C’è ancora chi pratica il coraggio della verità
admin maggio 14th, 2009
Oggi, sconcertato dalle affermazioni del premier e attonito per l’approvazione del decreto “sicurezza” sono stato rinfrancato da un amico che mi ha fatto leggere questa bellisima lettera del Vescovo di Alba. Dovrebbe essere un monito per tutti. Per lo stile e per i contenuti.
La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva e impressionante di interventi, non semplicemente opinioni – sia pure preoccupanti – ma norme legislative in vigore o in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato.
Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza».
Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti, contro ogni elementare senso di umanità, poi la tassa – spropositata a dir poco – per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno, poi ancora l’autorizzazione generale delle “ronde” (già sperimentate in terra padana) che non possono non evocare, per chi conosce la storia, altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso.
Infine la più grave, la recentissima modifica – in peggio addirittura, il che è tutto detto! – della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica l’invito, ai medici del pronto soccorso a denunciare – vera delazione di Stato – i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo proposito mesi fa alcuni Comuni, sempre della Padania, avevano preceduto in questa impostazione aberrante, fornendo ai loro cittadini un numero verde con un caldo invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica, non diciamo cristiana ma anche umana. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi:
che ci manca ancora?
Quale la prossima mossa?
La stella gialla con relativi campi?
Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti l’ambiente medico – non solo quello dei cattolici – che ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire la propria dignità professionale, che da Ippocrate in poi (che era un pagano ma un uomo innanzitutto) esige di curare il malato chiunque egli sia, pronti a esercitare se necessario l’obiezione di coscienza, riconosciuta o meno.
Anche il mondo ecclesiale (finalmente!) a diversi livelli sembra reagire, anche se ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico Avvenire (6 febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti, in casa nostra e non solo: «Un vulnus a un diritto fondamentale. Un boomerang per la salute di tutti, italiani compresi. Un incentivo per gli ambulatori etnici clandestini. Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista». Non è il caso di aggiungere altro se non due piccole considerazioni.
Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall’ormai lontana campagna contro l’aborto non si verificava un impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi il caso Eluana e il rischio reale dell’introduzione surrettizia dell’eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori – la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili» sono tali a patto di essere indivisibili,– per cui una vera difesa va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone senza distinzione. In caso contrario, oltre alla ingiustizia di fondo, ne va di mezzo pure la nostra credibilità nella loro difesa.
Strettamente collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già espresso altre volte e che continua a rimanere senza una risposta accettabile: come è possibile che molti cristiani – almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure a esibire questa qualità – sostengano in maniera determinante forze politiche che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare e attuare come programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in contrasto con i princìpi evangelici?
Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre catechesi e incontri pastorali e chi si azzarda timidamente ad accennarla, chiunque egli sia, anche pastore, è tacciato di «fare politica»?
Dio non voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo per eventi ormai passati. La storia, impietosa, difficilmente perdona.
+Sebastiano Dho,
vescovo di Alba
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- Commenti(1)
AIUTO AIUTO AIUTO !!!
E vai !….Tutti a proclamare razzismo, xenofobia, scandalo per questo modo di pensare o di agire. Facile sempre parlare all’italiana, e poi ?..? … E’ giusto accoglierli tutti per poi trovare le donne lungo le strade di notte, o gli uomini arruolati dalla mafia ?
Quando si ha il portafoglio pieno che momentaneamente ti tiene al di fuori dai problemi di tutti i giorni che una famiglia “normale” dove affrontare allora è facile diventare i paladini dei profughi, tanto poi ci vivono gli altri nei condomini affollati di extracomunitari abituati a fare il bello e il cattivo tempo.
Senza andare in capo al mondo, cerchiamole nei vicoli ,nei palazzi o nei quartieri -ghetto delle metropoli italiane le risposte . Andiamo a Scampia a vedere dove potrebbero mettersi gli extrac.
Mandiamo avanti una famiglia di 4 persone con 1000 euro al mese e poi rivediamo la situazione.
Qui nessuno vuole lo sterminio di massa, ma per evitare gli eccessi è meglio pensare prima a come far vivere felicemente i nostri disperati , e poi pensare a come farli convivere con questi altri disperati, altrimenti il razzismo arriverà sicuro…
Infine anche la chiesa ha poco da scandalizzarsi per 2 barconi respinti in mare e poi “tacere” da decenni sui massacri dell’Africa o di altre zone dell’est Asia.