Un “brend” per il 25 ottobre

admin agosto 9th, 2009

logo_venetoAnche se sono le 23.34 e sono in vacanza ho voglia di lavorare alla sfida del 25 ottobre. E’ un buon segno, non la sto vivendo come un peso, ma come una occasione straordinaria di dire qualcosa di forte sulla nostra Regione, sul PD. Ho voluto fortemente personalizzare la linea di comunicazione, e ho chiesto a un amico di predisporre un “machio” sullo stile dell’Italia che viene usata per la campagna di Franceschini… ne è nato il Veneto stilizzato con i colori dell’Italia e del PD…. non male. Ho voluto segnare questa differenza perchè la mozione della mia candidatura è una mozione Veneta.

In queste ore inoltre sulla rete stanno accadendo molte cose.

La rete di “Semplicementi Democratici” sta facendo un lavoro straordinario. Grazie ad Arnaldo, Stefano, Alessandra ed altri amici è possibile trovare nella rete un sacco di materiale, filmati, foto, documenti e interventi….se non è democrazia questa! Comunque grazie….un grazie sincero e non scontato.

He he he…voglio anche riferire di una cosa simpatica…. Una delle cose che stanno accadendo in questa campagna del 25 ottobre è quella di caricaturare l’avversario. Ci sta, anche se per stile e convinzione io non lo farò. Ho stima di Bersani, di Rosanna e di Felice. Non ho motivo di farlo.

Nella mia “SLIMSTAT” ho visto a più riprese che qualcuno mette come chiave di ricerca “Andrea causin todem”…. forse per collocarmi forzosamente in una corrente del PD che ha fortemente marcato i temi eticamente sensibili…. forse per caricaturarmi come un cattolico bigotto. Ci sta…. peccato che la pesca risulterà inutile.

E’ vero che sono cattolico e battezzato e che non sono portato a trattare con leggerezza i temi che riguardano l’inizio e il fine vita. E’ vero anche che sono molto amico di Gigi Bobba, uno dei fondatori dei Teodem….lui era presidente delle ACLI mentre io ero presidente di gioventù aclista. Abbiamo lavorato insieme, ho grande stima di lui è una delle persone che mi ha formato. Tuttavia all’invito di aderire al movimento ho sempre gentilmente rifiutato… per sensibilità personale ritengo di essere più qualificato negli ambiti economici e sociali,. e così come molti altri aclisti in politica mi sono cimentato in ambiti diversi (mi piace ricordare che Rosati e Labor, ex presidenti delle ACLI….il primo è stato espulso dalla DC in quanto unico senatore ad aver votato contro i missili a Comiso, il secondo relatore della legge 194…).

Sul tema della laicità….non mi sottrarrò e sarà interessante scoprire come i cattolici possono cimentarsi in questo campo ben oltre il pregiudizio, poichè gli orientamenti personali e le scelte reggono anche su un piano in cui la laicità diventa un metodo e una granzia universale….

Pubblico una lettera di Adriano Verlato (VI)

admin agosto 6th, 2009

Perchè ho scelto Franceschini

Perché Franceschini.

