Cima Grappa
admin agosto 22nd, 2008
Nei primi giorni di agosto mi sono trovato in ferie ma non in vacanza. Ovvero con disponibilità di tempo ma ero a casa. E’ stato tuttavia un tempo buono per ritrovare quelle persone, i familiari in primis, che si fanno fatica a frequentare quando durante l’anno gli impegni incalzano. Nelle prime giornate agostane con Diego (Fumetti) abbiamo programmato una gita a piedi dal passo Monte Tomba (900 circa s.l.m.) al sacrario di cima Grappa (circa mt 1700).
Siamo partiti con calma da Martellago intono alle dieci di mattina. Il tempo era splendido. Dopo circa cinquanta minuti abbiamo raggiunto Pederobba e all’altezza del sacrario dei Francesi che c’è sulla Feltrina abbiamo svoltato a sinistra prendendo la salita che porta sulla dorsale della Monfenera. Mentre salivamo è sparito il sole e dal momento che l’orologio segnava quasi l’ora dello spuntino abbiamo deciso di fare una tappa veloce dal nostro amico Paolo, il gestore della trattoria Monfenera alle Betulle, che si trova appunto appena sotto la dorsale della Monfenera. L’osteria, nel 1917, pochi lo sanno, è stata un punto strategico della difesa del Piave e del Grappa.
Alle 11.35 mentre bevevamo con Paolo un bicchiere di prosecco è iniziato a piovere. Gocce grosse e fredde. Così dopo breve consultazione abbiamo deciso di sederci a tavola. Il motto dell’estate è “se e robe va mal el corpo no ga da soffrir…” così sul far di mezzogiorno abbiamo deciso di bivaccare un po’ alle Betulle. Lumache alla bordignon, fettuccine con i porcini e una tagliata in due…. e una bottiglia di prosecco sur lie….sono arrivate le due e mezza. “Come xè el tempo?” “Xè nuvoeo!”
Scrutato il cielo grigio abbiamo preso la decisione di dirigerci verso Cima Grappa in auto. Dall’osteria Monfenera abbiamo proseguito fino all’osteria del monte Tomba dove finisce la dorsale della monfenera e dove inizia una strada provinciale molto stretta e ripida che porta verso Cima Grappa. Dopo una decina di chilometri fatti quasi a passo d’uomo e non so quanti tornanti che danno sulla piana del Piave, si entra in una bellissima valle dove ci sono ancora ben conservate le trincee della Grande Guerra. In questa valletta c’è una malga molto interessante per gli appassionati di gastronomia: Malga Mure. Lì con Fumetti ci siamo fermati e abbiamo fatto spese. Mezza sopressa de casada a testa (fatta de soeo porseo, come che vol a tradission), un pezzo di formaggio bastardo e di formaggio morlacco.
Dalla malga Mure, in circa venti minuti siamo arrivati al sacrario. L’ultimo tratto l’abbiamo percorso in mezzo alle nuvole con i fendinebbia accesi. Le gallerie (sono tre) sono senza illuminazione e faceva un effetto incredibile perchè la nuvola ntrava anche nelle gallerie creando un efferro ottico (che rende nella foto) insolito. Ci siamo fermati circa un’ora sul sacrario. Abbiamo visitato l’osservatorio che è posto tra l’ossario italiano e quello austriaco e che traccia l’idea della dislocazione delle truppe italiane, francesi, austriache e tedesche nell’inverno del 1917, tra la valle del Piave e la Val Sugana. Molto bella è stata la visita al museo. Lissù c’era vento e faceva un freddo cane che poco si confaceva al pantaloncino corto e alla T - schirt con cui eravamo equipaggiati…così dopo aver ottimizzato una giornata apparentemente rovinata dal maltempo siamo rientrati verso casa.
- Montagna
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