio

admin marzo 16th, 2009

Sto sistemando le ultime cose. Sono stato in commissione Lavoro e ho predisposto una “interrogazione” piccante alla Giunta Regionale sull’ennesimo sperpero di denaro pubblico.Ho mandato un po’ di lettere ad amici e conoscenti per aggiornarli sulle cose in sospeso.

C’è stato immancabile…c’è ancora per la precisione….l’inconveniente dell’ultima ora. Prurito alle gambe, alle braccia e alla schiena con chiazze bianche e rosse. Ieri sera ho preso un antistaminico leggero ed è passato tutto in 20 minuti. Oggi però vado dal medico a farmi vedere. Sono quasi sicuro che è uno degli effetti collaterali del Lariam. Sono alla seconda compressa e non vorrei che man mano che ne assumo di più gli effetti siano più forti.

Karmel arriverà nel primo pomeriggio. Avrò il tempo di passare dal medico per le ultime questioni. Poi la sera la dedicherò alla famiglia e ai saluti. A proposito di saluti, mentre stavo scrivendo questo post mi è arrivato un sms “sto partendo per calcutta. Ciao, Lorenzo”. Che strana coincidenza, un amico carissimo, nello stesso giorno in cui parto io se ne va anche lui e non certo per un viaggio turistico.

Beh, che dire….buona fortuna a Lorenzo e un po’ anche a me.

Riconoscere il merito per dare fiducia nel futuro

admin gennaio 12th, 2009

Una recente ricerca dell’Università di Roma su un campione di ragazzi dai 14 ai 18 anni ha fatto emergere che sono molto pessimisti sul futuro proprio e del lavoro, sulle proprie prospettive di carriera. Il 40% dichiara di avere paura del futuro e il 45% esprime pessimismo in varie forme. Io mi chiedo quale futuro possa avere una società nella quale gli attori più importanti guardano al domani con un forte senso di incertezza. Ma mi chiedo anche se non sia giunto il tempo di iniziare a chiamare per nome le ragioni di questa paura e cominciare a metterci mano con decisione.Dalle Alpi a Lampedusa, ma anche nel ricco Nord – Est, il nostro è un Paese dove è probabile che gli appalti non vengano vinti dall’impresa migliore, che fa il prezzo più basso e che esprime una maggiore qualità. E’ un Paese dove in molti luoghi è improbabile accedere ad un posto pubblico o ad un albo professionale a numero chiuso solo perché si è più bravi. E’ un Paese dove si è nominati più per fedeltà (nemmeno per lealtà) che per competenza, sia in politica che nelle profesioni. E’ un Paese che parcheggia o costringe alla fuga le migliori intelligenze nell’ambito dell’università e della ricerca.A parole, ma solo a parole, tutti dicono che questo sistema non è giusto. Nei fatti nessuno, sia dalla parte di chi gestisce le responsabilità, che dalla parte (e non sono pochi) di chi ne beneficia, ha voglia di cambiare.E’ un problema di auto – conservazione e di mantenimento del consenso.Queste dinamiche avvengono a volte nell’illegalità altre, il più delle volte, nell’inopportunità all’interno del confine della legalità. Il risultato tuttavia non cambia.Eppure non è possibile chiedere alle persone di mettersi in gioco per il proprio destino e per il proprio Paese se non si offre la garanzia a chi è più preparato, che fa maggiri sacrifici, che investe di più sul versante dell’impegno, della dedizione e del rischio, di riuscire a costruire un progetto di vita significativo per sé e per gli altri.Tutti i grandi statisti hanno detto in questi mesi che l’ingrediente indispensabile per uscire dalla crisi è la fiducia. Ebbene non c’è possibilità di avere fiducia nel futuro se non si vede riconosciuto il merito. In Italia la strada da fare è davvero ancora molta.  

Ad Assisi per la pace il 17 gennaio

admin gennaio 10th, 2009

pace.jpgQuanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?
Fermare la guerra a Gaza è possibile!
Rompiamo il silenzio dell’Italia

Sabato 17 gennaio 2009
ore 10.00
Tutti ad Assisi

per la pace in Medio Oriente

Non vogliamo essere complici della guerra ma costruttori di pace!
In nome dei diritti umani e della legalità internazionale,
rompiamo il silenzio e gridiamo insieme: “Fermatevi! Fermiamola!”