Mi rivolgo agli amici del Pd per spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a sottoscrivere la candidatura Franceschini, pur avendo la  massima stima anche degli altri 2  candidati: Bersani e Marino.
Si tratta di una felice coincidenza che vede, contemporaneamente, presentarsi 3 persone degne di vittoria che tuttavia esigono una scelta le cui motivazioni mi accingo ad elencare. Intanto non è casuale che i programmi siano in alcuni punti molto simili così come la trasversalità degli appoggi indica che il meticciato incomincia a funzionare.
Questi primi mesi di segreteria Franceschini lo hanno visto agire e parlare con chiarezza e fermezza tali da arrestare la deriva pericolosa verso la quale si stava andando. Il processo costitutivo del Pd ha sopportato  molti errori e il nostro se ne è fatto carico con coraggio in un momento in cui nessun altro si faceva avanti. E questa non è cosa da poco. Mi piace anche portare alla vostra attenzione il fatto che Dario, una volta eletto, non ha fatto, come consuetudine vuole in  politica, che si prendano le distanze da chi ha lasciato. Ha invece, in più occasioni, affermato il suo accordo su tutto quanto  Veltroni aveva detto e fatto. Coerenza e correttezza.
L’eredità era pesante. l’idea di autosufficienza  che aveva, pur involontariamente , aiutato la crisi del Prodi 2, è stata abbandonata, ma non l’idea del bipolarismo con un Partito democratico che deve essere cuore e mente di tutta la sinistra. E da questa eredità che sono nati gli organi elefantiaci locali, privi di poteri decisionali reali, la difficoltà di far emergere una nuova classe dirigente e il vuoto rapporto tra la vitalità di molti circoli e la molle iniziativa centrale.
In questo panorama Franceschini è venuto ad operare dando al partito, nonostante il disturbo di Pietro, segni ideali inequivocabili e coerenti con i comportamenti , concretezza propositiva in Parlamento e riuscendo, in varie occasioni, a far migliorare i provvedimenti del governo per la crisi economica.
Non va sottovalutato altresì che il nostro ha reintrodotto negli organi deliberativi la prassi delle votazioni praticamente su ogni decisione togliendo la possibilità di recriminazioni successive ai malpancisti. L’altro argomento di peso per le alleanze future del Pd è la posizione dei vari candidati sull’argomento. A me sembra che la posizione di Franceschini sia sintetizzata in modo efficace e pragmatico dalla  seguente sua puntualizzazione che mi permetto di sottoscrivere in toto: “caratterizzarsi e scontrarsi nel dibattito congressuale solo sulla scelta dei possibili alleati di domani sarebbe prova di una sconcertante povertà di idee. Fare opposizione con altri partiti, individuare battaglie comuni sui contenuti dell’azione di governo, sarà il terreno migliore per sperimentare la possibilità di formare un’alleanza coesa e credibile”. Ci sono ancora un paio di osservazioni che mi pare giusto ricordare.
Cambiare un segretario nazionale dopo pochi mesi dalla sue elezione, solo perché lo Statuto lo prevede, mi sembra autolesionistico. Sarebbe stato quindi opportuno spostare più avanti il congresso in modo da consentire al segretario di impiegare tutte le sue forze nel fare opposizione e non nel contendere la carica. Teniamo, per di più , presente che cannibalizzando in questo modo e con questa velocità i nostri segretari, diamo alla destra il modo di affermare che li cambiamo perché valgono poco o nulla. E questa è un’opinione irricevibile visto che, se abbiamo qualche cosa di valido, sono proprio le personalità di grande livello e capacità. Infine ho in varie occasioni apprezzato il linguaggio scarno e diretto di Franceschini che ha saputo sempre, a Ballarò, nei dibattiti e in ogni occasione di confronto, tenere sempre salda la barra del ragionamento.Ultimo ma non meno importante,credo che il nostro segretario con il volere un partito strutturato, ma con apertura anche e sovente ai nostri elettori, pur non iscritti al Pd, interpreti correttamente quello
che è e sarà sempre la caratteristica del nostro nuovo partito.

Adriano Verlato

Un partito forte, per un Veneto forte

admin agosto 1st, 2009

Il fresco della sera in montagna mi ristora un po’.

E’ stata una giornata faticosa ma ricca di emozioni e di calore.

La prima giornata da “candidato alla segreteria regionale” del Partito Democratico del Veneto.

 

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Oggi, inseieme a Piero Fassino e a molti altri amici e amiche democratiche ho presentato le linee generali del documento programmatico che abbiamo scritto nei giorni scorsi. Un documento aperto – come ho detto oggi – nel quale sono sicuro si potranno riconoscere in molti, anche oltre lo schema delle mozioni nazionali.

 

Mi ha colpito la fiducia, quella degli amici di sempre, dei compagni di partito.

Mi ha soprattutto fatto piacere sentire la fiducia di persone che mi hanno visto e sentito per la prima volta, o che magari mi conoscevano solo nel blog o in Facebook.

Come le persone straordinarie della rete “semplicemente democratici” e i ragazzi e le ragazze dei giovani Democratici.

 

Oggi è iniziata una bella avventura.

Che parte simbolicamente da una sede di partito, ma che vuole e può arrivare in tutto il Veneto.

 

Per usare una metafora veneta del lavoro…. “abbiamo messo i ferri in acqua”.

Abbiamo cioè iniziato a costruire per il Partito Democratico e per la nostra regione, una prospettiva nuova, in cui le persone miglio, i migliori talenti saranno protagonisti del cambiamento.

 

Oggi abbiamo assunto anche alcune decisioni.

Ho candidato alla vice segreteria Daniela Sbrollini, una “ragazza” che ha 1 anno più di me, che è di Vicenza e che fa la parlamentare. Daniela è una persona solare e ha una competenza preziosa, poichè per molti anni ha lavorato all’ ANCI (l’associazione dei comuni).

 

Inoltre ho affidato a Valter Vanni il ruolo della mozione Franceschini in Veneto.

in queste settimane ho avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo. La sua grande conoscenza dei temi del Veneto e la dichiarata volontà di essere a servizio di una fase di rinnovamento, soprattutto nelle composizione delle liste, è una garanzia per tutti noi.

 

Stasera infine ho deciso di chiamare sia Rosanna che Felice.

Anche se in questo frangente sono “avversari”, sono due persone che per aspetti diversi stimo davvero molto.

Ci siamo fatti gli auguri e abbiamo convenuto useremo questo tempo per fare crescere il Partito Democratico.

la dimensione della politica non va mai scissa dalla dimensione umana dell’amicizia, del rispetto e della stima.

