L’odore del muschio

admin dicembre 8th, 2010

giovanniForse sto invecchiando, ma alcune cose mi sembrano così differenti rispetto a tanti anni fa. Mi ricordo che quando ero piccio e la sera si tornava a casa, dopo aver cenato a casa di qualche parente, in questa stagione scrutavo la campagna buia, on in naso appiccicato al vetro appannato della Lancia Fulvia di mio padre. Scrutavo nell’oscurità, si oscurità….perchè le nostre campagne erano buie, senza tutte quelle luci delle zone industriali, artigianali, commerciali…. e cercavo in mezzo alla pece della notte le lucette di un albero di natale, nel giardino di qualche abitazione.

I pnettoni sotto l’albero, il presepe immancabilmente dentro il camino.

Se penso oggi, alla ressa dei centri commerciali, ai mercatini di natale fatti per forza a novembre perchè lo spirito del Natale deve essere uno spirito indotto, alla frenesia professionale di dicembre, il mese in cui se fai bene chiudi positimante un anno segnato dalla crisi…. se penso a tutto questo sento quei fine anni stettanta ancora più distanti.

eppure ci sono dei luoghi, dei gesti che possono riportarci a quella genuinità.

Mentre scrivo queste poche righe la stanza odora di muschio. un odore forte di bosco. Oggi insieme a Giovanni siamo andati a prendere in collina il materiale per fare il presepe. Un secchio di sabbia del piave, o meglio di un affluente, il torrente Ornik, una buona quantità di muschio e una cassetta di sassi del Piave che serviranno a costruire la capanna del presepe.

abbiamo trascorso un pomeriggio tranquillo, solo con il rumore dell’acqua del torrente e abbiamo fatto un pranzo straordinario da Ottavio a Bigolino. Un piatto di affettato, due pezzi di formaggio, il dolce un quarto di bianco….il tutto a 12 euro e 50….insomma una giornata di una volta.

LA DOPPIA MORALE E I SERVI DEL PADRONE

admin novembre 4th, 2010

berlusconiPersonalmente ritengo che sarebbe preferibile battere Berlusconi alle urne.

Mettere in campo un progetto di Paese capace diverso, moderno capace di competere sul piano dei valori e dell’economia con le grandi democrazie europee.

Mi piacerebbe che ci fosse una classe dirigente credibile, capace di marcare la differenza con chi oggi manca di coraggio, non prende l’iniziativa, guida il paese nel baratro o assiste al disastro con il senso tattico e l’istinto di sopravvivenza che potrebbe transitarlo indenne alla terza repubblica.

Tuttavia esistono un paio di questioni ineludibili che riguardano il Premier e la sua corte, di cortigiani, di ex cortigiani e cortigiani di ritorno.

La prima.

Può esistere, ed essere tollerabile, una dissociazione tra la morale pubblica e la morale privata, di una persona che riveste un ruolo di responsabilità apicale, come quello di Presidente del Consiglio?

E’ ammissibile che il presidente in carica, alle 23 e 30 telefoni alla Questura di Milano, per perorare la causa di una diciassettenne in stato di fermo per furto, e ne chieda l’affido immediato ad un consigliere regionale (che non ha particolari prerogative per ottenerlo)?

Se anche non vi fosse nulla di penalmente rilevante come ha evidenziato la Procura di Milano, credo che quantomeno sia vergognosamente inopportuno.

E quantomeno viene da chiedersi su quante altre questioni importanti della vita dello Stato, Silvio Berlusconi metta in campo questo “modus agendi”.

La seconda.

C’è bisogno in tutta evidenza di ridare credibilità alle istituzioni.

Ed è lecito chiedersi che cosa sarebbe accaduto se alle 23 e 30 il Premier invece di avere trovato dei “servi del padrone”, timorosi dell’autorità politica, o speranzosi di promozioni poi regolarmente arrivate, avesse trovato dei servitori dello stato.

Non eroi, ma dei semplici servitori dello stato.

Che invece di affrettare le pratiche di rilascio, avessero rigorosamente applicato la procedura, di identificazione della fanciulla e di affidamento ad una comunità protetta.

