Di nuovo a Ndjamena

admin luglio 12th, 2009

C’è un detto in veneto che recita più o meno “se vuoi camapare fino a 100 anni fatti gli affari tuoi”. Spero non sia vero, altrimenti ho certamente passato di ben d’onde la metà del cammin di nostra vita.

centre-kabalaye

Se oggi, 25 giugno 2009 sono di nuovo a Ndjamena, la capitale del Ciad (al 170 posto dei 177 apesi del mondo) è perchè gli affari miei non me li so fare. E sembra che nel farmi gli “affari altrui” sono sempre piuttosto convincente. Ruggero, Alessandra e Alberto mi hanno seguito in questa impresa.

42 gradi alle 12.30. Ci accoglie quella che Alberto definisce una delle più brutte capitali del mondo. Abbiamo sorvolato deserto, deserto… e ancora deserto e siamo atterrati in una capitale in mezzo al deserto. Un carnaio di paglia e fango che porta i segni di 100 rivoluzioni di cui si perde la memoria e se ne perdono le ragioni.

Il C13oJ dell’aeronautica militare ci ha preceduto di 7 giorni con i 30 europallet di materiale sanitario. Stavolta all’aeroporto c’è la console Ermanna Favaretto che ci attende. L’accoglienza è “liscia”. Ritrovo subito Karmel e gli altri amici che non rivedo da tre mesi. Mi sento a casa e non vedo l’ora d’infilarmi una camicia “afro”.

Sbrighiamo rapidamente le faccende burocratiche e con due auto pick up raggiungiamo il Centre kabalaye, il centro di accoglienza della diocesi di Ndjamena. Le camere sono confortevoli. Le suore giapponesi hanno un eogatore di acqua fresca e tutto ciò rende meno brusco l’impatto con quella che scherzosamente con Alberto continuiamo a definire la più brutta capitale del mondo.

Nel pomeriggio ci raggiunge il fido Edmond, l’autista del vescovo di Doba, che è a nostra disposizione.

sistemate un po’ di questioni burocratiche decidiamo di cenare a Walya, nella periferia di Ndjamena a casa di Karmel. Io lì ci ho vissuto per una settimana ma per i miei compagni di viaggio si vede….è un impatto. Walya è un girone infernale, ma i bimbi sono degli angeli. La cena è una festa. I bambini in ciad sono stupendi, educati, socievoli…..

Come sempre accade si vole fare tutto e subito, così immancabilmente la serata finisce da “tantine Annie” nella periferia opposta di Ndjamena, un bar sulla strada dove possiamo bere un po’ di birra ghiacciata con dei manghi. Nelle narici sento l’odore di sabbia e benzina che caratterizza la notte di Ndjamena. Mi sento a casa e anche i miei amici iniziano a omprendere questa città…..cominciano a comprendere questa gente.

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