Ci si può e ci si deve confrontare duramente ma non ci si deve dimenticare che nello stesso partito, si è parte della stessa storia e si è responsabili nella costruzione dello stesso futuro.

 

 

 

 

Mi candido per la segreteria regionale del PD Veneto

admin agosto 1st, 2009

Care democratiche e cari democratici,

 

oggi alle 18.00 ho depositato a Padova,

presso la sede regionale del Partito, la mia candidatura alla segreteria Regionale del Partito Democratico del Veneto.

Moltissimi amici, militanti, amministratori e dirigenti del PD Veneto in questi giorni mi hanno chiesto la disponibilità ad affrontare questa sfida.

Donne e uomini che sono approdati nell’esperienza politica del Partito Democratico con percorsi e  storie diverse. Storie antiche e storie recenti.

Donne e uomini che hanno saputo ritrovarsi nel faticoso e necessario lavoro di confronto sui contenuti, nella visione di un partito che supera le vecchie appartenenze e si propone come unico e autentico soggetto riformista per il Paese e per il Veneto.

Donne e uomini che hanno saputo ritrovarsi in una candidatura, la mia.

Quella di un uomo che ha la sua storia.

Vivo questa richiesta con un duplice sentimento, di orgoglio e di responsabilità.

La responsabilità di chi è consapevole dei propri limiti e che sa che possono essere superati solo nella prospettiva di vivere questa esperienza nella piena condivisione e affidamento agli altri.

Una responsabilità che assumo mettendo a disposizione prima di tutto la mia vicenda umana.

Nella prospettiva di assumere un compito nuovo, penso al percorso che mi ha portato qui.

Penso alla famiglia in cui sono cresciuto, un ambiente dove ho imparato la dedizione al lavoro, il valore della lealtà, il rispetto per gli altri e l’attenzione ai più deboli.

Penso alla mia giovane famiglia, che condivide e sostiene il mio impegno e che vive un destino condiviso e la speranza con tantissime altre famiglie del Veneto.

Penso alla mia esperienza formativa, ai docenti e ai compagni di scuola che ancora oggi sono preziosi compagni di vita.

Penso agli anni passati in azienda, dove ho lavorato nel settore del credito alle imprese e deve ho conosciuto centinaia e centinaia di artigiani, imprenditori, commercianti che hanno fatto della propria vita l’arte di intraprendere.

Penso al mio impegno nelle ACLI, una grande organizzazione del lavoro dove mi hanno insegnato che “stare dalla parte della gente” non è un’idea astratta. Richiede passione, studio ma anche capacità di organizzare servizi e risposte concrete.

Penso soprattutto alla mia passione politica maturata, com’è  è accaduto per molti altri giovani della mia età, nei primi anni novanta. Gli anni di tangentopoli, delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio.

Gli anni in cui crollava il sistema dei partiti che avevano fatto crescere la nostra giovane e fragile democrazia. Gli anni in cui era più semplice rifugiarsi nel privato, negli affetti, nello studio, nella professione.

Oggi, con la stessa passione, accetto la sfida di candidarmi alla Segreteria Regionale del Partito Democratico, nella consapevolezza che il congresso è un tempo straordinario.

Un tempo in cui non ci sono nemici, ma semplicemente degli “avversari” che portano una sensibilità differente, una sensibilità indispensabile e preziosa per continuare a costruire questa straordinaria esperienza condivisa che è il Partito Democratico.

Facciamo in modo che questo sia un tempo fertile, un tempo in cui si possa parlare del Veneto e del suo cambiamento veloce e per certi versi drammatico, che la destra non è più in grado di interpretare, delle proposte e delle sfide che abbiamo davanti.

Facciamo in modo che il congresso sia il luogo dove decidiamo e ci attrezziamo ad assumere delle responsabilità di governo.

Desidero che anche per me questo diventi prezioso, un’occasione per conoscere e comprendere di più questa terra a cui sono indissolubilmente legato e per mettere insieme i migliori talenti che oggi sono dentro e fuori il Partito Democratico.

E’ un compito grande, che potrò affrontare solo con l’aiuto di tutti.  