La guerra deve essere fermata ora
. Non c’è più tempo per la vecchia politica, per la retorica, per gli appelli vuoti e inconcludenti. E’ venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell’Italia, della comunità internazionale e di tutti i costruttori di pace per mettere definitivamente fine a questa e a tutte le altre guerre del Medio Oriente. Senza dimenticare il resto del mondo.
Giovani, donne, uomini, gruppi, associazioni, sindacati, enti locali, media, scuole, parrocchie, chiese, forze politiche: “a ciascuno di fare qualcosa!“

“Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero.” Card. Carlo Maria Martini

I promotori dell’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta”
Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni)

Lo stupore dell’avvenimento del Natale

admin dicembre 24th, 2008

nativita1.jpgSe c’è una cosa che mi manca rispetto al Natale di quand’ero bambino è la lentezza, l’attesa. Oggi per esempio vengo da una nottata passata in consiglio regionale a presentare, votare e mediare emendamenti sulla finanziaria. Sono arrivato a casa stamane alle 11 dopo 30 ore filate di aula. E ho avuto appena il tempo di recuperare le forze.

Desideravo però fare gli auguri di cuore a tutti gli amici, lontani e vicini. Credenti e non credenti.

Ci sono state due domande che mi hanno accompagnato in questi giorni e che sono nate da due dialoghi con persone molto diverse da me, che stimo molto ma che sul tema della fede hanno una posizione molto lontana dalla mia.

La prima è questa “si può dimostrare oggettivamente l’esistenza di Dio?” …. credo di no secondo le categorie della scienza, ma è vero anche il contrario che è razionalmente impossibile negarene l’esistenza. la storia dell’uomo in tutte le epoche e in tutte le culture è stata segnata dalla ricerca di Dio, da una dimensione trascendente. L’arte, la storia, la cultura, le relazioni sociali sono incomprensibili senza la dimesione della ricerca di Dio, qualsiasi nome noi vogliamo attribuirgli.

La seconda è questa “se Gesù si manifestasse oggi, sapremmo riconoscerlo?”…perchè molto probabilmente sarebbe un neonato immigrato, di una famiglia povera… e non è scontato che noi sapremmo riconoscere la divinità in una umanità così intensa.

sono due semplici pensieri, ma spero possano dare un po’ di sostanza ai miei auguri per un Santo e sereno Natale.

Franz Kafka o realta? ….purtroppo è tutto vero

admin dicembre 21st, 2008

Questo brano è tratto da “I racconti di Ruggero”

ruggero.jpgSabato 13 dicembre esco di casa per andare a prendere il giornale. Siamo verso mezzogiorno, il tempo è incerto. Ne approfitto per andare verso la macchina che uso ogni giorno e parcheggio davanti la mia abitazione per recuperare alcune carte che avevo lasciato nel bagagliaio.