Servi del Padrone come il drappello di cortigiani che continua a tenere il respiratore ad un Governo che non c’è più e a tenere politicamente in vita un Premier che in qualsiasi altra democrazia moderna e matura, sarebbe da tempo già uscito di scena.

Se ne sarebbe uscito perché è intollerabile che le vicende imbarazzanti di una persona gettino nell’imbarazzo un Paese intero di fronte alla comunità internazionale.

In un Paese che ha normalizzato la doppia morale e che premia i servi del padrone, servirebbe uno scatto di orgoglio, di dignità e di coraggio.

La dignità di un Premier imbarazzato e imbarazzante che potrebbe fare un buon gesto di uscire di scena.

L’orgoglio di chi, parlamentari, senatori, uomini delle istituzioni, dovrebbe dare un segnale di smarcamento dalla “padronanza” di Berlusconi, staccare la spina a chi sta accompagnando il Paese nel baratro della recessione e del debito pubblico

Il coraggio di chi come Fini, dopo aver creato il “mostro”, dovrebbe pensare meno a lucrare sulla fine della fase di cui è stato protagonista, e assumersi la responsabilità positiva di porre fine ad una stagione cupa del nostro Paese.

E’ chiedere troppo?

Il profumo dell’erba

admin ottobre 28th, 2010

il-profumo-dellerbaNereo Laroni è un socialista, un collega in consiglio regionale del Veneto, un politico fine e uno scrittore. Nereo Laoroni è soprattutto un amico.

Qualche giorno fa mi ha fatto dono del suo ultimo romanzo “il profumo dell’erba” edito da Marsilio. Una storia coinvolgente ambientata nelle steppe del Kazakistan dei primi anni 20.

Il romanzo racconta la storia di una famiglia e delle comunità dei nomadi Kazaki che si trovano ad affrontare i drammatici avvenimenti del crollo dell’impero degli Zar, successivamente della rivoluzione di Ottobre e della dominazione Sovietica.

Forse tra cento anni, la storia si ricorderà di noi e condannerà i barbari che pensano di regolare la vita dando la morte. A noi, nati liberi, è toccato in sorte di essere sopraffatti da chi non ha mai conosciuto il valore della libertà

Queste le parole che il “capo” Amangheldy scrive alla moglie Ainagul, nel tentativo disperato di resistere alla violenza Sovietica danno l’idea della forza e della nobilità di un popolo che si batte fino alla fine per salvaguardare la propria cultura, la propria libertà e l’identità.

Un libro da leggere…..davvero

Sanità: via la politica dai reparti, occupiamoci della programmazione

admin ottobre 16th, 2010

Sintesi dell’intervento del 14 ottobre in sede del consiglio straordinario sulla Sanità

Presidente Zaia.

Sono stupito di come una persona come lei, che è notoriamente profondo conoscitore del mondo dell’impresa, possa non stigmatizzare l’intervento dell’assessore Coletto. Dopo mesi che i giornali rimbalzano le cifre sul buco della sanità veneta, l’assessore dice “ad oggi non siamo in grado di avere un dato preciso”. Dice anche che “se sarà accertato il disavando capiremo con quali strumenti economico e finanziari darci rimedio”.

Un azionista, di fronte ad un amministratore che non conosce la situazione economica e che non presenta delle proposte sul come porvi rimedio, lo revocherebbe immediatamente.

Mi sorprendo di tanta leggerezza e superficialità. Stiamo parlando del servizio pubblico più importante che gestisce la regione. Stiamo parlando della salute dei cittadini, della possibilità che ciascuno di noi ha di contare su strutture moderne ed efficienti, e su medici capaci e motivati.

Appare chiaro a tutti che la sfida del governo del sistema sanitario è complicata. La domanda di sanità è sempre maggiore anche in relazione all’invecchiamento della popolazione. Le risorse economiche sono insufficienti, e comunque il quadro complessivo sarà di una minore capacità di investire.