27 giugno - visita all’ospedale di bebeja

admin luglio 23rd, 2009

bebeja1Il risveglio alle 6.15 è accompagnato dalla sensazione di non aver mai dormito. Stavolta la colpa non è nè del caldo nè delle zanzare. Il beep - peep dei pipistrelli (che dicono essere grandi come polli) mi ha torturato per tutta la notte….dico “mi ha….” perchè l’altra parte della comitiva ha dormito in una parte della struttura della diocesi di Doba dove il rumore era meno intenso.
Alle 6.30 partecipiamo alla messa. In francese. La piccola comunità si raccoglie in una cappellina e le porte aperte lasciano scorrere il fresco della mattina del sud.
Durante la colazione programmiamo la giornata e quelle successive con Sylvestre, il vicario. Ci conferma la disponibilità di Edmond l’autista e fissiamo di raggiungere alle 9 l’ospedale di Bebeja.
L’ospedale è a circa 20 minuti da Doba.
E’ una struttura costituita da una decina di edifici bianchi, con il tetto di lamiera, che si sviluppano su un piano su un’area piuttosto grande, dove sorgono alcune piante di alto fusto che producono provvidenzialmente un po’ di ombra.
L’ospedale di Bebeja è l’unica struttura sanitaria, degna di essere chiamata con questo nome nel raggio di 300 chilometri.
Ci accoglie Joseph Mbaituoloum e ci abbracciamo forte. “Mbai” è il direttore sanitario e il chirurgo dell’ospedale. Ha studiato a Padova e parla bene l’Italiano e poi ha fatto la scelta di tornare nel suo paese. Insieme a lui operano altri due medici ciadiani, e spesso capitano altri medici specialisti per periodi ridotti di tempo.
Magdalene, una suora comboniana di Ibiza, di fatto dirige la parte organizzativa della struttura e cura direttamente il reparto maternità, insieme alle altre suore.
La mattinata è dedicata alla visita.
Ci si apre il cuore vedere che una parte dei materiali che abbiamo inviato sono già in funzione. Le lampade da visita, il letto da parto e gli ecografi. Ma ciò che ci tocca di più sono le storie dei neonati.
Una bimba che viene allattata con il ltte che abbiamo mandato noi. Ha 3 giorni di vita e la madre è morta durante il parto…e non si può non pensare che la vita è più forte della morte.
Ma anche due gemelli, piccolissimi. Anche loro allattati con il “nostro” latte.
Le altre apparecchiature, quelle non ancora installate, sono riposte ordinatamente in una grande stanza….possiamo dire: missione compiuta.
Durante la mattinata visitiamo i reparti. La chirurgia, con la sala operatoria. La diagnostica, con un rudimentale laboratorio di analisi, i “nostri ecografi” in funzione e un vecchio apparecchio per gli rx. La medicina, con il reparto per la tubercolosi e l’epatite. La farmacia fornita soprattutto di antibiotici e di retrovirali per l’Hiv (Sida….in francese).
Suo Fernanda, una suora padovana che avevo conosciuto nel viaggio di tre mesi fa, ci accoglie per il pranzo. Aperitivo con arachidi tostate e succo di anacardo fresco.
Durante il pranzo all’italiana entriamo nel merito delle problematiche della gestione dell’ospedale.
Nel 2008, compreso il costo del personale (80 persone), con soli 370.000 euro si è data risposta sanitaria con 700 interventi chirurgici e 15.000 ricoveri.
370.000 euro poco meno del costo lordo di 4 medici di base in italia.
La visita è l’occasione per fare il punto sulle esigenze dell’ospedale e per rinnovare alcune necessità e richieste. Decidiamo di lasciare a Magdalene 2.000 euro per il funzionamento dell’ospedale e alcune borse con vestiti e occhiali per presbiopia.
Nel tardo pomeriggio visitiamo la scuola elementare dove i “nostri” banchi fanno bella vista.
Non ci sono li allievi. Sono in vacanza.
Infine Sylvestre ci porta a visitare il centro - agricolo sperimentale statale di Bebeja.
Ci accoglie il responsabile e l’unica cosa che appare in buono stato è un chiosco dove si prodigano ad offrirci una birra gelata. Per il resto il posto non mi pare un granchè. All’uuniversità ho fatto agraria. Non mi sono occupato in vita mia di agricoltura….ma accademicamente parlando un po’ ne so. Mi accorgo che il “responsabile”…nominato dal governo….mentre ci fa visitare il centro, dice un po’ di imprecisioni.
Ad un certo punto mi viene voglia di divertirmi un po’…..accarezzo una pianta di mais e gli chiedo “cos’è questa?”….il tipo si gratta la testa e mi dice “sorgo….penso”.
la situazione è comica ma è un po’ meno ilare la situazione nelle campagne. Un terreno fertilissimo che viene conltivato con agricoltura primaria e che rende il 10% di quanto dovrebbe.
Nel tardo pomeriggio mi prende la dissenteria. Sento di avere un po’ di febbre. Cerco di bere e prendo del dissenten.
Io, Ruggero e Alberto siamo tre ex allievi salesiani e al nostro ritorno visitiamo l’oratorio della diocesi e il padre salesiano don Alcide. Ci racconta con entusiasmo del lavoro che sta facendo con i ragazzi e ci invita in casa salesiana per la sera, dopo cena.
La cena a Doba è una occasione ulteriore per affrontare i temi dell’ospedale con Silvestre e Mbaitouloum. La cucina italiana si sposa perfettamente con il vino francese che ci viene offerto, ma il mio stato di salute mi fa propendere per l’acqua e il riso in bianco.
Don Alcide mantiene la promessa e dopo cena passa a prenderci con la vecchia toyota con stampato sulla fiancata il faccione di Don Bosco, per portarci in parrocchia.
E’ un dopo cena insolito….vino bianco francese, prosciutto di s. daniele al coltello e formaggio prodotto dalle suore di Sahr….ma soprattutto padre Chopin di 70 anni, un salesiano francese inizia ad allietarci con la chitarra e delle canzoni francesi. Ottengo di accordargli lo strumento, ma la maggiore armonia, non lenisce la febbre e il malessere che non mi fanno apprezzare a pieno la situazione.
Ad un cerco punto i miei compagni si accorgono della situazione e riusciamo a congedarci.
Credo di non aver mai deiderato come in quel frangente un letto dove stendermi….
Il fresco della sera di Doba e la stanchezza soverchiano il beep - beep dei pipistretti e il sonno ristoratore mi regala un risveglio senza febbre e con una dissenteria molto attenuata.