La macchina, una Fiat Punto senza pretese e molte ammaccature, è inclinata verso destra. Attraverso la strada e vado nel lato del marciapiede e capisco al volo il motivo. Mancava una ruota e l’auto era sostenuta da un cricco. Rubata, insomma.  Apro il bagagliaio e il mio cricco era sul fondo. Che gentili, mi avevo lasciato il loro come ricordo…Beh è sabato. Le officine sono chiuse. Con la ruota si sono portati via anche le viti e non posso montare il ruotino. Ormai ci penseremo lunedì.La domenica mattina esco per fare una corsetta. Passa di pattuglia un auto dei Carabinieri. Gli corro incontro e li fermo. Mostro l’auto senza la ruota e dico che me l’hanno rubata, chiedendo loro di continuare a passare quando possono, cosa che a dir la verità avviene giornalmente.Denuncia? Non serve. Anche loro mi dicono che una ruota non si può ritrovare. Chissà dov’ è ora… Poi dovrei andare al Comando… è domenica. Insomma stiamo sereni. Domani si sistema tutto.Nel frattempo mi faccio prestare l’auto dell’ufficio e lunedì pomeriggio vado “da Artuso” a recuperare una ruota. Gomma, cerchione, battistrada in buone condizioni, viti… venti euro. Se me li chiedevano ai ladri glieli davo io. E’ stato più il distrurbo che i soldi alla fine.Vado a casa per montare la ruota e… sorpresa! Mi trovo sul parabrezza bagnata dalla poggia una contravvenzione dei vigili per sosta dell’auto senza ruota. Settanta sette euro. Praticamente il costo delle altre tre ruote.multa.jpgIntono il Magnificat, tre Pater, e il Te Deum e vado al Comando Vigili del comune. Spiego cosa è successo e chiedo di togliermi la multa. Era stata emessa tre ore prima. Mi rispondono che non si puo. Come non si può? “Me l’avete messa con un verbale, me la togliete con un verbale? Non chiedo di fare cose di nascosto. Mi sentite? Vi ho spiegato, mi hanno rubato la ruota, ho fermato i carabinieri, era domenica, cos’altro di diverso dovevo fare come cittadino?”Risposta: “Le verrà notificato il verbale e dovrà fare ricorso al giudice di pace o al prefetto. Le consigliamo il giudice di Pace, che ha sede a Treviso”. Mi dicono anche di mandare una raccomandata e che il giudice mi chiamerà per sentire la storia, che è persona disponibile e che le cose si sistemeranno.Come? Una raccomandata? Andare a Treviso e perdere una mattina per una multa di settantasette euro? Glielo faccio notare e gli dico pure che queste risposte del cavolo gliele raccontino a qualcun altro perché se fosse successo a loro la cosa sarebbe stata ben diversa. Niente da fare.La mattina chiamo la segreteria del sindaco. Nel mio comune adesso c’è il commissario. Mi passano gentilmente il Comandante dei vigili. Stessa solfa, stesse risposte. Il mio spirito riformista, democratico, e ligio alle regole prevale. Me la metto via. Però pensavo a tutti i cittadini che si trovano in situazioni del genere. Ti rubano una ruota e paghi pure la multa…. Mi sono sentito un coglione! Ma solo perché non ho avuto il coraggio di prendere a calci nel sedere quei vigili e fargli uscire dalla bocca il buon senso che mancava loro….  Ah si…. Non siamo in Campania. Abito a Mogliano Veneto, Treviso.

Più che questione morale, è una questione di decenza

admin dicembre 16th, 2008

Di solito non entro quasi mai nel merito del tema “i costi della politica” tuttavia sollecitato da più parti, sento l’esigenza di spendere qualche parola sull’ultimo provvedimento approvato dal Consiglio.

A distanza di oltre due anni e mezzo dal “casus” scatenante, il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato mercoledì scorso una legge regionale che impedisce ai Consiglieri Regionali eletti in Parlamento o in Europarlamento di percepire la doppia, e sostanzionsa, indennità.

Infatti il regolamento del Consiglio Regionale del Veneto prevede che, in caso di elezione in assemblee parlamentari superiori, scatta l’incompatibilità e la giunta per le elezioni, che è l’organo preposto a valutare i singoli casi da sottoporre al Consiglio, ha 60 giorni di tempo per accertare l’incompatibilità e per proporne la presa d’atto in Consiglio.

Nel corso dei 2 mesi, in assenza delle dimissioni del consigliere, che deve optare tra Camera o Senato, Europarlamento o Consiglio Regionale del Veneto, le cospicue indennità scorrono.

Nei casi che si sono verificati nelle elezioni politiche del 2006 e quelle del 2008 (non molti per la verità) i consiglieri interessati hanno usato pressochè tutti i 60 giorni a disposizione.

Inoltre non era prevista l’incompatibilità tra parlamentare e presidente di “aziende speciali” della Regione Veneto e soprattutto, prima dell’approvazione della suddetta legge, non era fatto divieto di fare cumulo delle indennità.

Personalmente credo che sia davvero triste che si debba ricorrere a una norma per ottenere un comportamento che dovrebbe essere invece ricondotto alla decenza del singolo individuo.

Uno deve avere bisogno di una norma per capire che è indecente percepire 9.000 euro da un’amministrazione e 16.000 dall’altrà?

Ha bisogno di una norma per capire che non può fare bene il parlamentare e il presidente di una società di scopo della Regione e che è iniquo che ne pretenda anche un lauto compenso?

Non mi chiedo dove sia finita l’etica pubblica (ammesso che negli ultimi 30 anni in questo Paese sia mai esistita) ma mi chiedo almeno, in un momento dove la gente fa fatica ad arrivare alla fine mese o dove perde il lavoro, dove sia finita la decenza.

Io non mi considero né un esempio, né un eroe civile, ma una persona normale che, nel momento in cui riveste un ruolo pubblico deve avere la massima attenzione alla sostanza e alla forma.