Eppure in questo scenario voi avete tolto l’addizionale IRPEF, avete tolto le tasse ai ricchi, a chi percepisce più di 40.000, e vi siete permessi il lusso in 15 anni di governo di ritardare l’approvazione del piano socio sanitario, l’unico strumento di programmazione che consenta la riorganizzazione della sanità, mandenendo la qualità del servizio pubblico.

E, sempre senza il piano sanitario, avete deciso di fare degli ospedali nuovi, senza chiudere quelli vecchi, o quelli inadeguati. Li avete fatti con la finanza di progetto….e ad oggi non sapete dirci se è uno strumento efficace.

Oggi Piergiorgio Baita, dalle colonne del “mattino” dichiara che la finanza di progetto in sanità è l’unica alternativa. Stimo Baita, ma non è lui che lo deve decidere, se è l’unica alternativa. Deve essere la politica, la programmazione a dirlo.

La Finanza di progetto va bene solo se risponde a tre requisiti. La qualità dei servizi deve essere mantenuta, l’internvento deve costare meno di quanto costerebbe al pubblico, e il privato deve avere il giusto profitto. Ad oggi nessuno è in grado di dire se questi tre requisiti si realizzano e se il Project Financing è uno strumento valido.

Caro Presidente,

é tempo che la politica torno a occuparsi della programmazione. Via la politica dalla Sanità! Via la politica dalla sanità…..glielo ripeto. Basta azzuffarsi, a partire dal PD, per nominare direttori generli e primari.

I direttori generali devo fare bene il loro mestiere, non devono rispondere a una tessera di partito in tasca, o all’amicizia con il politico di turno. I primari devono essere bravi medici, noni cavalier serventi della politica.

Facciamo tutti un passo indietro. la salute è un bene primario, non possiamo permettere che sia oggetto di lottizzazioni

IL BUCO DELLA SANITA’ VENENTA

admin ottobre 4th, 2010

Un miliardo di euro.

immagine

Questa è la cifra di cui hanno parlato i giornali in questi giorni e che rappresenterebbe l’entità del disavanzo della Sanità Veneta.Una cifra inquietante sia per la dimensione, sia perché nessuno, né in sede tecnica né in sede politica, è in grado di accertarla in tempi brevi. Nessuno, né in Commissione Sanità, né in Giunta è stato in grado di dire se le cifre in questione siano corrispondenti al vero.Io mi chiedo come sia possibile che la Regione del Veneto, che a detta di Galan prima e di Zaia, è la prima regione d’Italia per efficienza della pubblica amministrazione, non sia in grado di offrire un dato quantitativo vero sulla spesa del comparto sanitario.  Mi chiedo come sia possibile, dopo che Giunta Regionale, Commissione Sanità e Consiglio, in tutti questi anni, hanno predisposto strumenti di controllo sia qualitativo che quantitativo, non sappiano dire una parola di certezza su quanto contestato dagli approfondimenti giornalistici di questi giorni.Lo scarico delle responsabilità tra Galan e Zaia è vergognoso. In primo luogo perché Luca Zaia è stato il fedele vice governatore di Giancarlo Galan per buona parte della scorsa legislatura, e chi sta in tale ruolo non può fingere di non sapere. Inoltre gli ultimi 4 assessori alla sanità (Tosi, Martini, Sandri….e ora Coletto) sono tutti espressione della Lega Nord, quel partito che ha fatto della questione morale e dell’efficienza della pubblica amministrazione le proprie bandiere.Il presidente Zaia che ha avuto il coraggio di annunciare la sua intenzione di “illuminare la stanza buia della sanità veneta”, dimenticando di aver contribuito ad oscurarla, insieme agli assessori del suo partito che negli ultimi cinque anni hanno stabilmente occupato quella stanza, ora deve dare una spiegazione ai cittadini del Veneto.La salute delle persone è un bene troppo prezioso per diventare materia si speculazione, o peggio di mala gestione, ed è necessario che si faccia immediatamente chiarezza rispetto alle USLL impenetrabili e intoccabili, come quelle di Verona o di Venezia, che sembrano presentare disavanzi dell’ordine delle centinaia di milioni di euro.Credo che la destra Veneta, che verde, nera o blu è sempre destra, non si possa più esimere dall’accertamento delle responsabilità, che se venissero confermati i dati emersi in questo giorni, sarebbero rilevanti sia sul piano politico che economico.Quanto è accaduto è frutto della scelta razionale di Galan e di Zaia di non avvalersi della programmazione e di non adottare un piano socio sanitario che offrisse la prospettiva del contenimento della spesa sanitaria congiuntamente al mantenimento della qualità della sanità, in una regione dove l’invecchiamento della popolazione porta all’incremento della domanda. Mi rendo conto che a Galan prima e a Zaia oggi, può essere sembrato più comodo nominare direttori generali e dirigenti “amici” come è nelle facoltà della politica, a volte anche medici amici. E magari, visti i risultati, sembra che il requisito dell’amicizia, o della tessera di partito, abbia contato di più della preparazione e della competenza.Tuttavia oggi è necessario mettere mano presto alla sanità veneta e invertire la rotta. I cittadini devono sapere e devono o poter contare su strutture moderne e medici capaci, in grado di prevenire e curare efficacemente. Con la salute non si scherza.