26 giugno: da Ndjamena a Doba

admin luglio 13th, 2009

Afa, zanzare e il latrato continuo dei randagi fanno da cornice all’alba di Ndjamena. Un’alba a 38 gradi. Oggi la giornata è decisiva. Abbiamo pochi giorni a dosposizione e dobbiamo pianificare il viaggio. Per ora non abbiamo i passaporti, sono presso il ministero degli esteri in attesa del rilascio del visto di cortesia.

ndjamena-streets

Nella sala colazione del Centre Kabalaye regna l’incertezza. Sia sulla marmellata dal colore e dall’odore inaffidabile, sia sul reperimento dei nostri passaporti. La mia telefonata ad Ermanna non risolve l’enigma dei tempi. Considerato che per andare a Doba sono circa 450 chilometri, se non avremo i passaporti entro le 12.00 ci toccherà perdere una giornata.

Siamo nervosi ed è nervoso anche Edmond, l’autista. Si vede che vuole tornare a casa entro sera. Ruggero e Alberto fanno “l’africano” e fino alle 10 gli unici movimenti che producono sono quelli del tragitto tra l’ombra dell’alebero e l’erogatore dell’acqua. Io e Alessandra per ingannare il tempo attraversiamo la chiesa….in un atmosfera “strana”. Un cane dorme tra le panche in legno. In un angolo una madre riposa all’ombra con due bimbi e una donna si impegna in un dialogo serrato ad alta voce, da sola davanti al Santissimo. O Dio è paziente o la donna è pazza….

La breve esplorazione fuori le mura del Centre Kabalaye ci convince di tentare le vie della capitale in cerca di una ricarica della mia scheda telefonica Ciadiana. Come 4 esploratori giriamo un paio di isolati e capitiamo in una strada principale (nella foto). Ci muoviamo lentamente, quasi con delicatezza e attenzione. Dopo qualche centinaio di metri, camminando sotto un sole che spacca le pietre e scatenando i “Nassara, nassara” dei bambini (Bianchi, Bianchi!), individuo un bugigattolo con scritto “Zain”…li si può effettuare la ricarica.

Ci accoglie un giovane con la tunica bianca, come quella che di solito portano i musulmani. Con il mio francese maccheronico riesco a farmi fare la ricarica di 10.000 franchi. Il ragazzo è simpatico e accetta di farsi fotografare con noi. Facciamo le foto di rito e usciamo….e in quel frangente ci accosta una macchina. E’ la console che ci rimprovera…stavamo andando a zonzo senza documenti. Rimediamo così un passaggio al Kabalaye dove ci consegna i passaporti “vistati”. A questo punto metto la mano in tasca per prendere il telefono e chiamare Edmond, per organizzare la partenza. Brivido freddo! Non ho ne il mio palmare, ne il cellulare di Alessandra dove avevo messo la scheda del Ciad. Nella concitazione delle foto e delle chiacchere con l’uomo della ricarica, i telefoni li abbiamo lasciati lì.

Non ci resta che tentare di ritornare sul posto….anche se è passata mezz’ora.

Lì ci accoglie con un sorriso il ragazzo di prima, sudato…perchè aveva rincorso il pick up per darci i due apparecchi. Gli offro del denaro che lui rifiuta categoricamente. Lo ringraziamo, soprattutto perchè questa è una prova stupenda di quanta onestà ci possa essere pure in condizioni di povertà estrema.

A questo punto non ci resta che partire per Doba. Edmond è contrariato perchè Ermanna gli “suggerisce” di fare tappa a metà strada per passare la notte. Caricate le valige nel cassone, saliamo sulla Toyota in 6. Ci stringiamo. Prima di partire ci sono due incombenze. Devo consegnare un libro a Benedetta, una ragazza di Mira che lavora come medico all’ospedale Buon Samaritano a Walya e poi dobbiamo pranzare. Benedetta è molto sorpresa della coincidenza. Li conosciamo altri Italiani e ci ripromettiamo di tornare prima di lasciare il Ciad, per incontrare Padre Gherardi, il gesuita che ha fondato l’ospedale. Alberto nel farttempo regala un buon quantitativo di occhiali per la presbiopia e vestiti per bambini.