Quando nel 2005 decisi di candidarmi, mi dimisi da presidente provinciale delle ACLI di Venezia un paio di giorni prima di firmare l’accettazione della candidatura (non al momento dell’elezione) in rispetto allo Statuto delle ACLI Nazionali.

All’indomani della mia elezione in Consiglio Regionale del Veneto, feci verificare da un legale eventuali incompatibilità formali tra cariche che avevo in società pubbliche e in società delle ACLI che svolgevano servizi pubblici alla persona.

Pur non sussistendo alcuna incompatibilità formale, mi resi conto immediatamente che una mia scelta, un mio voto, un mio orientamento in Consiglio o in Commissione, avrebbe potuto agevolare le società all’interno delle quali mi trovavo e che direttamente o indirettamente avevano rapporti professionali con l’ente Regione.

Mi dimisi immediatamente da tutte le società che in qualche modo potevano avere delle interessenze con la Regione Veneto.

Bisognava fare una norma quando era più decente arrivarci da soli?

E la prossima norma su cosa la faremo?

Nel mio presepe Giuseppe è un uomo “giusto”

admin dicembre 11th, 2008

presepe.jpgAnche quest’anno abbiamo fatto il Presepe per la gioia di Giovanni che fino all’epifania, avrà di che dilettarsi a smontare e montare. Non ci si può fare nulla, per lui il Presepe è dinamico. Le colline crescono e calano e i presonaggi si spostano. Anche quest’anno l’abbiamo fatto artigianale. Materiali usati: legno, foglie secche, ricci di castagne, mais, farina, paglia…etcc. La natività sempre la stessa, di terracotta….quella presa a Gubbio qualche anno fa. Di solito non tratto argomenti religiosi nel blog, anche perchè sono una di quelle persone (forse sbagliando) che vive la dimensione della fede o della ricerca di fede in modo molto discreto e privato. Però quest’anno un pensiero per il Natale me lo voglio e ve lo voglio regalare, ed è un pensiero dedicato a Giuseppe.

Con scostanza e fatica (per via dei miei impegni) frequentiamo nella parrocchia di S. Stefano il gruppo giovani famiglie e qualche domenica fa è stato affrontato il tema della gistizia, di “cos’è la giustizia” nella dimesione familiare. Il brano del Vangelo da cui partiva la riflessione era quello in cui Giuseppe che intimamente aveva deciso di “ripudiare” Maria sua promessa sposa, in “attesa” per opera dello Spirito Santo…alla fine si affida all’angelo apparso in sogno e si prende cura della sua sposa e di un figlio, che pur essendo figlio di Dio, era un figlio non suo.

Ebbene la giustizia di Giuseppe fu una giustizia diversa dalla giustizia del tempo. Giuseppe avrebbe potuto ripudiare Maria, e avrebbe potuto avere giustizia su di lei chiedendo che fosse lapidata. Questo prevedeva la legge del tempo e quel contesto sociale. Eppure Giuseppe diventa giusto non pechè chiede e ottiene giustizia secondo la legge degli uomini ma perchè si fida e si affida a Maria e all’angelo che gli “spiega” le circostanze sorprendenti della maternità della sua legittima sposa.

La parola giustizia assume un significato diverso in questa luce. Non a caso in Israele c’è un giardino dei giusti e ogni albero di questo giardino è associato ad un uomo o a una donna che dal 1933 al 1945 hanno violato le leggi dello stato nazista per difendere la sacralità della vita delle donne, dei bambini e degli uomini. 

CRISI: NON TUTTI I MALI VENGON PER NUOCERE

admin dicembre 11th, 2008

Chi è Giorgio Zanin?

E’ prima di tutto un amico.

Oggi è candidato alle primarie per la presidenza della provincia di Pordenone. 

Abbiamo vissuto le ACLI nello stesso periodo e, pur venendo da esperienze diverse (lui è uno Scout), abbiamo condiviso una fase molto creativa della vita associativa. Giorgio proponeva le cose più strane e io, matto, che facevo di tutto per metterle in piedi. Dal 2001 al 2004 (poi lui ha continuato anche oltre) abbiamo organizzato il campo estivo “l’arte della politica”, una esperienza di formazione all’impegno sociale e politico rivolta ai giovani dai 18 ai 30 anni.