LEGA NORD: dal cappio in mano…al cappio al collo

admin ottobre 4th, 2010

cappio-in-parlamentoVe lo ricordate Luca Leoni Orsenigo?

Io sicuramente si. Avevo poco più di venti anni e assistevo alla fine della Prima Repubblica attraverso le cronache giudiziarie di cui erano ben forniti i TG.

Il 16 marzo 1993 Luca Leoni Orsenigo, Deputato della Repubblica Italiana della Lega Nord sventolò nell’aula di Montecitorio un cappio, nell’esplicito riferimento alla necessità di fare pulizia di una classe politica corrotta che aveva indebitato il paese oltre misura.

Da allora di Luca Leoni Orsenigo si sono perse le tracce, ma l’icona del Leghista corpulento che agita il cappio per le impiccagioni in parlamento, nell’immaginario collettivo, richiama al fatto che. la Lega Nord ha costruito sul tema della moralizzazione del Paese una parte della propria credibilità

Personalmente sono un garantista di ritorno, soprattutto dopo che rileggendo la vicenda delle migliaia di inquisiti di Tangentopoli ho scoperto che la maggior parte degli stessi sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Tuttavia questo non mi esime dal notare la contraddizione che esiste oggi nella Lega Nord, partito che oramai gestisce una buona parte delle amministrazioni del Veneto e del Nord del Paese.

Una contraddizione che emerge dai fatti di cronaca giudiziaria che riguardano la Lega negli.

Negli ultimi tempi, gli episodi iniziano ad essere notevoli, al punto da creare imbarazzo anche nei vertici di quel partito che aveva fatto della questione morale uno dei punti di forza e di credibilità rispetto all’elettorato.

La notizia più recente riguarda l’arresto dell’assessore leghista di San Michele, colto in flagranza di reato mentre intascava una mazzetta di 15 mila euro.

Ma prima c’era stato il caso del senatore della Lega Alberto Filippi, di Vicenza, che è accusato di avere un ruolo nella maxi evasione scoperta ad Arzignano, nel settore della concerie.

A Verona, Gianluigi Soardi sindaco leghista di Sommacampagna, nel suo ruolo di presidente dell’azienda del trasporto pubblico Atv, si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria ha sequestrato, nei suoi uffici documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate.

Camillo Gambin, esponente della Lega Nord ad Albaredo d’Adige è stato messo agli arresti domiciliari, poiché gli sono stati imputati falsi permessi di soggiorno agli immigrati in cambio di denaro.

L’assessore alla Sicirezza del comune di Barbarano Vicentino, Alessandro Costa, è stato indagato per sfruttamento della prostituzione. In Friuli Venezia Giulia, il Leghista Eduard Ballaman si è dovuto dimettere da presidente del consiglio regionale per aver utilizzato in modo improprio l’auto blu per circa 28 mila euro.

