una riflessione sul PAT di Martellago

admin febbraio 3rd, 2011

urbanistica1Personalmente non ho seguito la genesi del PAT di Martellago.

Un po’ per stile personale, un po’ perché la predisposizione dello strumento urbanistico attiene all’amministrazione comunale, ho acquisito le linee guida del PAT solo qualche settimana fa. Tuttavia poiché a Martellago ci sono cresciuto e ci abito e dal momento che si è aperto un dibattito circa il futuro della mia città, ritengo doveroso esprimere la mia opinione.

Il PAT di Martellago, come del resto quello degli altri 580 comuni del Veneto, è nato su un presupposto sbagliato.

Il Piano Regionale di Sviluppo (PRS), approvato dal Consiglio Regionale del Veneto nel marzo del 2007 pochi mesi prima dell’inizio della crisi economica, tracciava scenari entusiasmati rispetto alla crescita demografica e allo sviluppo economico.

Il Veneto nel 2007 contava circa 4.800.000 abitanti e circa 950.000 attività economiche.

La previsione demografica ed economica del PRS era basata sull’incremento della presenza di migranti e su un trend economico di crescita, che ha caratterizzato il Veneto negli ultimi 20 anni.

Per tale ragione, probabilmente, le amministrazioni comunali hanno adottato degli strumenti di pianificazione urbanistica estensivi, che prevedono un forte aumento di unità immobiliari destinate alla residenza e alle attività economiche.

Se oggi si prende visione del PAT di Martellago, anche con uno sguardo non – competente come il mio, non si può non evidenziare che tutto ciò che non è vincolato, di fatto diventa potenzialmente trasformabile (edificabile). Secondo un’ipotesi di incremento abitativo da 20 mila a 23 mila e cinquecento abitanti circa.

Si tratta di speculazione edilizia, come qualcuno vuole insinuare? No. Anche perché con le condizioni attuali di mercato, non c’è alcuna speculazione da fare. Il fatto che Zuaner non dia corso all’edificazione, pur avendo le licenze edilizie in mano, delle torri sull’area dell’ex Umberto I a Mestre la dice lunga. Il mercato interviene prima delle regole della politica, e pur estendendo all’inverosimile la superficie edificabile, se non c’è richiesta abitativa, non c’è chi costruisce e i terreni non si valorizzano. E questo momento di mercato non consente di speculare.

Tuttavia una domanda sorge spontanea.

Il saldo demografico (al netto degli immigrati, che rischiano di diminuire per effetto della crisi economica) della provincia di Venezia è negativo. In provincia di Venezia gli abitanti passano da 745.000 del 2007 a 743.000 del 2009 (- 2000).

Le imprese che hanno cessato l’attività per effetto della crisi economica, a seguito di chiusure e aggregazioni sono più di quelle che hanno aperto.

Inoltre, secondo l’ANCE (Associazioni Nazionale Costruttori), gli immobili residenziali finiti e invenduti in provincia di Venezia sono 7000 e sono ben 2000 le unità non residenziali (artigianali, commerciali, industriali. Senza contare le licenze edilizie rilasciate dal 2008 a oggi, alle quali non si è dato corso.

Allora viene spontanea una domanda. Se calano gli abitanti in provincia di Venezia, se l’economia rallenta, che senso ha prevedere un incremento (come emerso da fonti giornalistiche) di circa 130 mila metri cubi non residenziali e di circa 250 mila metri cubi residenziali?

L’elaborazione del PAT determina le linee guida di sviluppo di una comunità.

Non è improbabile che Martellago possa rappresentare una potenzialità attrattiva, a patto che emergano con forza dal PAT gli elementi qualificanti, sul piano della qualità della vita, dell’identità della nostra comunità e della qualità degli interventi.

Piuttosto di fare una guerra di religione per vincolare il campo da Golf di Ca della Nave, sarebbe opportuno determinare la qualità di un intervento, che magari possa avere qualche ricaduta economica e professionale per Martellago, nell’ambito turistico ricettivo.

Piuttosto che denunciare la massiccia presenza di infrastrutture (che già ci sono  non si possono cancellare), bisognerebbe individuare le aree verdi da conservare e valorizzare, battersi in modo autentico per la soluzione della Super Castellana, spostare le attività produttive nei pressi del futuro casello, riconvertendo le aree artigianali attraverso gli strumenti del credito edilizio.

Bisognerebbe dire con chiarezza, non solo che va affrontata la riqualificazione del centro di Martellago, ma anche dire come verrà fatta. Magari individuando gli strumenti di riqualificazione urbanistica che consentano di rinnovare il parco immobiliare costruito negli anni 60, a Martellago, Maerne e Olmo, al fine di produrre una offerta abitativa moderna e di qualità.

Bisognerebbe sviluppare in modo forte il tema dell’identità storica, che a Martellago è legata all’acqua (il Marzenego, il Dese, e i numerosi mulini lungo i corsi d’acqua) e la valorizzazione del paesaggio rurale.

Mi sono permesso di inserirmi in questo dibattito perché dal PAT, dipenderà se Martellago diventerà un elemento come altri della priferia urbana di Mestre, il cui confine naturale oggi è il Passante, oppure saprà vivere di una propria soggettività, esprimere una identità forte, e diventare un luogo attrattivo e bello dove abitare.

Io mi auguro che ci sia la forza e la volontà di innovare e di scegliere la seconda strada, anche se dalla prima stesura questo slancio non emerge.

 

 

 

 

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