Oggi dalla teoria passiamo alla pratica….io l’ho preceduto di qualche anno….ma sta arrivando anche Giorgio.

giorgiozanin.jpg

Di Giorgio Zanin

“Annunciata dai profeti di sventura e snobbata dai cultori della scienza economica, adoratori del dio mercato, la crisi economica collegata al crollo finanziario negli Stati Uniti è entrata in pompa magna nelle nostre case. L’abituale autunno italiano dei rincari che cadono come foglie degli alberi, è accompagnato questa volta da allarmi nuovi. Le TV parlano di percentuali, dando corso a ragionamenti poco comprensibili se non nella sostanza: si preannunciano tempi duri. Qualcuno ha cominciato a definirli come i tempi della crisi del sistema: per simmetria con il crollo del muro di Berlino, il crollo della borsa sarebbe il segnale della fine di un sistema economico fondato sugli egoismi che, come mostrano tanti indicatori, ha ammalato il mondo. Staremo a vedere. Per ora l’unica evidenza è che

il faro del sistema mondiale pare diventare una sorta di pericoloso Titanic, mentre altri grandi protagonisti si affacciano a disputare il comando della rotta globale. Per fortuna la mamma mi ha cresciuto con alcuni proverbi: i bessi fan matessi, i matessi fan miseria, miseria fa juissi, juissi fa bessi. I soldi portano stupidaggini, le stupidaggini fanno precipitare nella miseria, la miseria fa far giudizio, il giudizio porta benessere. Il cerchio è perfetto. Tutto sta nel calcolare in quale posizione del ciclo storico ci troviamo oggi. I segnali da tempo indicavano la nostra stagnazione nei paraggi dei “matessi”. Da qui la possibilità di una serena accettazione dei tempi di crisi. Anche con speranza di risollevare presto le sorti generali attraverso l’iniezione di nuova cultura, capace di far “metter giudizio” un po’ a tutti.Superando le facili lamentele, il tempo della crisi può diventare infatti un’occasione preziosa. Meno soldi e meno sicurezze possono generare alcune conseguenze davvero preziose, su cui vale la pena  investire i nostri “risparmi”, al riparo da ogni inflazione.Anzitutto moderando i consumi, per necessità e per virtù. Con quel che sta accadendo si dovrà pur smetterla di pensare che l’unica via a nostra disposizione sia quella della crescita infinita! Un regime di sobrietà infatti è la sola vera ricetta che può funzionare da un lato per evitare la crisi energetica con le sue conseguenze nefaste, dall’altro per garantire maggiore equità su scala mondiale. Per logica, equità su scala mondiale vuol dire più giustizia, e più giustizia vuol dire anche maggior sicurezza. E’ evidente infatti che l’insicurezza portata dalla delinquenza è un frutto malato del nostro eccesso: è la legge della vita che chi non ha nulla cerchi di contendere ad altri quel che serve per vivere. Con chi non vede salvaguardati i propri diritti umani, la ricetta difensiva della legge e della tolleranza zero ha ben poca forza e direi anche legittima priorità. Sobrietà dunque vuol anche dire capacità di vedere i bisogni di tutti, non solo i propri. Il che ci porta a sperare che la crisi economica sia anche il tempo per uscire un po’ dall’individualismo e tornare alla tradizione di una solidarietà che ha sempre avuto un suo corso naturale nello spirito della nostra gente: pordenonesi, italiani di campagna, solidali per definizione, potremmo dire. Ma la solidarietà, come ci ricorda l’insegnamento di Giovani Paolo II, è una vera virtù morale da coltivare, non un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia il bene di tutti e di ciascuno. Sulla via della solidarietà ci sarà certamente spazio anche per la riscoperta per un nuovo modo di incontrare gli altri. Nuove relazioni, nuove amicizie insomma, nate dalla condivisione dei tempi difficili. Proprio come nei nostri paesi ci ricordano sempre, chessò, i nostri alpini: tornati dalla fatica comune, lo spirito di corpo è una garanzia!Per questo l’invito alla sobrietà solidale non vale solo per chi “deve” tirare

la cinghia. Sempre di più i risparmi di chi può saranno ben investiti in titoli sicuri: quelli della socialità.Sobrietà infine anche per evitare i disastri ambientali. Che poi, con meno rifiuti prodotti, chissà che anche la politica abbia meno da sporcarsi e diventare migliore.

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