Tralasciando le note vicende che riguardano i rapporti tra il faccendiere – banchiere Fiorani e la Lega Nord, se si ha la pazienza di cercare in Internet attraverso le cronache dei giornali, i casi di malaffare che riguardano il partito di Bossi, si assume progressivamente la consapevolezza che non si tratta di fatti isolati.

 

Chissà che direbbe Luca Leoni Orsenigo, espulso dalla Lega Nord, a vedere tanti suoi ex compagni di partito con il cappio al collo, invece che con il cappio in mano.

“Con la massima fiducia nella magistratura”, come si usa dire, ma qualche riflessione sulla qualità e sulla moralità nella gestione della cosa pubblica da parte di alcuni esponenti della Lega, oggi credo sia lecito farla.

Un mulino…..tradizionale

admin giugno 21st, 2010

il-mulinoL’occasione di avere trovato una foto che credevo di avre cancellato mi ha fatto venire in mente che poco più di un anno fa ho fatto l’esperienza meravigliosa di visitare il Ciad. Se si ha l’occasione di dormire nei villaggi nel sud del paese è molto facile essere svegliati dal TUM TUM…. che non è il tam tam. La prima volta che mi è capitato, ho cercato visivamente uno strumento musicale, una percussione. Invece è il mulino.

Un tronco cavo di legno duro all’interno del quale si pone un certo quantitativo di semi di miglio o di mais, che va percosso a lungo con due aste fatte di legno durissimo e pesante, fino a diventare farina.  Il movomento deve essere ritmato poichè i due legni non si devono mai incrociare.

Sembra facile. Ma è complicato tenere il ritmo e soprattutto quando ci sono i segni del primo sole diventa anche faticoso. Spesso sono le donne a fare il lavoro, a volte anche gli uomini. Bene! caro lettore del Blog…. se ti capita di trovarti in un villaggio africano ed essere svegliato dal TUM TUM, non c’è qualcuno che sta preparando il pentolone per cucinarti, ma semplicemente per onorare l’ospite le donne di casa macinano la farina per cucinare una straordinaria polenta di miglio da intingere nella salsa.

Se Atene piange, Sparta non ride

admin maggio 5th, 2010

ateneSe Atene piange….

e se Atene non fosse così distante da Roma. Come moltissime altre persone sto assistendo sui siti Web la situazione paradossale che sta vivendo un paese Europeo, come la Grecia che si trova sull’orlo della bancarotta e della paralisi. Le misure che ha adottato il governo di Atene hanno una ricaduta pesantissima sulla vita dei cittadini e sulla coesione sociale del paese intero.

Le famiglie hanno perso in poche ore circa il 30% della capacità di reddito, l’economia ha subito un drastico rallentamento e la rabbia si è impossassata delle piazze, con scene che ricordano paesi che sono ben lontani dalla tradizione delle democrazie occidentali.

Eppure la Grecia era entrata autorevolmente in Europa, aveva gestito la partita economica delle Olimpiadi e poteva contare su un economia di tutto rispetto, con campi di eccellenza come il Turismo.

Eppure i numeri non lasciano scampo. L’incapacità di mettere in atto riforme nel sistema previdenziale e sociale, la mancata capacità  di riformare la pubblica amministrazione, la pesantezza di un debito pubblico elevatissimo rispetto al Pil e l’impatto della crisi economica che dal 2008 ha ridotto pesantemente la capacità di gettito della fiscalità generale, hanno creato in Grecia, ma sembra non solo li, una miscela esplosiva.

E in economia, i conti, anche se sono quelli pubblici, devono sempre tornare.

Tremonti dice agli Italiani di stare tranquilli.

Ma noi non abbiamo delle condizioni molto diverese dalla grecia. Una pubblica amminsitrazione sovradimensionata, soprattutto in alcune zone del Paese. Un debito bubblico spaventoso che ha ripreso a salire e un crollo delle entrate generali dovuto alla crisi economica.

In questo scenario, il governo Berlusconi, tutto ha fatto fuorchè riformare il Paese.