Consumato un pranzo rapido partiamo poco dopo mezzogiorno con il sol leone.

Edmond continua ad essere taciturno e nervoso. La strada è dritta e infinita. possono passare anche 45 minuti prima che ci sia una lieve curva, o si incroci un altro veicolo. L’unica variante sono le capre e i cammelli che spesso attraversano la carreggiata che è asfaltata abbastanza bene. Ogni tanto da una rapida osservazione si nota che man mano che ci spostiamo a sud, cominciano a comparire delle chiazze d’erba nella savana e qualche arbusto in più. Già a Bongor, 200 chilometri a sud della capitale il panorama è diverso e anche la temperatura è migliore. Più bassa di oltre 10 gradi. Qui ci fermiamo a salutare padre Marco, direttore della Radio Terre Nouvelle….2 minuti. Edmond ha lo “spino nel culo” come si dice dalle mie parti. Abbiamo solo il tempo per concordare che ci vedremo con calma da lì a 4 giorni.

Alla ripartenza da Bongor decido di parlare a Edmond. Sono le 16. Di questa carriera saremo a Doba prima delle 19.00. Gli dico che può procedere a destinazione senza soste intermedie. Edmond obietta che la console ha detto che doveva fermarsi per il pernotto a metà percorso….che non era autorizzato. Me la smena per qualche minuto, poi mi girano gli spiego secco che il capo, il più alto in grado sono io. Comando quindi si va a Doba diretti. Edmond si illumina in un sorriso a 56 denti e stretti come sardine arriviamo a Doba poco prima delle 19.00.

Il centro di accoglienza della Diocesi di Doba è molto bello. La temperatura è primaverile e non c’è umidità. Il verde delle piante circonda le strutture della diocesi…piante dove il Beep - beep dei pipistrelli (grandi come polli) ci disturberà tutte le notti.

Sylvestre, il vicario (vice - vescovo) ci accoglie calorosamente. Una cena ristoratrice, con Mbaytouloum, il medico direttore di Bebeja e altri missionari ci ricompensa delle fariche del viaggio….La polenta di miglio (bull), e la cucina italiana accompagnano un dialogo che ci consente di programmare i giorni successivi.

Di nuovo a Ndjamena

admin luglio 12th, 2009

C’è un detto in veneto che recita più o meno “se vuoi camapare fino a 100 anni fatti gli affari tuoi”. Spero non sia vero, altrimenti ho certamente passato di ben d’onde la metà del cammin di nostra vita.

centre-kabalaye

Se oggi, 25 giugno 2009 sono di nuovo a Ndjamena, la capitale del Ciad (al 170 posto dei 177 apesi del mondo) è perchè gli affari miei non me li so fare. E sembra che nel farmi gli “affari altrui” sono sempre piuttosto convincente. Ruggero, Alessandra e Alberto mi hanno seguito in questa impresa.

42 gradi alle 12.30. Ci accoglie quella che Alberto definisce una delle più brutte capitali del mondo. Abbiamo sorvolato deserto, deserto… e ancora deserto e siamo atterrati in una capitale in mezzo al deserto. Un carnaio di paglia e fango che porta i segni di 100 rivoluzioni di cui si perde la memoria e se ne perdono le ragioni.

Il C13oJ dell’aeronautica militare ci ha preceduto di 7 giorni con i 30 europallet di materiale sanitario. Stavolta all’aeroporto c’è la console Ermanna Favaretto che ci attende. L’accoglienza è “liscia”. Ritrovo subito Karmel e gli altri amici che non rivedo da tre mesi. Mi sento a casa e non vedo l’ora d’infilarmi una camicia “afro”.

Sbrighiamo rapidamente le faccende burocratiche e con due auto pick up raggiungiamo il Centre kabalaye, il centro di accoglienza della diocesi di Ndjamena. Le camere sono confortevoli. Le suore giapponesi hanno un eogatore di acqua fresca e tutto ciò rende meno brusco l’impatto con quella che scherzosamente con Alberto continuiamo a definire la più brutta capitale del mondo.

Nel pomeriggio ci raggiunge il fido Edmond, l’autista del vescovo di Doba, che è a nostra disposizione.

sistemate un po’ di questioni burocratiche decidiamo di cenare a Walya, nella periferia di Ndjamena a casa di Karmel. Io lì ci ho vissuto per una settimana ma per i miei compagni di viaggio si vede….è un impatto. Walya è un girone infernale, ma i bimbi sono degli angeli. La cena è una festa. I bambini in ciad sono stupendi, educati, socievoli…..

