Il Paese è cambiato: torniamo a pensare
admin aprile 28th, 2009
Polemiche.
Per associazione di idea la gente ci identifica con questa parola “polemica”. Ma non è colpa della gente. E’ colpa nostra.
A volte mi viene un dubbio. Non è che la conflittualità, la disputa sui ruoli, sui nomi delle candidature sia un modo per colmare un vuoto di pensiero?
Ma com’è possibile che la sinistra – pardon – il centro sinistra che è stato da sempre la creme culturale del paese abbia esaurito le scorte?
Non so se ciò sia accaduto, se stia accadendo ma voglio fermarmi a due valutazioni.
La prima la traggo dal TG delle 20.30 del 25 aprile. Alla domanda del giornalista “cosa si festeggia il 25 aprile?” nessuno della decina di giovani, universitari intervistati ha saputo rispondere.
La seconda la traggo dai dati elettorali, non dai sondaggi. Ad Aprile dell’anno scorso il PD si è fermato al 33% e l’intero “centro sinistra” storico è rimasto ben lontano da quel 51% che gli consentirebbe di governare il Paese.
E’ davvero così complicato comprendere che il paese è cambiato? Non dico in meglio o in peggio….ma è cambiato, profondamente cambiato.
E’ un Paese che dimentica le ragioni del 25 aprile, ma dove la passione per l’impegno politico e per la democrazia ferve in tutto l’arco costituzionale. Basti vedere nei comuni il proliferare delle liste, che è proporzionalmente legato alla disponibilità della gente ad impegnarsi.
E’ un Paese dove i “reality” spopolano, quindi apparentemente egoista e disimpegnato, ma anche dove ci sono i record europei di volontariato, di associazionismo, e di tutto ciò che ha a che fare con la pratica della solidarietà.
E’ un paese che si sta apparentemente imbruttendo per la paura del diverso, ma che realizza nelle città e le province governate dai partiti di ispirazione, più o meno vagamente xenofoba, il migliore modello di integrazione.
E’ un Paese dove c’è la paura di perdere il lavoro o c’è il disagio di avercelo saltuario eppure il sindacato viene sempre meno riconosciuto nel suo ruolo di tutela e di promozione del lavoro, e tanto meno come soggetto capace di orientare una scelta politica.
Il Paese non sta impazzendo, è semplicemente cambiato.
Un dirigente del PD che sogna di ritornare ai fasti democristiani o alle glorie del pensiero socialista, è un dirigente con la testa all’indietro. Buono per la pensione anche se ha 20 anni.
Quei fasti e quelle glorie oggi sono buone solo per costruire un po’ di identità e di appartenenza, ammesso che per le nuove generazioni siano ancora occasione di identificazione.
E ammesso che l’identità possa rappresentare una risposta ai problemi reali del Paese.
Non è che i princìpi sono soprerati.
I valori della democrazia, della libertà, del lavoro, della solidarietà, dei diritti alla salute e all’istruzione, sono sempre attuali solo che necessitano di essere attualizzati.
E per attualizzare un valore bisogna tornare a pensare, a comprendere come sono cambiati gli uomini e le donne del nostro tempo, come sono cambiati i rapporti e le relazioni sociali.
Solo così riusciremo a dire concretamente alla gente, con la speranza di essere compresi, cosa vogliamo proporre per guidare il nostro Paese nei prossimi anni.
E’ un cammino lungo e tortuoso, e per certi versi anche doloroso poiché ci viene richiesto di rinunciare alle nostre categorie interpretative. Ma credo che non ci sia alternativa a provare a farlo.
- attività politica
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