Credo che sia ora e tempo che il PD costruisca il proprio asse identitario su una vera riforma della politica e una vera riforma del Paese. Come? Con proposte concrete. Come quelle dell’unione dei Comuni, dell’abolizione delle Province, dell’attuazione del Federlaismo costringendo gli enti non virtuosi a mettersi in linea, con la riforma della fiscalità generale, con la riduzione dei costi della politica e la fusione degli enti di secondo livello, la riduzione del costo del lavoro, la semplificazione amministrativa per le aziende e per i privati…..insomma tutte quelle cose che sarebbe opportuno fare quando si pensa al futuro.

Un futuro che, come si evince dall’andamento economico degli ultimi due anni, non è sempre e per forza radioso.

Non sottovalutiamo Atene che piange….fin che siamo in tempo.

E’ sbagliato liquidare la proposta del PD del Nord

admin aprile 17th, 2010

Prodi, Cacciari e Chiamparino hanno rilanciato in questi giorni la proposta del Partito Democratico del Nord. Tre figure per certi versi differenti ma che sono accomunate da un elemento fondamentale, quello di avere conseguito delle vittorie, e di avere l’autorevolezza di avanzare una proposta di questo tipo.

Mi chiedo e chiedo anche ai Democratici del Veneto, se non sia il caso di prenderla attentamente in esame, invece di liquidarla in modo frettoloso come ha fatto Bersani o come è venuto a fare Penati in sede di direzione regionale in Veneto.

C’è un dato su tutti che dovrebbe mettere in allarme il gruppo dirigente Veneto e Nazionale.

Nell’occasione delle politiche 2008, all’indomani della scelta del Lingotto in cui Veltroni aveva dato vita al Partito Democratico i voti alla Camera dei Deputati nella circoscrizione del Veneto furono 812.509. Alle regionali 2010 i voti al PD sono calati drasticamente a 456.309 in parte a onor del vero per l’astensione, ma in parte per incapacità di interpretare e rappresentare le istanze di questa regione e del Nord del Paese.

In soli due anni il PD in Veneto ha perso quasi la metà degli elettori.

Questo deve essere un campanello d’allarme da non ignorare, perché il rischio della residualità della proposta politica del PD in Veneto e nel Nord del Paese è dietro l’angolo, dal momento che con un dato che si assesta intorno al 20% risulta difficile pensare di poter vincere nelle amministrazioni locali.

Ci sono sicuramente degli errori che vanno imputati al gruppo dirigente locale, come la scelta di individuare un candidato presidente solo un mese prima del voto, anziché un anno prima. Tuttavia non si tratta solo di questo.

Se si esamina con attenzione il voto di lista, cosa che è stata fatta con il contributo dell’Ipsos nel corso della direzione regionale, si evince che la proposta del PD è debole tra i giovani di età compresa tra i 25 e 35 anni, tra gli operai, gli artigiani e i lavoratori delle aziende private, tra i pensionati.

Mentre mantiene un buon appeal tra i laureati, i dipendenti pubblici, gli studenti universitari, i professionisti.  

Oggi la parola d’ordine deve essere “rilanciare” il partito.

E questa operazione di rilancio, legata ai temi, alle proposte e all’identità, non può avvenire senza una forte autonomia dalle correnti e dai capibastone nazionali.

Infatti senza una forte autonomia nella proposta culturale, nella scelta delle candidature, nella selezione dei gruppi dirigenti non sarà possibile essere efficaci sui temi del Nord.

Non è una questione nominale, ma di sostanza. Il Partito “federato” è necessario per far capire ai leader nazionali, che fino ad oggi hanno compreso e valorizzato poco di ciò che accade nella parte produttiva del Paese, che è tempo di adottare una strategia diversa, un cambio di passo.

La prova di questa disattenzione è stata una campagna elettorale in cui la questione settentrionale è stata completamente ignorata.

In campagna elettorale spesso la gente mi chiedeva se noi del PD ci stiamo rendendo conto della brutalità con cui la crisi sta facendo soccombere migliaia di imprese e mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e conseguentemente la qualità della vita delle famiglie.

