I TITOLI DI CODA DEL BERLUSCONISMO
admin maggio 30th, 2011
Il risultato elettorale delle amministrative rappresenta la vera grande novità dello scenario politico italiano. Berlusconi non aveva mai perso, nemmeno quando era stato sconfitto.
Ha stravinto le elezioni politiche del 1994.
Nel 1996 le ha perse in modo “tecnico” ovvero pur non ottenendo la maggioranza dei seggi, aveva raccolto più voti del centro sinistra, perché la Lega aveva corso da sola.
Cosa che non accadde nel 2001, quando grazie all’accordo con Bossi, riuscì a conquistare una buona maggioranza alla Camera e al Senato, e a governare stabilmente per 5 anni.
Berlusconi non fu sconfitto nemmeno il 10 aprile del 2006, quando tutti gli osservatori attribuivano una facile vittoria alla coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi.
Quella notte solo 24.000 voti su 38 milioni di votanti, e 3 seggi nelle circoscrizioni estere, determinarono la maggioranza (esigua) del centro sinistra alla Camera e Senato, ma confermarono ancora una volta il legame tra una parte del Paese e Silvio Berlusconi.
Legame che segnò la “facile” vittoria del 2008, determinata anche dal disastroso epilogo della eterogenea coalizione che sosteneva il fragilissimo governo Prodi.
La sconfitta di Milano e Napoli, il crollo del centro destra in tanti comuni e province, il calo dei consensi del Pdl, la creatura che Berlusconi aveva fatto nascere dal predellino della sua automobile, la paura della Lega di essere trascinata a fondo….rappresentano la prima e vera sconfitta di Berlusconi.
Negli ultimi due anni Berlusconi aveva dimostrato di essere capace di sopravvivere a tutto, anche quando molti lo davano per finito.
Da dicembre ad oggi è riuscito a sventare la caduta del Governo nonostante la perdita di un pezzo importante della propria maggioranza (Fini).
Ha tirato dritto di fronte all’acuirsi delle grane processuali, non più confinate ai reati amministrativi legati alla conduzione delle proprie aziende, ma inerenti sempre più alla propria condotta personale.
Ha resistito all’assalto mediatico legato agli scandali che lo hanno coinvolto direttamente e alle disavventure giudiziarie di autorevoli esponenti della maggioranza e del suo partito.
Ha resistito a tutto questo perché era forte e sicuro del proprio consenso personale
Tuttavia è di tutta evidenza che in questi mesi gli è venuta meno la fiducia di quella parte del Paese, che è una parte sana, che storicamente aveva deciso di farsi rappresentare da lui, ed è chiaro che questo rappresenta un atto definitivo con cui il Paese dovrà fare i conti.
Siamo oramai ai titoli di coda.
La televendita è finita non perché c’è una reale alternativa di governo rappresentata da un centro sinistra che è sempre di più sinistra, bensì perché la gente non è più interessata a “comprare” il sogno che Berlusconi, vero inventore della democrazia televisiva in Italia, ha cercato per l’ennesima volta ostinatamente di vendere.
La gente oggi ha bisogno di realtà e non di sogni e slogan.
Un Paese che dopo vent’anni si scopre stanco, più povero, con meno prospettive, vuole che la politica ritorni nuovamente ad occuparsi della modernizzazione della pubblica amministrazione, del lavoro, del sostegno al sistema d’impresa, del futuro delle giovani generazioni.
Berlusconi è stato sconfitto da se stesso, e non da un’alternativa politica che ha avanzato delle proposte per il Paese.
C’è bisogno, dopo una guerra civile a bassa intensità, di aprire una fase di ricostruzione civica, che passa necessariamente attraverso un nuovo modo di concepire la politica e la missione della stessa e attraverso un nuovo soggetto politico capace di affrontare con decisione i cambiamenti di cui il paese ha bisogno per rimanere al passo degli altri paesi Europei.
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