Come sempre accade si vole fare tutto e subito, così immancabilmente la serata finisce da “tantine Annie” nella periferia opposta di Ndjamena, un bar sulla strada dove possiamo bere un po’ di birra ghiacciata con dei manghi. Nelle narici sento l’odore di sabbia e benzina che caratterizza la notte di Ndjamena. Mi sento a casa e anche i miei amici iniziano a omprendere questa città…..cominciano a comprendere questa gente.

Una nuova avventura in Ciad con TERRE NOVE Onlus

admin giugno 24th, 2009

Nel Blog non ne ho parlato molto. Forse per scaramanzia o per il pudore che non è solo una cosa “mia”. Il viaggio di marzo, di cui per scelta ho pubblicato poco (è mia intenzione a breve pubblicare il diario completo) mi ha portato ad assumere alcuni impegni.

partenza1

Con alcuni amici abbiamo fondato l’associazione TERRE NOVE Onlus. E ci siamo assunti il compito di sostenere alcune realtà in Ciad. In questi mesi abbiamo recuperato una ingente quanità di materiale sanitario attraverso la legge regionae 41 del 2003 e attraverso il sostegno di Maniverso Onlus.

Così il 18 giugno dalla bse militare di Pisa è partito un ERCULES C130J dell’aeronautica militare con 30 Europallet di materiale. 1 mammografo, 2 incubatrici, 2 ecografi, 2 elettrobisturi, ventilatori polmonari, monitor per le funzioni vitali, gastroscopi e colonscopi. Un apparecchio per emodialisi e parecchi elettrocardiografi e defibrillatori. Parecchi letti e arredi ospedalieri. 2 classi complete di banchi e sedie. 300 kg di latte neonatale in polvere e una serie lunga di farmaci e materiale sanitario.

Ciò è stato possibile attraverso il parteariato con la Regione del Veneto e il Comune di Martellago. Il materiale è stato destinato alla diocesi comboniana di Doba (Mons Michele Russo) e ai padri saveriani di Bongor.

Domani, insieme a Ruggero, Alessandra e Albertino partirò alle 19 alla volta di Ndjamena. In Ciad ci aspettano molti appuntameti e ritroverò molti amici. Oggi però voglio ringraziare tutti quelli che ci hanno dato una mano fino ad ora. In modo particolare Laura, che è stata precisa e preziosa. Daniele, Alessandra, Ruggero, Lucio, Valerio e Loretta, Nani, Fabio, Ermanna, Karmel…. le imprese che ci hanno sostenuto. Una nota di merito ai responsabili della logistica della Zanardo Logistica…per la pazienza dimostrata. La 46 brigata dell’aeronautica militare di Pisa…..e tutti coloro che oggi dimentico e che si sono dedicati a questa impresa.

Un piccolo impegno per noi significa davvero molto per la gente di uno dei paesi più poveri del mondo.

Un percorso per il PD: a Nord Est

admin giugno 24th, 2009

nordestIl 9 maggio scorso, a poco più di un mese dalle elezioni politiche finiva l’esperienza del primo esecutivo del Partito Democratico di Walter Veltroni, di cui mi onoro di aver fatto parte. Parallelamente iniziava il declino della leadership di Valter a cui va imputato un solo torto. Quello di non avere avuto la capacità e il coraggio di continuare ad innovare e di aver ceduto alla volontà di restaurazione dei colonnelli e delle vecchie identità. Da allora è trascorso poco meno di un anno e la certezza di tenuta che ci affida il risultato delle elezioni europee, che ci vede comunque perdere oltre 4.000.000 di elettori e 7 punti percentuali, non può essere una consolazione.

Personalmente dal 9 maggio scorso ho scelto la strada della responsabilità.
Ho osservato in silenzio l’accumularsi di errori, nella consapevolezza che non poteva e non doveva essere sommata ulteriore conflittualità, per il bene del Partito Democratico. Ho scelto anche la strada della fiducia. Fiducia nei leader nazionali e fiducia nei leader locali. Ho scelto consapevolmente, non perchè non ci fossero le argomentazioni, di non imbracciare il bazooka e sparare contro il partito, anche se so che in termini di consenso interno questo è uno degli argomenti che paga di più. Come me, in questi mesi, hanno fatto in molti.
Non tanto perchè vogliamo bene al PD, quanto perchè vogliamo bene al nostro Paese. E un Paese che è governato, seppure attraverso l’espressione del consenso, da un presidente del consiglio che è sempre più impegnato nel contenimento delle proprie imbarazzanti vicende personali, ha bisogno di un partito di opposizione serio che possa spendersi su un periodo di medio e lungo termine al fine di proporsi come alternativa credibile di governo.

