da Schievenìn al monte Santo

admin luglio 16th, 2008

CiclaminiVenerdì 11 luglio.

E’ una giornata calda e limpida. La sveglia suona alle 7.00. Alle 7 e 15 accendo il telefono e trovo un messaggio di Ruggero “è prevalso il senso del dovere: buona camminata”. La giornata inizia con un “bidone”… e non è un bidone da poco soprattutto per chi come me crede che per mare e montagna non si debba mai andare da soli. Un semplice imprevisto può trasformarsi in una tragedia. Tuttavia la fatica che avevo fatto per spostare impegni e appuntamenti e bastata per darmi la convinzione di partire comunque. Pertenza alle otto.

Carico con la corda elastica lo zaino sulla vespa….lo zaino quello che mi sono portato in stecca dal II ‘95 della seconda compagnia Piave dei Lagunari….una bottiglia d’acqua, maglione, maglia di ricambio e parto. Destinazione Schievenin, frazione di Quero (BL) nelle prealpi Venete, tra il Grappa e le vette Feltrine. Un’ora esatta (55 chilometri circa da casa mia) e sono alla fine della vallata di Schievenin a quota circa 400 mt sul livello del mare….dove inizia una valle che si chiama Val d’Inferno. La zona non è battuta e nei giorni precedenti ho riscontrato che è anche poco conosciuta. Eppure è un posto molto bello e suggestivo. La valle è percorsa da un torrente molto bello, il Tegorzo. malgaInoltre questi luoghi, come il gruppo del Grappa, il Tomba e la Monfenera sono stati teatro di durissimi combattimenti dal novembre del 1917 alla primavera del 18, durante la prima Guerra Mondiale. A questo proposito è interessantissimo leggere le pagine del diario di Rommel (la volpe del deserto) che durante la prima guerra ha comandato proprio a Quero una compagnia di fucilieri di montagna del Vuttemberg, contro l’esercito Italiano e Francese che avevano attestato la linea di difesa sul Piave, sulla dorsale della Monfenera e sul Grappa.

L’inizio della valle d’inferno, per la prima mezz’ora è molto ripido. Si cammina in una mulattiera larga immersa nel verde della fitta vegetazione. C’è una grande presenza di insetti (in special modo i fastidiosi “tavani) e evidenti segni di presenza e di passaggio di animali selvatici. Dopo mezz’ora si arriva su un falsopiano di circa 2 chilometri che porta ad un gruppo di 4/5 case diroccate. Non c’è acqua potabile. Arrivati al villaggio il sentiero inizia a salire ripido per tornanti e dopo circa 45 minuti di cammino la vegetazione cambia. durante la prima parte del percorso la vegetazione è fatta di betulle, castagni, vespanoccioli e altri alberi e arbusti che si sviluppano a quote basse nelle prealpi. Successivamente inizia la presenza sempre più intenza di conifere, fino a diradarsi veso la fine del sentiero dove appaiono dei pascoli. Durante tutto il tragitto c’è una presenza di ciclamini. Il profumo intenso di questi fiori accompagna tutta l’escursione.

Dopo circa un’ora e tre quarti dalla partenza si arriva a circa quota 1000. C’è una forcella con una stalla con presenza antropica. Una decina di buoi e una casetta annessa. Da questo punto il sentiero prosegue sulla destra con indicazione monte Santo (Quota 1.350b circa) oppure sulla sinistra il cartello indica genericamente “altavia”.

Dopo aver verificato che il sentiero di sinistra diventa impraticabile in circa 1 chilometro….si perde la traccia dentro la vegetazione sono tornato alla stalla e ho proseguito verso il monte Santo. Sono salito per circa 35 minuti in un sentiero ripido, credo quasi a quota 1.200. si arriva su una forcella (è uno dei pochi posti dove con Tim c’è campo per il telefono). Da lì verso sinistra inizia una cengia. Il sentiero è stretto, coperto da fasci d’erba molto lunghi che rendono insicura e insidiosa la pestata. Considerato che ero da solo e che non mi fidavo del campo del telefono ho preso la decisione di tornare indietro.

Ho bevuto una lunga sorsata d’acqua e mi sono fumato mezzo toscano originale e mi sono avviato al rientro. Alle 14.00 ero alla mia vespa. Considerata l’ora, da Alano di Piave dove ci sono due fontane d’acqua freschissima ho preso la strada che porta al passo del monte tomba. La mia 125 ha fatto un po’ fatica. A manettone andava su a 40 km all’ora, poi ogni tanto mollavo un po’. Sopra al Tomba, vicino alla chiesetta degli alpini, stavano allestendo un palco dove sabato e domenica si è svolto un musical sulla grande guerra (1918 - 2008).

Alle 16 ero già di rientro non prima di aver fatto benzina (a 1,480 euro!) il prezzo migliore incrociato in giornata, alla Gal Oil e di aver mangiato un gelato. Morale della favola…vicino a casa abbiamo posti stupendi di cui spesso si ignora l’esistenza…non serve fare viaggi iperbolici per trovare un po’ di montagna buona.

One Response to “da Schievenìn al monte Santo”

  1. Davideon 23 lug 2008 at 1:01 pm

    Cos’è la vita? Cos’è se non una continua ricerca di emozioni? Magari emozioni “intellettuali” che cerchi in un libro o “fisiche” che cerchi ina carezza della donna che ami. E poi ci sono delle emozioni “nostre”, private, egoistiche quasi…che sono altrettanto belle come quella di ritagliarsi un poco di tempo, salire sulla “vespa” e andarsene in montagna…e poco importa se non si arirva ad un 3000 mt, e poco importa se poi si torna indietro…ciò che conta è il cercare sempre e comunque occasioni in cui davvero potersi dire vivi….ciao Andrea, che la forza sia con te!

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