E gli elettori non ponevano questa domanda per una sorta di disattenzione, ma perché il Partito Democratico ancora una volta non ha saputo veicolare una proposta al Paese sui temi dell’impresa, della fiscalità, del lavoro, della salute e dell’istruzione, preferendo inseguire ancora una volta i pasticci del Pdl, le vicende giudiziarie del Premier e concentrandosi su altre zone del Paese che hanno necessità e istanze tematiche profondamente differenti.

Ecco perché trovo imprudente liquidare la proposta del Partito Democratico del Nord in modo frettoloso, perché la strada intrapresa fino ad oggi non è stata foriera di grandi vittorie e non ha dato segnali di controtendenza rispetto a un declino progressivo che rischia di essere pericoloso per il PD e per una parte del Paese che ha bisogno di poter coltivare un alternativa reale e credibile alla Lega Nord.

Un cammino, un’occasione di riflessione

admin aprile 15th, 2010

basilica-sant-antonio-padova1Parlo raramente di certe cose, per pudore o per discrezione, e ho scelto di farlo dalle colonne del mio Blog. Gli uomino e le donne del nostro pianeta sono spesso accomunati da una dimensione religiosa e da una dimensione di fede. Popoli diversi in epoche diverse sono stato accomunati dalla ricerca di ciò che trascende da sè. Dio, Jahvè, Allah…

E anche io vivo questa dimensione. Magari in modo non costante, a volte problematico, con le mie fragilità… personalmente ho sempre vissuto la dimensione della mia fede come spinta all’impegno sociale e politico, anche se questa dimensione non ha mai rappresnetato per me un “limite” o un “pregiudizio” nello svolgimento del mio ruolo, o nelle scelte che dovevo compiere nell’atticità legislativa.

Nella mia formazione ho vissuto esperienze di formazione molto molto belle, sia nell’azioen cattolica (in parrocchia) sia nella lunga militanza nelle Acli. I campi estivi, l’espereinza di Assisi a contatto con il francescanesimo, l’esperienza della comunità ecumenica di Taizè. Insomma esperienze di incontro, relazione e riflessione che hanno contribuito in buona parte a farmi crescere e a diventare quell che sono oggi.

L’unica esperienza che mi mancava era il “cammino”…il pellegrinaggio. Nei mesi scorsi ci ho riflettuto molto soprattutto dopo aver incontrato un amico che nell’espereinza del Cammino di Santiago ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita.

Qualche giorno fa, a conclusione di una fase impegnativa e complicata ho deciso di compiere il cammino verso Padova, per visitare la Basilica di Sant’Antonio. Un Santo che è caro non solo a noi veneti, ma in tutto il mondo, noto per i suoi miracoli, ma che a me colpisce per la scelta radicale di seguire Francesco nella riforma di una chiesaschierata dalla parte dei poveri e degli ultimi.

Così martedì alle 8 della mattina, nell’incredulità di chi mi conosce sono partito a piedi da casa mia. E lungo le strade secondarie, le campagne e gli argini, dopo 8 ore e 57 minuti di cammino sono arrivato alla Basilica di Sant’Antonio da Padova.

Ho attraversato una campagna lacerata dalle grandi infrastrutture, dove non ‘è più una fontana pubblica per potersi dissetare e dove non c’è un angolo dove fare la pipì al riparo da occhi indiscreti.

Potrei raccontare della fatica, del mal di piedi….ma voglio solo condividere alcune sensazioni del cammino, che è stato più bello nelle 3 ore finali quando la batteria del telefono era esaurita.

Ho riscoperto il valore della fatica e del silenzio.

Ho scoperto che invece di sbagliare strada (come mi è capitato più volte) ci vorrebbe l’umiltà di chiedere aiuto e anche che se hai bisogno di una mano, se la chiedi, c’è qualcuno che magari è disposto a dartela.

Insomma ho fatto un’esperienza nuova e molto più profonda di quello che potevo pensare e che consiglio a chi a voglia di prendersi un po di tempo, per rallentare, riflettere e osservare.

P.S: l’enervit è consigliato per l’acido latticobasilica-sant-antonio-padova

Ho imparato alcune cose.

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