Il risultato a Nord Est e in particolar modo in Veneto non lascia spazio a dubbi di interpretazione.
Con Oltre 200.000 elettori persi in 11 mesi e il 7% in meno abbiamo conseguito un risultato del 20,14% che consegna alla Lega Nord il ruolo di partito “alternativo” ai 14 anni di regno di Galan e del Partito (polo) delle Libertà.
Con poche eccezioni il connubio Lega – PdL con l’appoggio di un UDC che dimostra di non avere alcuna intenzione di disarticolarsi dalla destra, ha consentito ai candidati della destra di vincere bene alcune amministrazioni e di strappare al PD comuni e province dove si era amministrato bene, come quelle di Venezia e di Belluno. Continua a Leggere »

Porto Marghera: è finito il tempo delle parole…servono fatti

admin maggio 21st, 2009

torciaUn paio di giorni fa, mentre la commissione lavoro del Consiglio Regionale del Veneto incontrava i lavoratori del Petrolchimico, molti dei quali in cassa integrazione da mesi, il presidente Galan si prodigava in dichiarazioni stampa sulla fine delle produzioni industriali chimiche.

Questo è l’ultimo atto grave del presidente della Giunta, che negli ultimi anni ha prima tenuto bloccate le autorizzazioni per la riconversione degli impianti di produzione del clorosoda e poi ha regolarmente sottratto l’esecutivo della regione dai compiti che venivano affidati dagli accordi di programma tra le parti economiche e sociali. Come pure la risoluzione del Consiglio Regionale del Veneto, che lo impegnava ad attivarsi a garantire l’operatività degli impianti chimici per almeno dieci anni a partire dal 2005.

Non si può accettare tanta superficialità di fronte a 5.500 addetti diretti e oltre 6.000 indiretti, tra i quali ci sono molte piccole imprese che sono impegnate nei servizi e nelle manutenzioni. Non ci si può permettere una così grande superficialità rispetto alla vicenda umana e professionali di oltre 10.000 persone e delle loro famiglie.

Oggi la situazione è davvero critica, non si possono fare infingimenti e le ragioni si possono cercare in tante direzioni. In un clima istituzionale non favorevole, fatto di autorizzazioni bloccate, di consultazioni popolari atte a costruire un consenso contro gli impianti chimici, di avventure azzardate, di vagonate di fondi europei spesi in attività non industriali, di silenzio assordante di chi rappresenta gli interessi economici.

La situazione è particolarmente critica perché la eventuale ricollocazione dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo non può avvenire in un contesto, come quello Veneziano, fortemente segnato dalla crisi economica, che ha colpito anche i settori della cantieristica, della meccanica e della logistica.

Il Consiglio Regionale del Veneto il 6 ottobre del 2005 ha votato praticamente all’unanimità una risoluzione che affermava da una parte la necessità di ribadire la vocazione economica e industriale dell’area di Porto Marghera e dall’altra la opportunità del mantenimento delle produzioni chimiche per il tempo necessario allo sviluppo di attività economiche alternative alla chimica, ma comunque capaci di dare un forte impulso all’economia e all’occupazione.

La risoluzione del 6 ottobre 2005 è divenuta carta straccia, come lo sono diventate le aspettative che i lavoratori e le comunità avevano riposto nei diversi successivi accordi di programma, siglati dalle istituzioni, dalle parti datoriali e da quelle sindacali.

Si è perso molto tempo e paradossalmente di tempo oramai non c’è n’è più.

Non si può chiedere la pace sociale e nel contempo pigliare a ceffoni 10.000 lavoratori e le loro famiglie.

Bisogna agire e bisogna farlo presto.

L’unica risposta possibile è legata al rilancio immediato della vocazione produttiva di Porto Marghera. Ma per farlo ci vogliono le condizioni istituzionali favorevoli che consentano di attrarre da subito gli investitori e denaro. Tanto denaro.

Lo Stato, lo faccia pure attraverso l’Eni, deve intervenire.

Si deve dare vita ad una sorta di nuova “488”, ovvero una legge speciale per affrontare la crisi di Porto Marghera che, come sono state affrontate altre crisi di settori che coinvolgevano migliaia di lavoratori, consenta ai produttori di trarre beneficio nella scelta di investire a Marghera.

Si sono trovati 4 miliardi di euro per “salvare” l’Alitalia, un’azienda di stato nella quale erano impiegati circa 20 mila lavoratori. Sono stati messi sul piatto oltre 2,5 miliardi di euro di incentivi per rilanciare il settore dell’auto.

Si devono trovare i soldi per affrontare la crisi di Porto Marghera non con gli ammortizzatori sociali, ma con la possibilità, almeno nello start – up, di favorire gli investimenti.

Solo così Porto Marghera potrà tornare ad essere un luogo di produzione di ricchezza e di lavoro.

Le vane promesse e chicchere su un futuro radioso non interessano né ai lavoratori né a gente come me che, con meno di 40 anni, sa che la qualità della vita è legata alla capacità del sistema economico di essere dinamico. Servono i fatti e lo Stato deve metterci i soldi.

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